
FBI Director Kash Patel looks on during a Diwali celebration in the Oval Office of the White House in Washington,
Documenti riservati dell’Fbi e atti processuali rivelano un’estesa rete di riciclaggio di denaro, frodi fiscali ai danni dei contribuenti e traffico di droga operata negli Stati Uniti da cittadini israeliani legati a potenti organizzazioni criminali israeliane. Nonostante le indagini siano in corso da anni, il Bureau ha sempre evitato di rendere pubbliche le risorse impiegate e i risultati ottenuti: in 25 anni i procedimenti giudiziari sono stati pochissimi e nessuna comunicazione ufficiale ha mai riconosciuto l’esistenza di queste mafie israeliane.
Un ex agente federale, citato nell’articolo, spiega: «Quando il profilo del sospetto fa presumere presume un legame con apparati israeliani, a quel punto il fascicolo passa alla National Security Division». Un’altra fonte aggiunge: «Le incriminazioni restano casi individuali. Presentare un ‘sindacato criminale israeliano» non è mai stato popolare». La complessa e poco trasparente rete di rapporti Stati Uniti e Israele che si impone anche sulla lotta alle mafie e ai cimini internazionale legati alla droga ed al ricislaggio, la sintesi di Roberto Vivaldelli su InsideOver
Nel 2020 l’Fbi, nel rapporto trapelato con i ‘Blue Leaks’ (dati interni delle forze dell’ordine ottenuti dal collettivo di hacker Anonymous) e archiviato da DDoSecrets (Distributed Denial of Secrets, sito fondato per le fughe di notizie) ha inchiodato il clan IBOCS per aver rubato milioni di dollari al Paycheck Protection Program, il piano di aiuti anti-Covid. Attivo tra Nevada e Florida, il clan criminale israeliano, «dal 2015 falsifica bilanci e dichiarazioni dei redditi per nascondere il riciclaggio e pagare meno tasse e usa società fantasma e prestanome per incassare i prestiti federali in pochi clic». L’organizzazione criminale opera truffe anche grazie ai fondi per i disastri naturali, gestisce bische clandestine, estorce imprenditori, spaccia droga e ricicla denaro sporco in varie città americane, tra cui Las Vegas, Los Angeles, Miami e New York.
Un’organizzazione capace di trasformare i soldi pubblici in carburante per la propria guerra privata. Nel cuore di Manhattan, il tribunale federale del Southern District di New York ha recentemente condannato quello che viene definito il banchiere occulto dell’IBOCS, la Israeli-Based Organized Crime Syndicate già nota all’FBI per aver inondato gli Stati Uniti di ecstasy pura al 91%. Ecstasy non dalla Cina come sostenuto dal governo Trump. Tra il 2019 e il 2024, l’uomo ha riciclato 28 milioni di dollari attraverso società fantasma, criptovalute e conti alle Cayman, mentre i suoi ‘corrieri muli’ atterravano a JFK con valigie piene di pasticche arancioni. Oltre a pulire il denaro, l’uomo aveva le chiavi dei laboratori olandesi e i numeri dei buttafuori di Brooklyn: un filo diretto tra i rave di Tel Aviv e i club di Williamsburg, la nuova Brooklin di New York.
Nel 2016, il boss del crimine organizzato Moshe Matsri, noto come «Moshe il Religioso» e luogotenente della potente famiglia Abergil, è stato condannato a 384 mesi (32 anni) di carcere federale dal giudice Terry J. Hatter Jr. al termine di un processo che ha smantellato una delle più sofisticate reti di traffico di cocaina e riciclaggio di denaro tra Israele, Stati Uniti, America Latina ed Europa. Nel 2022, Yitzhak Abergil, capo di uno dei sei maggiori cartelli israeliani e tra i 40 maggiori importatori di ecstasy negli Usa, è stato condannato a tre ergastoli consecutivi per il triplice omicidio di civili innescato da una bomba in Yehuda Ha-Levi Street nel 2003: un attacco fallito contro il rivale Ze’ev Rosenstein che costò la vita a tre innocenti. L’organizzazione di Abergil gestiva casinò, riciclaggio, estorsione e traffico di droga tra Gerusalemme e Los Angeles.
I critici delle pratiche di informazione dell’FBI sostengono che la sensibilità politica americana ostacola la trasparenza riguardo alle attività criminali israeliane. Anche episodi passati, come il sospetto spionaggio legato ai dispositivi di sorveglianza israeliani nei pressi di Washington, DC, sono stati accolti con scarso dibattito pubblico o scarsa responsabilità.
L’evoluzione del panorama politico in Israele ha visto legami più stretti tra esponenti della criminalità organizzata e il partito al governo, il Likud, complicando ulteriormente la situazione. Di recente, è stato riferito che dieci funzionari del Likud hanno trascorso una festività ebraica con un mafioso condannato, a dimostrazione dell’intersezione di interessi tra politica e criminalità organizzata.