Bosnia: i serbi di Dodik e Orban, Erdogan, Trump e Putin

Balcani scomparsi, la tormentata regione europea resta uno dei tasselli del Grande Gioco tra Potenze mondiali (Stati Uniti, Russia e Cina) nel quale cercano di inserirsi anche altri attori regionali come la Turchia o l’Ungheria. Partita tra giganti, e i Balcani a rischio di nuova instabilità e in alcuni casi, di conflitto aperto.

L’aborto costituzionale di Dayton sulla ‘Bosnia una e trina’

‘La Bosnia, da diversi mesi è attraversata da forti tensioni politiche che rievocano i terribili ricordi degli scontri etnici durante la dissoluzione della Jugoslavia socialista.  Il Paese scosso da anni dalle tendenze separatiste della Republika Srpska guidata da Milorad Dodik, ma anche dalle ‘sofferenze croate’ su Mostarm, negli ultimi mesi la situazione è precipitata, denuncia Davide Galluzzi da InsideOver.

La via giudiziaria alla catastrofe

Milorad Dodik condannato ad un anno di carcere e privato della carica di Presidente della Republika Srpska imponendo nuove elezioni. Ma chi andrà a Banja Luka, la loro capitale, ad imporre la sentenza? La decisione del leader serbo di non rispettare le indicazioni di Christian Schmidt, Alto Commissario incaricato di vigilare sulla difficile applicazione degli Accordi di Dayton, armistizio chiamato pace. Contromossa del Presidente della Republika Srpska che non riconosce il verdetto e boicotterà le future elezioni ritenute illegittime. Mentre partito e parlamentari lanceranno una serie di referendum sulla Corte della Bosnia e sulle autorità internazionali che vigilano sul processo di pace, e sulla possibile indipendenza della Repubblica Serba di Bosnia. Vigilia di rottura ufficiale.

Quesiti sfida contro Sarajevo

Quesiti referendari da leggere. «Accetti la decisione dello straniero non eletto Christian Schmidt e il verdetto della incostituzionale Corte della Bosnia-Erzegovina e la decisione della Commissione Elettorale Centrale di privare il Presidente della Republika Srpska, Milorad Dodik, del suo mandato?». Quesito decisamente forzato. Si vota il 25 ottobre e il risultato appare scontato. Intanto i vertici serbi lanciano ammonimenti a Sarajevo, primo Nenad Stevandić, Presidente dell’Assemblea Nazionale della Republika Srpska. «Dodik non è una sedia che qualcuno può spostare e rimpiazzare. Rappresenta una agenda politica che ha ricevuto il più alto numero di voti in Bosnia-Erzegovina. Nessuno nella Federazione, che in termini di popolazione è il doppio, ha mai vinto tanti voti quanti Dodik. Questo è un fatto storico, ma anche la realtà attuale».

Spinte verso la secessione

Oltre ad aver approvato una legge che impedisce alle autorità giudiziarie bosniache di operare in territorio serbo, le autorità di Banja Luka hanno anche approvato la bozza di una nuova Costituzione che garantisce il diritto di costituire un proprio esercito e un proprio servizio di intelligence, dando un altro colpo alla coesione della Bosnia-Erzegovina e costituendo un ulteriore passo verso l’indipendenza della Repubblica Serba. Infine Dodik ha affermato che chiederà il sostegno della Serbia, della Russia e della nuova Amministrazione statunitense. E da Washington arriva un sostegno inaspettato alla causa serba. Non solo Mosca anche per fare dispetti a Bruxelles, ma meglio nascoste le ingerenze statunitensi nella ex Jugoslavia e in Bosnia in particolare.

Interessi economici americani

Uno dei principali sostenitori di Milorad Dodik è Rod Blagojevich, ex Governatore dell’Illinois e tra i più forti supporter di Donald Trump. Blagojevich è arrivato a paragonare la persecuzione giudiziaria di Milorad Dodik con quella patita dal Presidente Trump. Con interessi personali in campo: la società RRB Strategies LLC, che ha un contratto con Banja Luka per servizi di comunicazione negli affari pubblici. Va anche detto che l’ex Governatore ha avuto diversi guai con la giustizia, e condannato a 14 anni di reclusione per frode elettorale e corruzione. Graziato proprio da Trump nel 2020, il politico dell’Illinois, formalmente democratico, ha iniziato a definirsi come ‘Trumpocrat’. Le attività social di Blagojevich a sostegno di Milorad Dodik sono state riprese anche dal network pro-Serbia attivo su Instagram ‘KnowMore’.

