
Una cosa è certa, le Olimpiadi e Paralimpiadi invernali – ma lo sport in generale – senza la Russia è come il Mondiale di calcio senza il Brasile: è mozzata nel fascino, nella tradizione dell’evento e sotto l’aspetto prettamente sportivo. Va ricordato che nell’atletica leggera la Russia è squalificata dal novembre del 2015 per questioni di doping. Basta scorrere il lunghissimo elenco degli atleti squalificati per violazioni al codice antidoping che si trovano bandierine di tanti altri Paesi, in primis di quelli africani.
Intanto un enorme passo avanti è stato fatto: ora Mosca e Minsk attendono se altri enti/organizzazioni internazionali seguiranno le orme. Sollevare le restrizioni significa che ai Giochi paralimpici invernali di Milano Cortina (6-15 marzo), le atlete e gli atleti russi e bielorussi potranno gareggiare sotto la rispettiva bandiera. La scelta presa dell’assemblea dell’International Paralympic Committee (Ipc), il Comitato Paralimpico Internazionale che nel frattempo ha riconfermato presidente il brasiliano Andrew Parsons, è stata coraggiosa, futuristica e sorprendente per tutti, in primis dagli stessi membri dello sport paralimpico. Va precisato che l’assemblea dello sport paralimpico gode di una platea numerosa di delegati provenienti da tutti e cinque i continenti.
Di 177 membri chiamati al voto per prolungare la sospensione totale della Russia paralimpica, ben 111 si sono espressi contrari (91 su 176 votanti hanno detto no al prolungamento della sospensione parziale).
Dal Comitato Olimpico Internazionale nessuna reazione ufficiale. Dalla stanza dei bottoni dello sport mondiale, proprio nei giorni scorsi era uscita la notizia che la partecipazione dei russi e bielorussi a Milano Cortina 2026 «resta invariata rispetto alle Olimpiadi di Parigi 2024», ovvero neutrali, individuali, niente squadre e che rispettino due regole: non sostenere l’operazione militare speciale in Ucraina e non far parte di club militari o di forze di polizia. In queste settimane c’è forte pressione internazionale sul perché Israele non sia stato sanzionato dal Comitato Olimpico Internazionale.
Da Losanna, quartier generale dello sport olimpico, la risposta è stata netta, «Israele non ha violato la tregua olimpica». Nota per chiamarsi ‘Ekecheiria’, la tregua olimpica, lanciata ogni due anni dall’Onu, entra in vigore sette giorni prima della cerimonia d’apertura dei Giochi olimpici per cessare sette giorni dopo la chiusura dei Giochi Paralimpici. L’operazione militare in Ucraina da parte di Mosca era scattata il 24 febbraio 2022, due giorni dopo i Giochi invernali di Pechino. Ma l’operazione israeliana a Gaza, Cisgiordania e in gran parte del Medio Oriente ferocemente in corso?
Dopo due anni il mondo paralimpico, però, ha deciso di riammettere i comitati nazionali paralimpici russo e bielorusso. C’è un nodo non trascurabile: a decidere la partecipazione effettiva saranno le singole federazioni internazionali che, ad oggi, stanno escludendo russi e bielorussi anche in ‘versione neutrale’. Ciò significa che la Fis (Federazione Internazionale dello Sci) deciderà per lo sci alpino paralimpico, lo sci nordico paralimpico e lo snowboard paralimpico, l’Ibu per il biathlon paralimpico e la Wpih per il para ice hockey. Già definite le Nazioni che prenderanno parte ai tornei paralimpici di curling. Fis e Ibu, per il momento, non consentono la presenza di russi e bielorussi in nessuna ‘veste’.
Il mondo dello sport attende con curiosità ed apprensione i prossimi sviluppi. Il 21 ottobre la Fis (sport della neve) per decidere se ammettere o meno russi e bielorussi alle gare internazionali che in diversi casi valgono anche come qualificazione ai Giochi olimpici e paralimpici. Già confermato il ‘no’ per bob, slittino e skeleton, e biathlon. Colpi di scena, anche clamorosi, a questo punto, però, non sono affatto esclusi.
