
Il listino di riferimento Nikkei segna un ribasso dello 2,50%. A Hong Kong l’indice Hang Seng segna un tonfo dell’1,32%. A Wall Street i capi di Goldman Sachs e Morgan Stanley lanciano l’allarme sui possibili cali e alcuni si spingono a prevedere cali dell’indice S&P 500 del 10-15%. Nella Borsa dei record i nervi iniziano ad essere sempre più tesi.
I problemi sono legati al settore tecnologico e alla bolla dell’Intelligenza Artificiale di cui si parla da tempo. Tecnicamente il problema è collegato ai cosiddetti ‘multipli’, cioè il valore delle azioni in Borsa rispetto agli utili effettivamente prodotti dalle società. I valori delle Big Tech sono così alti che anche una minima correzione dei bilanci che trimestralmente devono presentare agli investitori, possono generare cali nelle aspettative che si trasformano in calo delle azioni.
Il caso di Palantir Technologies, uno dei maggiori sponsor della Casa Bianca e leader nella tecnologia militare, è un esempio perfetto: da inizio anno il valore è aumentato del 148%. Il prezzo delle sue azioni è pari a 116 volte il fatturato e 461 volte gli utili previsti. Eppure, è bastata una trimestrale con risultati inferiori alle attese degli investitori per far crollare il titolo del 9,3%. Tale è l’ingordigia di Wall Street. Morya Longo, analista del Sole24ore segnala che «Le magnifiche 7 quotano con prezzi 31 volte superiori agli utili, contro una media di Wall Street di 23 volte».
«Questo significa che la Borsa scommette su un futuro così radioso per le big tech, trainate dalla rivoluzione dell’intelligenza artificiale, che gli investitori sono pronti a comprare azioni a prezzi per ora non giustificati dagli utili. Qual è il problema? Che se poi la rivoluzione del’Ai si rivelasse anche solo lievemente meno epocale di quanto Wall Street se la immagina, le vendite sui titoli arriverebbero copiose. Ecco perché Palantir ieri cadeva in Borsa nonostante i buoni conti trimestrali».
Tutto sta accadendo in pieno ‘shutdown’, la chiusura degli uffici pubblici a causa della mancata approvazione della legge di bilancio. Lo Stato sta togliendo liquidità dall’economia perché pur incassando dalle tasse non è in grado giuridicamente di spendere poiché gli uffici federali sono chiusi. Ci sono quasi mille miliardi di dollari fermi e nell’economia Usa le tensioni si sentono. I tassi ‘overnight’, quelli cioè che le banche applicano quando si prestano i soldi l’un l’altra, sono saliti al 4,13%. Gran brutto segno se si considera che è più elevato del tasso praticato dalla banca centrale, la Fed.
Ma la domanda delle domande che gira a Wall Street è se il settore creditizio tra piccole banche e fondi specializzati sarà in grado di tenere. Perché il credito è in primo luogo una questione di fiducia. La stessa qualità che viene richiesta ai candidati che fanno programmi e promesse. Trump ha promesso l’età dell’oro e il voto americano Virginia seppur circoscritto a New York, New Jersey, acquisisce un valore simbolico. E il mercato vive di sentiment, fatto di simboli e di fiducia. Le promesse vanno mantenute, altrimenti i soldi, come gli