
Spesso avvolto nelle nebbie che montano dal Volga che rende il paesaggio unico e spettrale, il campanile di Kaljazin è una sorta di ‘candela’ bianca che emerge dalle acque del ‘fiume sacro’ dei russi e della Russia. Siamo a Kaljazin, una tranquilla cittadina nell’oblast’ di Tver, ideale per osservare le stelle, a circa 200 chilometri verso nord rispetto a Mosca dove si può ancora toccare con mano quella che fino a 34 anni fa era l’Unione Sovietica. Pochissimi gli edifici moderni, tante le case erette durante gli anni dell’Urss e diverse le casette in legno che risalgono all’epoca degli zar, ovvero a prima dell’inizio del secolo scorso.
Kaljazin è nota in Russia e nel mondo per la sua torre campanaria della sommersa cattedrale di San Nicola. Alta 74,5 metri, tutti si chiedono come questa meraviglia sia finita in mezzo al fiume Volga: ma non poteva essere costruita sulla riva?
Kaljazin è nota fin dal XII secolo come insediamento fortificato nei pressi del monastero della Trinità sulla riva sinistra del Volga e anche come insediamento chiamato ‘Nikola na Zhabna’, sulla riva destra. Secondo una delle versioni più diffuse, il nome Kaljazin deriva dal nome del proprietario terriero Kalyaga, sulle cui terre fu fondato il monastero della Trinità. Kaljazin ottenne lo status di città nel 1775 per decreto dell’imperatrice Caterina II che ordinò: «il monastero della Trinità e le terre circostanti devono essere chiamate ‘città di Kaljazin’». Il monastero era famoso in tutto il Paese e fu visitato da grandi personaggi come Boris Godunov, lo zar Michele I di Russia, lo zar Alessio I di Russia, il giovane Pietro il Grande.
Il campanile della cattedrale di San Nicola venne costruito tra il 1796 ed il 1800 da artigiani locali. Fino al 1917, Kaljazin rimase una città distrettuale. Negli anni ’20 venne lanciato un piano per l’elettrificazione del Paese che includeva la costruzione di diverse centrali idroelettriche. Quando di fatto venne costruita la diga di Uglich sull’Alto Volga, per volere di Stalin al fine di modernizzare l’Unione Sovietica, allagò un’area di circa 249 chilometri quadrati e tra essi due terzi della città di Kalijazin. Prima dell’inondazione, tra il 1939 e il 1940, alcuni edifici del monastero della Trinità vennero fatti esplodere. Per motivi non molto chiari, la torre campanaria venne risparmiata dalle esplosioni e deciso di lasciarla dov’era al fine di utilizzarla per le segnalazioni delle navi e chiatte. Si dice che per molto tempo fu possibile attraversare in barca l’arco inferiore della torre.
Negli anni ’80, dopo che il campanile iniziò a inclinarsi a causa dell’erosione delle fondamenta, la struttura rischiò di crollare e si decise di puntellarlo creando una piccola isola. Il campanile originariamente conteneva 12 campane che vennero fuse. Oggi sono state installate cinque nuove campane realizzate da maestri moderni di Mosca. Il piano superiore del campanile è ornato da un orologio a suoneria funzionanti ricreato nella sua forma originale e, di notte, tutti i piani dell’edificio sono illuminati in modo spettacolare. Nel 2021, nell’ambito dell’ultima fase di ricostruzione, le fondamenta sono state ulteriormente rinforzate, le facciate dell’edificio rinnovate e gli interni restaurati, e vennero scoperte le iscrizioni sulla croce dei nomi di coloro che parteciparono alla sua consacrazione e installazione nel 1893.
Quando il Volga è ghiacciato è possibile camminare dalla riva verso il campanile mentre negli altri periodi dell’anno c’è un servizio di barche (500 rubli, 5,30 euro). Il 22 maggio del 2007, giorno della festa della traslazione delle reliquie di San Nicola Taumaturgo, con la benedizione dell’arcivescovo Vittore di Tver e Kashin, all’interno del campanile della distrutta e allagata Cattedrale di San Nicola a Kalyazin, è stata celebrata dopo decenni la Divina Liturgia.