Come non sentirsi smarriti in un mondo ostile. Spaesati in una solitudine troppo rumorosa, di indifferenze e crudeltà, di leggi morali buttate nell’immondizia a favore di un sistema di potere ignobile, senza memoria, senza conoscenze.
Riguarda tutti noi. Perché mai come in quest’epoca di mediocri al potere, di farabutti e fasciotappetini tutto ci riguarda, il genocidio dei palestinesi e la repressione che ci arriva addosso. Ci riguarda la politica, l’arte, la cultura, il territorio. Tutto ci riguarda perché tutto va difeso dall’impeto dei criminali di ogni specie e dei loro scendiletto.
E si vedono bellissimi segnali positivi, nello spaesamento della storia. I cittadini tornano a esistere, a sottrarsi dall’incantesimo social e mediatico. Fanno cose. Occupano spazi pubblici. Prendono la parola. Esistono nella democrazia. E questo è un fatto rivoluzionario e temuto da chi il potere lo detiene davvero e ha bisogno di burattini rabbiosi o cheti, ma burattini.
Ognuno sta cominciando a fare la sua parte. Ed è questo il momento di continuare. Ovunque. Come una marea, come una Flotilla di terra e di mare, di città, di quartieri e di paesi. Nel nostro di paese, San Quirico d’Orcia, che ha poco più di due migliaia di abitanti, per esempio, fioccano iniziative: la lettura di poesie nella libreria, la proiezione del film sulla Palestina, la raccolta fondi nel caffè, la bandiera palestinese esposta dal Comune, le discussioni pubbliche, le iniziative costruite insieme dalle associazioni. Venerdì prossimo ci sarà una fiaccolata per la Palestina e si leggeranno ancora le parole dei poeti di Gaza, di quelli ammazzati dalla ferocia dell’esercito israeliano. Per dare voce a chi non ce l’ha.
Lo spaesamento ci fa soffrire. Ma implica la necessità del ritorno a un’idea di umanità, di paese, di senso civico e conoscenze come base di un nuovo patto di civiltà. È questo il tempo.