
Tyler James Robinson, 22 anni, ha confessato di essere l’autore dell’omicidio di Charlie Kirk, prima a suo padre e poi al pastore che ha chiamato la polizia. Robinson appare come un ‘lupo solitario’ che solo recentemente aveva iniziato a interessarsi di politica. Con amici e familiari aveva mostrato interesse per l’arrivo di Kirk in un campus del suo Stato, definendolo «uno sputa-odio». Sulla scia degli ‘sputa odio’, poco prima Trump aveva promesso di scatenare il peso della sua amministrazione su coloro che, secondo lui, hanno contribuito a creare un clima di «violenza politica di estrema sinistra».
Il governatore dello Utah, il repubblicano Spencer Cox Lancia un appello di tutt’altro genere. «Ai miei giovani amici là fuori: state ereditando un Paese in cui pare che la rabbia sia l’unica opzione. Possiamo scegliere un percorso diverso. Solo i deboli non possono mai perdonare. Abbiamo bisogno di maggiore chiarezza morale in questo momento. Sento sempre dire che ‘le parole sono violenza’. Le parole non sono violenza. La violenza è violenza. La violenza politica è una cosa ben specifica. Si metastatizza. Possiamo sempre puntare il dito contro l’altra parte. A un certo punto noi dobbiamo trovare una via d’uscita, o la situazione peggiorerà. Siamo a un punto di svolta oggi: vogliamo accelerare o trovare una via d’uscita?».
Ma in un’intervista a Fox News Trump insiste: «Vi dirò una cosa che mi metterà nei guai, ma non me ne potrebbe importare di meno – ha detto– I radicali di sinistra sono il problema». Altro tono dal senatore Bernie Sanders: «Con Kirsk era in disaccordo su praticamente. Ma non agiamo sparando. Noi sosteniamo le nostre idee a livello locale, statale e federale. E teniamo elezioni libere in cui il popolo decide quello che vuole. Questo si chiama libertà e democrazia. E voglio che quante più persone possibile partecipino a questo processo senza paura. Libertà e democrazia non hanno a che fare con la violenza politica».
‘Turning Point Usa’, l’organizzazione di estrema destra fondata dallo stesso Kirk e protagonista della diffusione di idee suprematiste bianche nelle università, ha cavalcato l’onda dell’indignazione e del cordoglio per chiedere ancora più attenzione alle istituzioni universitarie. Una ‘silenziosa ebollizione’ che non traspare dai comunicati ufficiali, avverte il manifesto. Tanti hanno commentato sui social condividendo le frasi degli attivisti di estrema destra Usa che hanno assunto una posizione estremamente aggressiva subito dopo l’uccisione.
Jack Posobiec, commentatore di Fox News legato al nazionalismo cristiano: «Charlie è morto come un martire. Per me era un fratello, un soldato e un servo di Dio. Aspettate la nostra risposta, perché la avrete». Virali anche le parole di Laura Loomer, influencer suprematista bianca che per due volte ha cercato senza successo di venire eletta in Florida, che ha dichiarato «messaggio alla sinistra: il tempo del dibattito è finito, e lo avete fatto finire voi». Ed ecco i timori ragionati. «Charlie Kirk sarà descritto come un martire dall’estrema destra e adesso che cosa succederà? Siamo spaventati, dovremmo solo studiare e invece qui nessuno si sente più al sicuro».
Lo stesso mondo universitario -non solo americano-, non è nuovo ad episodi di violenza politica. In aprile alla Florida State University un suprematista bianco, il ventunenne Phoenix Ikner, si è introdotto nel campus sparando all’impazzata, uccidendo due persone e ferendone undici. Ibner, noto ammiratore di Hitler e delle SS, era un assiduo frequentatore della sezione universitaria di Turning Point. E non si tratta di un caso isolato: Turning Point è stata spesso accusata di essere casa per suprematisti bianchi e nazisti: nel 2018 un’altra organizzazione conservatrice, Young America’s Foundation, aveva accusato Turning Point Usa di «incrementare gli iscritti con razzisti e simpatizzanti dei nazisti».
Importante e assieme paurosa la riflessione di Guido Moltedo. «L’occasione di Trump L’omicidio di Kirk segna una svolta in direzione di un possibile, vicino, precipizio verso forme diffuse di conflitto sanguinoso in un paese armato fino ai denti»
La retorica del «santo subito» già rimbomba. Sedici parlamentari repubblicani chiedono l’erezione di una statua in onore di Kirk. E chi si azzarderà a mettere in discussione idee lunatiche come questa, o a dubitare della santità di Kirk, passerà i guai. Un avvertimento trasversale ai media liberal, che presentano Kirk nei loro ritratti non proprio come un santo.
Fanatico evangelista, non si faceva mancare nessun tipo di odio, contro lgtbq, neri, musulmani. Ed ebrei. Antisemita, come scrive il Nyt, era un sostenitore d’Israele, tanto che la leadership governativa di Tel Aviv lo piange come «un amico cuor di leone d’Israele – parole di Netanyahu – impegnato nella lotta contro le bugie» e a sostegno granitico della civiltà giudaico-cristiana».
