La rivoluzione francese delle tasse. Forse

Scontro sociale sulle disuguaglianze economiche di un sistema fiscale e che sta mandando a gambe all’aria i conti pubblici francesi. La proposta dei socialisti di una tassa sui patrimoni sta riscuotendo crescente consenso. Persino il Financial Times, voce economica della classe dirigente europea, apre alla prospettiva di imporre una tassa sui super ricchi. 

Pagherete caro pagherete tutto?

La Paris School of Economics (PSE) è la culla di una schiera di economisti ribelli – come li chiama il FT – ed è un istituto straordinariamente influente. La preside della scuola, Esther Duflo, è una premio Nobel per l’economia, recentemente tornata nella sua città natale da Harvard. Il co-fondatore della PSE è Thomas Piketty, l’economista che ha fatto più di chiunque altro per mettere la disuguaglianza al centro della sua attività professionale. Con il suo ex dottorando Gabriel Zucman, oggi trentottenne professore associato, è alla guida di un movimento di economisti che chiede ai miliardari di versare almeno il 2% del loro patrimonio netto ogni anno. Dopo circa vent’anni di studi, convegni e libri che sono diventati best sellers (Il Capitalismo nel XXI secolo), oggi vengono ricevuti con tutti gli onori a Matignon, sede del governo, in veste, per la prima volta, di consiglieri economici. Più che una visione illuminata di Macron & C., allo stato francese servono soldi, tanti, maledetti e subito.

Macron & C. a ‘battere cassa’

L’Assemblée Nationale aveva già votato a febbraio l’approvazione di una tassa minima del 2% sulla ricchezza delle persone con un patrimonio netto superiore a 100 milioni di euro. La camera alta del parlamento francese, il Senato, probabilmente non approverà la ‘tassa Zucman’, ma ora lo Stato valuta l’applicazione di una tassa minima più mite dello 0,5% sulla ricchezza netta. La crisi del debito e il cambio di governo stanno accelerando una serie di decisioni che il nuovo Ministero delle Finanze è chiamato a prendere per disinnescare lo scontro sociale pronto ad esplodere in tutto il Paese. Il gettito annuo stimato da Zucman è di circa 15 miliardi di euro, ma il punto più critico è se includere nel totale della patrimoniale anche i beni d’impresa. Dalle start up tecnologiche come Mistral-AI, gioiello francese dell’intelligenza artificiale, al miliardario del lusso Arnault monta il coro di proteste contro le richieste socialiste.

Super ricchi con lo sconto

Il caso della Francia non fa che evidenziare l’assunto valido in tutto il mondo per cui i super-ricchi pagano aliquote fiscali inferiori rispetto alla gente comune. Ma l’analisi e la quantificazione che esce dagli studi degli economisti francesi offre una prospettiva molto più ampia. Va considerato che la mole di dati analizzata è frutto della combinazione di set di dati diversi: registri degli azionisti, dichiarazioni dei redditi e delle imposte sulle società, dati sulle attività estere delle società, liste di istituti indipendenti. L’attendibilità dei risultati diventa inconfutabile a fronte del progresso tecnologico che permette ai ricercatori un’analisi di dati massiccia e dettagliata, come mai prima nella storia dell’analisi economica. Da qui deriva la creazione del World Inequality Database (WID) che Piketty e la Paris School of Economics hanno creato con il contributo di più di 200 economisti nel mondo.

Governi planetari complici

Ne emerge che i dati rilevati per il Brasile, i Paesi Bassi e gli Stati Uniti, forniscono risultati sorprendentemente simili: i super-ricchi di ogni nazione sono sotto tassati rispetto alla gente comune. In Usa tra il 2018 e il 2020, l’aliquota fiscale media effettiva del paese è stata del 30,7%, ma i 100 americani più ricchi hanno pagato poco più del 20%. I tagli alle tasse che hanno ottenuto da Donald Trump nel 2018 hanno aiutato, ma il problema è molto più vecchio. Nel 2012 il più grande investitore di Wall Street, Warren Buffett, si è lamentato del fatto che la sua segretaria «lavora duramente quanto me e paga il doppio della tariffa che pago io». Non c’è da stupirsi che la ricchezza dei 400 americani più ricchi sia salita fino a eguagliare il 20 per cento del PIL degli Stati Uniti, rispetto al 2 per cento del 1982.

Ricchi evasori anche morendo

I ricchi evadono le tasse anche in caso di morte. «La tassa di successione è quasi scomparsa negli Stati Uniti», ha detto Zucman al Financial Times. L’aliquota effettiva pagata dai discendenti single (in genere l’ultimo coniuge superstite di una coppia) è del 7 per cento, rispetto a un’aliquota legale del 40 per cento.  Niente di nuovo, direbbe qualcuno. Se non che gli Stati non hanno pmolte alternative all’evidenza economica di un riequilibrio fiscale per salvare i conti pubblici dall’incubo di un fallimento. Forse il caso francese potrebbe farla diventare un’evidenza politica.

 

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