
Gli Skydagger RFT15 sono droni in grado di trasportare fino a 5 chili di carico utile incluso esplosivo e volare per 10 chilometri a una velocità di 130 km/h. Sono stati forniti in grandi quantitativi alle forze di Pristina che, in base agli accordi che prevedono la presenza delle forze della NATO (KFOR) dovrebbe avere solo compiti di sicurezza interna e non dovrebbe disporre di armi offensive. Con un messaggio su Facebook, Kurti ha pubblicato foto di camion carichi all’aeroporto di Pristina, sottolineando che si tratta di ‘migliaia di droni’. La formazione in Kosovo di un Esercito regolare, oltre a violare gli accordi che portarono alla fine della guerra nel 1999, è fortemente osteggiata dalla Serbia, che non riconosce l’indipendenza del Kosovo, che considera ancora parte integrante del proprio territorio.
Belgrado invoca la Risoluzione 1244 adottata dal consiglio di sicurezza Onu nel 1999 al termine del conflitto armato in Kosovo, in base alla quale l’unica Forza armata autorizzata a stazionare in Kosovo è la KFOR della NATO, segnala Analisi Difesa. La risoluzione –per gli smemorati di quei tre mesi 1999 di bombardamenti Nato su un pezzo di Europa-, prevedeva la completa smilitarizzazione dell’Esercito di liberazione del Kosovo (UCK) e degli altri gruppi armati della componente albanese. Pristina nel 2009 avviò la formazione di una Forza di sicurezza del Kosovo, con mandato civile e di intervento in casi di catastrofi e calamità, ma nel 2018 il parlamento kosovaro adottò un provvedimento sulla trasformazione della Forza di sicurezza in un Esercito regolare. Nel silenzio complice anche italiano che ha il suo contingente militare in campo.
Le autorità di Pristina, segnala Gianandrea Gaiani, «hanno inoltre raggiunto un accordo con l’azienda turca MKE per la costruzione di una fabbrica per la produzione di armi e lo sviluppo di droni. Negli ultimi tre anni, il governo del Kosovo ha speso oltre 239 milioni di euro per l’acquisto di armi e la maggior parte di questi fondi è apparentemente finita nell’industria militare turca. Oltre ai droni Bayraktar TB2, le autorità del Kosovo hanno acquistato mortai e munizioni dalla Turchia per un valore di 27,5 milioni di euro».
Nei mesi scorsi, Pristina ha ottenuto altri droni turchi TB2 ‘Bajraktar’ e americani ‘Puma’. Gli Stati Uniti avevano già forniti armi anticarro Javelin, veicoli e altro materiale
Per il ministero della difesa a Belgrado, tutto ciò costituisce un segnale molto negativo e minaccia la sicurezza non solo in Kosovo ma nell’intera regione dei Balcani occidentali. Il capo di stato maggiore ha ribadito che la Serbia, in linea con il diritto internazionale, la risoluzione dell’ONU e tutti gli altri accordi sottoscritti, ritiene la KFOR l’unica legittima formazione armata sul territorio del Kosovo. Il generale serbo ha al tempo stesso chiesto che tale Forza internazionale attui il proprio mandato in maniera coerente e imparziale nel rispetto della risoluzione 1244, garantendo un ambiente sicuro e libertà di movimento per tutti, in primo luogo per la comunità serba residente in Kosovo, che Belgrado definisce ‘provincia meridionale serba’.
«Due gli aspetti rilevanti politici e militari che si aggiungono l potenziamento delle capacità militari del Kosovo in un contesto di costante escalation della tensione con Belgrado e di discriminazioni della minoranza serba», per Analisi Difesa. Primo e forse il più grave, il silenzio (almeno per ora) dei governi europei e degli Stati Uniti per la consegna dei droni FPV alle forze kosovare e la diretta violazione degli accordi internazionali. Il secondo aspetto, che ha un peso militare e rischia di influire anche sulla forza della NATO, riguarda il fatto che la consegna delle armi turche è avvenuta in anticipo rispetto alle previsioni ma quasi in concomitanza con il cambio della guardia al comando di KFOR. Dal 3 ottobre l’avvicendamento tra il generale italiano Enrico Barduani e il parigrado turco Özkan Ulutaş. Tempismo della consegna droni armati difficilmente casuale.
La missione KFOR è istituita sulla base della Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza ONU. Il Contingente italiano è il più numeroso, con oltre 900 militari delle quattro Forze Armate. Operativamente, la missione è inquadrata nell’Allied Joint Force Command (JFCNP) di Napoli e per gli aspetti nazionali, fa capo al Comando Operativo di Vertice Interforze.