
I fronti aperti sono due. Il primo è incentrato sul business multimiliardario delle case farmaceutiche. Trump afferma che «gli Stati Uniti hanno pagato dieci volte di più di altri Paesi per molti anni per lo stesso prodotto». Ora, la richiesta è di praticare agli americani il minor prezzo applicando la clausola di nazione favorita. Ovvero, poiché le Big Pharma europee, e svizzere in particolare, hanno il maggior mercato di sbocco negli Stati Uniti e svolgono le loro più importanti attività di ricerca negli stessi Usa, i prezzi praticati sul mercato americano devono essere inferiori agli altri paesi.
Per proteggere i propri super guadagni le aziende farmaceutiche hanno già iniziato a trasferire produzioni in Usa a discapito dei costi della sanità europea che si trova davanti ad aumenti di prezzi e perdita di collegamento con il settore delle life sciences, della ricerca farmaceutica. Primo paese colpito l’Inghilterra che, seppure considerato extra-Ue, effettua un interscambio con altri dipartimenti della ricerca di tutta Europa. Il primo annuncio Trump lo ha fatto in questi giorni e riguarda uno dei big della farmaceutica: «Pfizer venderà alcuni dei suoi medicinali più popolari a tutti i consumatori a prezzi scontati, che saranno disponibili per la vendita online su un sito gestito dal governo federale, chiamato TrumpRx».
Il secondo fronte della guerra di Trump all’Unione Europea è più ampio e va dritto al cuore della Costituzione europea. Dall’origine dell’Europa a 27, Bruxelles ha regolato l’attività produttiva e commerciale con l’obbiettivo di preservare il proprio territorio e i propri cittadini in aree chiave come la tutela ambientale e la privacy. Un sistema normativo talvolta viziato da eccessi burocratici e limitativi delle attività imprenditoriali, ma basato su principi e valori fondanti della società civile europea.
Trump sta chiedendo di revocare i requisiti che impongono alle aziende extra Ue che intendono produrre sul suolo europeo di presentare piani di transizione climatica e di evidenziare le catene di fornitura, cioè dimostrare che non via siano danni ambientali, ma anche violazioni di diritti dei lavoratori e dei diritti umani.
Trump chiede di esentare le aziende Usa perché, a suo dire, sono già sottoposte in Patria ad elevanti standard di controllo tramite tecniche denominate di ‘due diligence’. Le norme europee sul controllo delle attività aziendali entrate in vigore nel 2024 spaventano le aziende americane per il rischio di azioni legali da parte di attivisti o di semplici cittadini che si oppongono all’uso di sostanze potenzialmente dannose per la salute oppure, per esempio, che si giochi a calcio con i palloni cuciti dai bambini del Pakistan. Trump si oppone a una prossima legge anti-deforestazione dell’Ue, che vieterebbe l’importazione di beni come legname e cacao se i produttori non riescono a dimostrare che nessuna foresta è stata abbattuta nella loro produzione.
I primi segnali di resa da parte di Bruxelles sono già evidenti: il mese scorso, la Commissione ha deciso di rinviare di un altro anno le normative sulla deforestazione, con la motivazione ufficiale di ritardi con l’installazione delle procedure del sistema informatico.
Infine c’è l’enorme capitolo della privacy che riguarda tutte le attività di raccolta e gestione dei dati di cittadini europei che viene effettuata dalle aziende tecnologiche americane. Digital Market Act e Digital Services Act sono i due pilastri dell’impianto normativo dell’Unione da tempo nel mirino dell’amministrazione americana a tutela dei propri nuovi sponsor (Oracle, Meta, Apple, Amazon). Per non parlare della Digital Service Tax che da tempo persegue l’obbiettivo di far pagare le tasse ai giganti del web per le loro attività in Europa. Oggi, l’escamotage delle sedi in Irlanda, distoglie miliardi di tasse ai singoli membri dell’Ue.
Sia sul fronte dell’ambiente che su quello della tutela della privacy le truppe di Trump possono contare in Europa su un intreccio di forze politiche e interessi economici in via di consolidamento. Obbiettivo comune è la demolizione del sistema regolatorio che frena la crescita e identifica l’Ue in una potenza regolatoria anti mercato. Come noto a molti osservatori, lo sbandierato accordo ‘finale’ sui dazi firmato nel castello scozzese da Ursula Von der Leyen, non era che l’inizio dell’attacco alla potenza economica europea.
Le truppe del Maga si apprestano a varcare la linea rossa che separa l’America dei negazionisti climatici e dell’iper-liberismo tecnocratico, dal Vecchio Continente europeo, frontiera di una visione sempre più labile del diritto e della sostenibilità.