
La Camera americana voterà la settimana prossima sulla pubblicazione integrale dei documenti su Jeffrey Epstein in possesso del Dipartimento di Giustizia. Il voto è dovuto alla petizione firmata anche da alcune deputate repubblicane per chiedere alla Camera di votare se pubblicare o meno le carte.
I democratici della Commissione di vigilanza della Camera hanno pubblicato tre nuove email provenienti dai file su Jeffrey Epstein, in cui si menziona direttamente Donald. Dalle email si deduce che il tycoon sapesse molto di più dei reati sessuali di Epstein di quanto abbia mai ammesso. A rivelarlo per primo è stato il New York Times; la notizia si è poi diffusa come un incendio. In una delle email precedente alla prima presidenza Trump, Epstein si riferisce a lui come al «cane che non ha abbaiato». Nel 2019 (penultimo anno del primo mandato Trump) aveva invece detto alla sua ex complice, Ghislaine Maxwell, che una delle vittime di abusi sessuali «aveva trascorso ore a casa mia con l’attuale presidente Usa». «Trump sapeva delle ragazze
Le email fanno parte di una serie di oltre 23.000 documenti che il Comitato ha ricevuto di recente dagli Epstein Estate, in risposta a una citazione in giudizio. «Più Donald Trump cerca di insabbiare il dossier su Epstein, più sono le cose che scopriamo», ha scritto il deputato democratico Robert Garcia, della Commissione di vigilanza della Camera. «Queste ultime email sollevano interrogativi lampanti su cos’altro la Casa bianca stia nascondendo e sulla natura del rapporto tra Epstein e il presidente». Nel giugno 2008 Epstein era stato condannato a 18 mesi di carcere dopo essersi dichiarato colpevole delle accuse di induzione alla prostituzione e di induzione alla prostituzione con una minore di 18 anni. È uscito dal carcere nel luglio 2009, dopo aver scontato solo 13 mesi.
«Non ne posso più». È la frase rivolta dall’ex principe Andrea al faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein e alla sua complice Ghislaine Maxwell 14 anni fa quando venne informato che un giornale britannico stava per pubblicare un articolo sullo scandalo sessuale che ha fatto cadere in disgrazia il reprobo di casa Windsor. Bbc News sottolinea che l’email del fratello di re Carlo era una risposta ai due organizzatori della vasta rete di prostituzione che nel marzo 2011 gli avevano inoltrato un messaggio del ‘Mail on Sunday’ indirizzato a Maxwell in cui venivano fatte diverse affermazioni sul coinvolgimento di Andrea nello scandalo. La foto del 2001 dove viene ritratto l’ex principe mentre cinge alla vita Giuffre, allora 17enne, nell’elegante residenza londinese di Belgravia della Maxwell.
Un mese prima che Donald Trump incontrasse Vladimir Putin a Helsinki nel 2018, Jeffrey Epstein ha provato a trasmettere un messaggio a un alto diplomatico russo, consigliandogli di parlare con lui se voleva capire il presidente americano. Lo riporta Politico citando un’email datata 24 giugno 2018 e indirizzata a Thorbjorn Jagland, l’ex premier norvegese che allora era a capo del Consiglio europeo. «Penso che potresti suggerire a Putin che Lavrov potrebbe ottenere informazioni parlando con me», scrisse Epstein che, in altre email, indicò di aver parlato di Trump con Vitaly Churkin, l’ambasciatore russo all’Onu morto nel 2017.
Le centinaia di email rese pubbliche nelle ultime ore dai comitati di sorveglianza della Camera dei Rappresentanti stanno svelando un reticolo di connessioni internazionali che coinvolge il Ceo di DP World Sultan Ahmed bin Sulayem, l’ex vice-consigliere di Obama Kathy Ruemmler, il reporter del New York Times Landon Thomas Jr., l’ex direttore della Cia William Burns, Peter Thiel, Bill Gates e persino il principe Mohammed bin Salman, primo ministro dell’Arabia Saudita. Il materiale copre gli anni 2011-2017 e dimostra come il network del trafficante sessuale non si sia mai limitato a Palm Beach o Manhattan, ma abbia raggiunto vertici del potere finanziario, mediatico e politico in tutto il pianeta.
Le email dimostrano che il giro di Epstein non era solo un club di miliardari americani, ma un vero e proprio crocevia di potere globale: finanza di Wall Street, intelligence mediorientale, media di New York, politica di Washington e Londra. Mentre il dibattito pubblico si concentra ancora sul rapporto Trump-Epstein, i nuovi documenti suggeriscono che la storia è molto più vasta – e che coinvolge figure che, fino a ieri, erano considerate intoccabili. E siamo solo all’inizio.
Il rappresentante repubblicano Thomas Massie ha annunciato con un post su X che la sua petizione ha raggiunto le 218 firme necessarie, costringendo la Camera dei Rappresentanti a votare a dicembre sulla pubblicazione dei file su Jeffrey Epstein. E nonostante gli ostacoli la mozione è passata. Il vero materiale esplosivo – quello che potrebbe davvero scuotere l’establishment politico e finanziario – non è ancora stato reso pubblico: i documenti finora diffusi potrebbero essere solo la punta dell’iceberg, mentre i fascicoli completi, che la Camera si appresta a votare per declassificare, potrebbero contenere rivelazioni ben più compromettenti per figure di primo piano.