
I piani della Casa Bianca svelata dalla CNN. «Dopo il rilascio di tutti gli ostaggi entro 48 ore dall’intesa, graduale ritiro dell’Idf dopo il rilascio di tutti gli ostaggi». ‘Graduale’ quanto? Chi lo decide? Intanto Hamas ai media: «Non abbiamo ancora il piano». Pochi l’hanno visto, pochi ci credono. Snodo centrale dei 21 punti, lo ripetiamo: «il ritiro graduale delle truppe israeliane dalla Striscia, preceduto dal rilascio di tutti gli ostaggi entro 48 ore dalla sigla dell’intesa». Il piano includerebbe anche la liberazione di migliaia di detenuti palestinesi inclusi oltre 100 con sentenze all’ergastolo.
«Hamas ha accettato in linea di principio il piano del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per porre fine alla guerra a Gaza, che prevede anche l’immediato rilascio di tutti gli ostaggi israeliani», secondo quanto scrive il quotidiano israeliano Haaretz citando proprie fonti. Il piano Trump in 21 punti è stato offerto dal presidente americano nell’incontro con i leader arabi a margine dell’Assemblea Onu. Fumo negli occhi o propositi reali? Fonti di Hamas hanno precisato al media al Araby basato in Qatar di «non aver ancora ricevuto il piano Trump». Dovendo contrattare sulla sua realizzazione, sorge il legittimo sospetto.
Il canale saudita Al-Hadath ha pubblicato i dettagli del piano. Oltre quanto già detto, il piano include «l’immediato invio di aiuti illimitati attraverso le Nazioni Unite e le organizzazioni internazionali, la chiusura del fondo umanitario a Gaza (Ghf), la raccolta delle armi di Hamas da parte di una forza araba e internazionale, l’impegno americano a non permettere a Israele di annettere la Cisgiordania, un graduale ritiro israeliano dalla Striscia, la creazione di un corridoio di sicurezza non presidiato intorno a Gaza e un’offerta di amnistia ai leader di Hamas in cambio del loro ritiro da Gaza». Sicuri che Netanyahu accetterà solo la metà di quanto proposto da Trump?
Anche il Times of Israel ha pubblicato i punti salienti del piano, confermando le anticipazioni di Hadath. Tra gli altri, il punto 15 che recita: «Gli Stati Uniti collaboreranno con i partner arabi e internazionali per sviluppare una forza di stabilizzazione internazionale temporanea che verrà immediatamente dispiegata a Gaza per supervisionare la sicurezza nella Striscia. La forza svilupperà e addestrerà una forza di polizia palestinese, che fungerà da organo di sicurezza interna a lungo termine». Nel frattempo l’ultra destra dà l’Alt al premier: «Il ministro Ben-Gvir a Netanyahu: ‘Non hai il mandato di porre fine alla guerra senza sconfiggere Hamas».
Nell’attesa che la fiaba si avvicini alla realtà politica e alla violenza sul campo: almeno 58 palestinesi uccisi il bilancio delle vittime degli israeliani ieri nella Striscia. Tra i morti anche il giornalista Mohammed al-Dayah, scrive l’agenzia Wafa, colpito mentre si trovava in una tenda nel centro di Gaza.
Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, all’Assemblea delle Nazioni Unite, ha affermato che Israele «sta tentando una sorta di colpo di stato volto a seppellire le decisioni ONU sulla creazione di uno Stato palestinese». Lavrov ha condannato «l’uso illegale della forza”da parte di Israele contro i palestinesi nella Striscia di Gaza, e le sue azioni contro Iran, Qatar, Yemen, Libano, Siria e Iraq che minacciano di far saltare in aria l’intero Medio Oriente».
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