Dietro la tragedia Ucraina tanti approfittatori

Vicini ad un epilogo della tragedia Ucraina tra resa o sconfitta, iniziamo a fare i contro su chi in quel pantano c’ha sguazzato cercando di trarne guadagni e benefici personali o nazionali. Partiamo con la Francia e i 100 aerei all’Ucraina di cui molto già abbiamo detto, che Massimo Nava analizza sul Corriere come caso emblematico. Favorito dall’attitudine del presidente Macron ad ingigantire le sue pessime figure

Retroscena della vergogna

Meritano una riflessione i retroscena della fornitura di un centinaio di caccia Rafale all’Ucraina, decisa a Parigi con una calorosa stretta di mano fra il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. L’accordo è stato definito «storico» dai titoli ufficiali, anche perché integrato dall’acquisto di sistemi di difesa aerea, radar, armi e da assistenza tecnica. Durante l’incontro, i due leader (presidenti in uscita, NdR). hanno firmato una lettera di intenti che dovrebbe consentire all’Ucraina di acquistare modernissimi Rafale. L’accordo prevede anche l’acquisto di sistemi di difesa aerea SAMP-T di nuova generazione, radar sofisticati, droni e relative armi. In pratica, un pacchetto di cooperazione industriale che soddisferebbe sia la posizione francese nell’ambito della difesa europea (prima l’industria nazionale, poi la politica comunitaria e atlantica), sia il disperato bisogno dell’Ucraina di rafforzare le proprie capacità d’ intercettazione degli attacchi russi dal cielo.

Difesa aerea, ma dalle frottole?

Il sistema SAMP-T di nuova generazione aumenta le capacità di intercettazione di missili e potrebbe rivelarsi un vantaggio strategico di fronte agli attacchi russi. Il presidente Zelensky ha affermato che «stiamo lavorando alla consegna di diversi sistemi di difesa aerea e al rafforzamento della nostra aviazione». Macron ha sottolineato la necessità di aumentare e velocizzare la produzione dei Rafale, la punta di diamante dell’industria militare francese, non esente da polemiche e riserve. L’aereo prodotto dalla Dassault Aviation non incontra infatti la preferenza di molti Paesi europei, che hanno scelto l’F-35 americano, prodotto dalla Lockheed Martin. Recentemente, l’abbattimento, da parte della contraerea pakistana, di un Rafale in dotazione all’India ha riaperto la discussione sulla vulnerabilità di questo mezzo. Per l’Ucraina si tratta comunque di un importante processo di modernizzazione, in quanto la flotta di Kiev è ancora costituita da velivoli ereditati dall’URSS e dalla Russia.

Il ‘meno peggio’ per quale dopo?

Tutto bene per l’Ucraina? Fino a un certo punto. I titoli di testa non raccontano quanto si dovrebbe sapere, almeno nei titoli di coda. In primo luogo, va ricordato che le dichiarazioni e le lettere d’intenti non significano ancora la ratifica di un contratto formale. La situazione politica interna a Kiev, percorsa dagli scandali per corruzione, ci dice che Zelensky non ha le mani libere del tutto. Inoltre, si deve sottolineare che la fornitura dei moderni jet dovrebbe avvenire nel giro di una decina d’anni. Una fornitura a lungo termine, quando – si spera – la guerra sarà finita e, in ogni caso, non serviranno nell’immediato a limitare l’offensiva russa. Non dovrebbe sfuggire, più in generale, la contraddizione – tutta europea – fra l’aumento esponenziale delle spese per la difesa europea e ucraina e i tempi tecnici per realizzarla. Sarà ancora necessaria?

Più Difesa o solo più spese?

Bene, in ogni caso, per la Francia che si assicura una produzione supplementare dell’industria aeronautica nazionale. A spese dell’Ucraina che contrarrà ulteriore debito e, al momento, grazie a ulteriori stanziamenti europei. In pratica, una partita di giro con soldi pubblici. Il presidente francese aveva già annunciato nei mesi scorsi di volere aumentare la produzione di Rafale, rinnovando così lo storico legame dello Stato francese con Dassault, una holding familiare ramificata nell’industria aeronautica, nelle nuove tecnologie e nell’editoria. Da vent’anni, Dassault ha il controllo di uno dei più importanti quotidiani francesi, il Figaro, e di diverse testate del gruppo editoriale, leader dell’informazione online con 34 milioni di utenti mensili. Ovviamente ieri le azioni del gruppo sono decollate, con un guadagno dell’8% a 296 euro. Avanzano anche Thales (+2,7%, in vetta al Cac 40), Safran (+1,3%) e Airbus (+1,4%): una banale conferma che gli investimenti per la difesa continueranno e aumenteranno quanto più si prolunga il conflitto in Ucraina. Peraltro, la Francia ha già consegnato a Kiev diversi caccia Mirage.

Armi quando, fatte come e pagate da chi?

Intervistato da Le Point, il noto analista militare François Heisbourg, consigliere speciale del presidente Macron presso la Fondazione per la ricerca strategica (FRS), ricorda che per Dassault e per la Francia si tratta del più importante ordinativo di aerei, oltre ai sistemi missilistici e alle bombe teleguidate Aasm. Tuttavia si ammette che le batterie antimissili non saranno sufficienti a colmare il fabbisogno, attualmente assicurato in parte dai Patriot americani. Quanto ai finanziamenti, Heisbourg conferma che si potrà attingere al dispositivo Safe messo in piedi dalla Commissione europea e attualmente fissato a 150 miliardi di euro.

«In una prima fase sarà quindi necessario raddoppiare o triplicare i ritmi di produzione del Rafale in Francia, mentre Dassault fatica già a programmare la consegna di eventuali Rafale supplementari per l’India. Sarà necessario formare un numero considerevole di tecnici e ingegneri. Ma l’Ucraina è un paese aeronautico, un paese di ingegneri. Ha capacità industriali, in particolare con l’azienda Antonov. Sarà più facile produrre i Rafale in Ucraina che in India».

Condividi:
Altri Articoli
A che punto è la notte della democrazia?
«Pacta sunt servanda»?