Intelligenza Artificiale: geopolitica di azzardo finanziario

I mercati finanziari di tutto il mondo hanno trattenuto il fiato per la pubblicazione dei risultati di Nvidia. Le voci insistenti sulla bolla tecnologica che potrebbe far saltare in aria l’economia mondiale sono state ridotte a un brusio dopo che il capo di Nvidia, Jensen Huang, ha presentato i nuovi record dell’azienda più preziosa al mondo.  Nulla di nascosto sotto i tappeti? Valerio Sale alla scoperta

‘Nvidia’, che somiglia all’italiana Invidia

Ricavi su del 62% a 57 miliardi di dollari, circa 3 miliardi in più rispetto alle aspettative degli analisti. Il suo margine lordo è del 74%. L’utile vola a 31,91 miliardi (+65%).  E la bolla? chiede sommessamente l’uomo della strada. Vero – rispondono gli analisti con il tappo dello champagne ancora in mano- i titoli dell’Intelligenza artificiale valgono tanto. Ma se ci sono gli utili tutto tiene. Qualcuno, però, non ci sta e come sottolinea Robert Cryan editorialista di Reuters, osservando bene i numeri emergono sospetti e avvertendoci solleva il tappeto per mostrare la polvere, che a noi appare come una montagna di polvere.

Ma guardando meglio…

I numeri indicano che quasi il 90% dei ricavi di Nvidia proviene dai data center. Il colosso americano finanzia i propri clienti per la costruzione e perché essi acquistino le schede CPU con i suoi processori. Nvidia è diventata così il finanziatore di tutta l’infrastruttura dell’Intelligenza Artificiale. Si chiama “vendor financing”, la ben nota formula per cui il produttore presta i soldi per far acquistare i propri prodotti. Un sistema finanziario che conosciamo come consumatori, ma che funziona in scala maggiore nell’economia globale. La Cina ha comprato per anni i titoli di Stato Usa (Treasury) per permettere agli americani di acquistare i prodotti cinesi. La Germania lo fece con la Grecia in bancarotta per riempirla di Volkswagen.

Duo Trump-Nvidia, attenti a noi

Oggi l’amministrazione Trump sta usando Nvidia e il suo boss taiwanese, naturalizzato americano, Jansen Huang come un’arma geopolitica per fare accordi con gli altri Paesi e mantenere un vantaggio sulla Cina. La formula prevede la fornitura di tutta l’infrastruttura (data center e chip) che le industrie di tutto il mondo acquistano per adottare l’Intelligenza Artificiale nei propri processi produttivi. Se a questo si aggiunge anche il finanziamento necessario, va da sé che il cliente diventerà totalmente dipendente dal fornitore.

Ma è una corsa contro il tempo quella del duo Trump-Nvidia per due motivi: il primo è che la Cina è a un passo da produrre un prodotto uguale a quello di Nvidia, per stessa ammissione di Jansen Huang. Il secondo è che la polvere dovrà restare sotto il tappeto per tutto il mandato di Trump.

La polvere sotto il tappeto

Ecco quindi che i numeri roboanti e folli del gigante americano dei chip servono a tenere fermo il tappeto sotto cui c’è la polvere. Un esempio: la valutazione di Nvidia è di 5000 miliardi di dollari, superiore al Pil di Italia Francia. 1000 miliardi di dollari è l’investimento in data center di Open AI, 3000 miliardi di investimenti previsti dall’intero settore dell’AI made in Usa entro il 2029. Cifre astronomiche che qualcuno dovrà prima o poi rimborsare. Funzionerà? La risposta la fornisce l’economista Giuliano Noci sul Sole24 ore: «La risposta più sincera è no. Ha senso solo in quel gioco in cui le big tech si alzano vicendevolmente le valutazioni con operazioni circolari che farebbero arrossire perfino i prestigiatori».

Ed ecco che la bolla, finalmente, si staglia nella sua forma perfetta. «È praticamente impossibile ottenere ritorni nel breve che giustifichino valutazioni di Borsa così astronomiche, avverte il prof. Noci.

E se la bolla  esplode?

Chi pagherà le conseguenze di un crack? «Per prime, le big tech stesse: la loro bulimia di crescita ha raggiunto un livello tale che presto saranno costrette a smontare dalla giostra per pagare la bolletta della corrente. Poi arriveranno gli investitori, sedotti dall’eco delle luci, convinti che l’Intelligenza Artificiale sia un biglietto per la ricchezza automatica». Alla fine della catena ci saranno i risparmiatori europei, i cui gestori locali sono legati mani e piedi alla raccolta dei grandi fondi americani che investono nelle big tech. L’Intelligenza Artificiale è un’innovazione reale e straordinaria. E’ il sistema di prestigiatori della finanza che le si è costruito intorno che è un pericolo pubblico.

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