Milei dal suo amico Trump: ‘No tengo dinero’

L’Argentina è ripiombata nell’incubo della bancarotta. Il motore dell’economia in panne, il prodotto interno lordo appiattito, esportazione in rosso. Mercati severi: calo del pesos e borsa a picco. I titoli di Stato hanno subito il peggior tonfo degli ultimi tre anni. Servono 200 miliardi di dollari per salvare il Paese dal fallimento.

Verso la decima bancarotta?

L’Argentina è andata in bancarotta già nove volte, di cui tre dal 2000 ad oggi, invischiando milioni di risparmiatori nel mondo e facendosi conoscere bene anche in Italia all’epoca dei ‘tango bonds’. Con un’inflazione tra le più alte del mondo (293% nel 2024), il paese sudamericano è stato sottoposto a 23 piani di salvataggio del Fondo Monetario Internazionale. Fino a quando è arrivato lui, il professore di economia Milei, con tanto di pubblicazioni accademiche nel curriculum che include anche posizioni di rilievo nella banca internazionale Hbsc. Non un politico, ma uno che con i capelli al vento e una motosega in mano aveva promesso: «Oggi inizia la ricostruzione dell’Argentina. Il modello del declino è giunto al termine». Icona globale per la destra populista mondiale (da Musk a Farage) e osservato speciale anche da economisti di mezzo mondo.

Destra populista mondiale

La cura Milei ha portato a un taglio della spesa pubblica senza precedenti. Con un attacco diretto al sistema clientelare argentino, ha tagliato migliaia di dipendenti pubblici, ha fuso Ministeri e ridotto all’osso il loro budget. Meno 93% al Ministero dei lavori pubblici e meno 73% alle autostrade. Tagli a spesa per infrastruttura, istruzione (52%) e sanità (-28%). Ha svalutato il pesos argentino del 50% in una notte e poi lo ha lasciato fluttuare per recuperare le riserve di dollari necessarie. Ha lanciato un’amnistia totale sui dollari non dichiarati pur di mantenerli o farli rientrare nel Paese per ‘dollarizzare’ l’economia e aumentare le riserve che attualmente segnano un misero 6 miliardi netto, se si considera che il lordo di 39 miliardi corrisponde a linee di credito.

‘No tengo dinero’

«Basta bugie, basta ipocrisie. Non ci sono più i soldi» con questo messaggio di brutale realismo, Milei aveva conquistato una popolazione esasperata da decenni di vacue promesse e profonda corruzione dell’amministrazione pubblica. Con altrettanto realismo ha quindi predicato la necessità incontrovertibile di uno shock. Recessione, disoccupazione e poi il risultato è arrivato con crescita del Pil che ha toccato il 7%, uno straordinario surplus di bilancio del 1,8% sul Pil, un risparmio nei conti pubblici impensabile per l’Argentina. L’inflazione è stata riportata a livelli sostenibili. La credibilità internazionale ha iniziato a risalire. Ma mentre la ricetta di Milei veniva sbandierata come un miracolo economico in patria e in tutti quei Paesi schiacciati dalla spesa pubblica, qualcuno però ne stava pagando il prezzo. La svalutazione del pesos ha bruciato il potere d’acquisto della maggior parte della popolazione, il livello di povertà si è impennato toccando l’attuale 57,4% (dato 2024).

Scoperto il bluff Milei e fu la fame

La formula di tagliare la spesa pubblica e svalutare il pesos argentino per ridurre le importazioni per dare una spinta a investimenti ed esportazioni, si è rivelata un bluff. Provocare una recessione per poi far ripartire a razzo l’economia è funzionato solo per breve tempo. Oggi l’economia argentina si è contratta principalmente perché i capitali stranieri non sono arrivati. La crisi della moneta è venuta ad aggravare la situazione perché ora Milei sta tentando il tutto per tutto per sostenere il pesos, ma attingendo alle riserve in dollari. Disoccupazione e povertà sono ritornate a formare l’accoppiata di questa politica economica. Così che se i mercati hanno fiutato puzza di bruciato per primi, la politica è venuta di conseguenza. Alle elezioni provinciali, nel collegio di Buenos Aires il più significativo per tutta l’Argentina (40% dell’elettorato), il suo partito è andato sotto di 13 punti al blocco peronista.

Soccorso dell’America trumpista

Dinnanzi all’ennesima reiterazione di una crisi valutaria, in soccorso di Milei è arrivato il Segretario di Stato statunitense, Scott Bessent, annunciando un «faremo tutto ciò che è possibile perché l’Argentina è sistemicamente importante per gli USA». Trump non vuole far fallire l’esperimento di Milei non solo per le affinità populiste, ma anche per contrastare la presenza cinese nel paese, che in Sudamerica ormai sta ricoprendo tutti gli spazi che in passato erano occupati da Washington. Sul piano economico resta una lezione sul fallimento della politica iper-liberista e i suoi feticci. Dove lo Stato si ritira e lascia che la mano invisibile del mercato regoli e aggiusti le sorti economiche di un Paese, si arriva dov’è oggi l’Argentina.

No tengo dinero, oh
No tengo dinero no, no, no, no
No tengo dinero, oh
No tengo dinero no, no, no, no

Los modernos lujos viven aquí
En el lugar más alto de mi ciudad
Se nutren de imágenes y de relais
Yo quisiera estar ahí más (más)

No tengo dinero, oh
No tengo dinero no, no, no, no
No tengo dinero, oh
No tengo dinero no, no, no, no

Los nuevos italianos crean aquí
Impávidos y fieros de la velocidad
Neo psichico es el sintético Edén
Yo quisiera estar ahí más (más)

No tengo dinero, oh
No tengo dinero no, no, no, no
No tengo dinero, oh
No tengo dinero no, no, no, no

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