‘Il Trump del Balcani’

‘KnowMore’ pubblica numerosi materiali a favore della Republika Srpska, con Dodik definito il ‘Trump dei Balcani’, perseguitato dalla giustizia di un Paese, la Bosnia-Erzegovina, che discrimina e attacca i serbi, mentre appoggia gruppi islamisti come Hamas. Attacco frontale a Sarajevo da Rod Blagojevich, che accusa la Bosnia di difendere il terrorismo islamico antistatunitense. Secondo l’ex Governatore, infatti, con la sconfitta di Hamas in Palestina, di Hezbollah in Libano e del regime di Assad in Siria, l’Iran starebbe cercando una nuova base per esportare il terrorismo e questa base sarebbe proprio la Bosnia-Erzegovina. Per cui, afferma Blagojevich, «supportare Dodik e la Repubblica Serba di Bosnia è un dovere, come lo è supportare Israele in quanto entrambi i Paesi sarebbero veri e propri bastioni dei valori giudaico-cristiani contro l’avanzata islamica».

Interferenze incrociate

L’intervento occidentale nella lunga crisi bosniaca, tuttavia, avviene anche a sostegno di Sarajevo, come nel 2022 quando l’allora Primo ministro del Regno Unito, Boris Johnson, dichiarò che avrebbe inviato funzionari militari e civili in Bosnia per supportare e addestrare le forze armate bosniache. L’intervento britannico per affrontare i pericoli secessionisti – le tendenze indipendentiste serbe – e le influenze straniere, ossia russe. Londra contro le ingerenze straniere in Bosnia promettendo l’investimento di 750.000 sterline per la creazione di un centro per la cybersecurity, «per identificare e mitigare gli effetti della disinformazione e delle fake news». Quelle altrui.

 Sostegni regionali

Stati Uniti, Russia e Regno Unito non sono gli unici Paesi a cercare di influenzare gli eventi politici a Sarajevo e Banja Luka. Il primo alleato di Dodik è ovviamente la Serbia guidata da Aleksandar Vučić, la cui politica – scrive Davide Galluzzi- «si basa anche sul principio del ‘Srpski vet’, l’unione culturale e spirituale dei serbi in un’unica nazione, imitando così il Russkij Mir di Vladimir Putin». Ma vi è anche un altro attore pronto a intervenire in questa crisi politica, un altro leader la cui politica, pur senza rivendicazioni territoriali dirette, si basa sull’unione spirituale della sua nazione al di là dei confini politici, ossia l’Ungheria di Viktor Orbán». Budapest per dl’integrazione della regione nell’Unione Europea per tornare ad un ruolo chiave nel Bacino dei Carpazi dei tempi del Regno d’Ungheria prima e dell’Impero austro-ungarico poi.

Orban nei Balcani

Gli interventi di Orbán nei Balcani non sono nuovi, e neppure tranquillizzanti. Come nel 2018, quando i servizi ungheresi hanno aiutato la fuga del Primo ministro macedone Nikola Gruenski, condannato per corruzione, garantendogli poi asilo politico a Budapest. O, ancora, con la decisione, pochi mesi fa, di inviare le unità dell’antiterrorismo d’elite a Banja Luka causando una crisi diplomatica con Sarajevo. Sostegno politico e soldi: un prestito di 100 milioni di euro concesso nel 2021, poi rinnovato per altri 110 milioni nel 2022. Dodik, dopo la condanna, si era recato a Budapest, col Paese dell’Unione europea che dichiara di non riconosce il verdetto della Corte bosniaca e ritenendo Dodik unico Presidente dalla Republika Srpska in quanto eletto dai cittadini.

Crisi con troppi protagonisti nascosti

Una crisi alla quale non sembra vedere una soluzione pacifica che possa mettere d’accordo tutte le parti. Una crisi, peggio, che sembra aiutata da diversi attori esterni in una situazione che potrebbe essere tornare ad essere estremamente pericolosa.

Una situazione nella quale le parole di Miloš Lukić, ex direttore della Gazzetta Ufficiale di Banja Luka e co-imputato al processo contro Dodik, poi dichiarato innocente, sembrano suonare in modo sinistro: «Dopo aver appreso la decisione dall’avvocato, l’unica cosa che posso dire è che la Bosnia-Erzegovina ha perso un’altra possibilità (probabilmente l’ultima) di poter anche solo considerare il Paese come un luogo in cui i serbi possano vivere come vogliono».

Tags: Balcani Bosnia
Condividi:
Altri Articoli