
100.000 dollari a chi può fornire delle informazioni utili a catturare l’assassino di Charlie Kirk, il 31enne attivista conservatore vicino a Donald Trump. L’Fbi ha pubblicato le immagini di una «persona sospettata» dell’omicidio e si parla di centinaia di segnalazioni solo ieri. Ma inutili. Cattura annunciata due volte e poi smentita, ora i federali affermano di essere alla ricerca di una persona specifica, e che il sospettato «sembra essere in età universitaria». L’assassino, quindi, è ancora in libertà, ma nei boschi vicini alla Utah Valley University, dove Kirk stava tenendo il suo evento, è stata rilevata «un’impronta di scarpe (…) e l’impronta di un avambraccio», ed è stato trovato un vecchio modello di fucile da caccia calibro 30, avvolto in un asciugamano con un bossolo ancora in canna. Nel caricatore c’erano anche tre colpi non sparati. Secondo il Wall Street Journal gli investigatori affermano che sulle munizioni ritrovate sarebbero stati incisi «slogan transgender e antifascisti». Piuttosto difficile se non improbabile.
La storia dell’omicidio di Kirk, che lascia la moglie e due bambini piccoli di uno e tre anni, continua a sconvolgere gli Stati Unioti, vittime oggi più che mai della tifoseria arrabbiata anche in politica. Con le Nazioni Unite che a loro volta esagerano condannando rispetto a singoli atti di violenza. Da subito gli appelli del partito democratico a interrompere questa rincorsa violenta che -elenca Marina Catucci-, aveva avuto un ‘primo culmine’ con i tentati omicidi di Trump in campagna elettorale. Poi l’omicidio di Melissa Hortman, deputata democratica del Minnesota, e di suo marito, e i colpi sparati su un altro deputato democratico e di sua moglie, da parte di un uomo che aveva compilato una lista nera di 45 funzionari tutti democratici. In precedenza, l’attacco al marito dell’ex presidente della Camera Nancy Pelosi, l’invio di bombe a esponenti democratici da parte di un attivista Maga, i due uomini dell’ambasciata israeliana a Washington uccisi a colpi di arma da fuoco fuori dal Capital Jewish Museum, il rogo della casa del governatore della Pennsylvania Josh Shapiro. E il manifesto cita soltanto gli episodi più importanti.
Trump, però, imputa questa escalation violenta solo alla sinistra che la sua destra definisce «fuori controllo». E da subito il presidente ha annunciato l’intenzione di conferire a Kirk, postuma, la medaglia presidenziale della libertà. «Charlie era un gigante della sua generazione, un paladino della libertà e un’ispirazione per milioni e milioni di persone». Affermazione riferita a un attivista e influencer di estrema destra noto per le sue posizioni radicali e il sostegno alla libera circolazione di armi, sembrano alimentare ulteriore divisione in un paese già spaccato.
«L’esplosione di estremismo è fuori controllo», denuncia il deputato Hakeem Jeffries di New York, leader della minoranza democratica alla Camera. Il governatore dello Utah, il repubblicano Spencer Cox, che si è espresso più volte contro la retorica politica surriscaldata e le divisioni politiche, chiedendo di tornare a «toni umani», ha parlato in modo accorato di una nazione, che «presto celebrerà l’importante anniversario della sua fondazione, a pezzi». «È a questo che 250 anni di storia ci hanno portato? Io prego di no». All’indomani dell’omicidio alcune storiche università afroamericane hanno ricevuto minacce credibili, tanto che la Hampton University, la Virginia State University, la Bethune Coookman University , la Southern University e l’Alabama State University hanno cancellato le lezioni per il resto della settimana in via precauzionale, avverte ancora Marina Catucci.
«Trentuno anni, rampollo della borghesia buona di Chicago assurto a megafono della nuova destra nei campus americani pur non avendo lui frequentato università, né conseguito lauree. Charlie Kirk aveva fondato ‘Turning Point Usa’, una sorta di ‘fronte della gioventù’ del movimento Maga ed è stato, secondo molti, tra i responsabili della vittoria di Trump nel 2024», la sintesi di Luca Celada.
La sua organizzazione con sede a Phoenix registra un fatturato di 90 milioni di dollari l’anno in fondi destinati a convegni, simposi, workshop universitari e finanziamenti per candidati studenteschi conservatori. Kirk era una delle figure di spicco della ‘influencer army’ di destra, titolare di un podcast fautore di un inflessibile rigore ideologico reazionario, un commando in perenne servizio nelle guerre culturali progettate per un pubblico studentesco e giovanile da indirizzare verso un nuovo egemonismo di destra.
In ‘era obamiana’, si associa al ‘Tea Party’, poi l’avvicinamento all’orbita Maga doved che inizia l’inesorabile conquista del partito repubblicano. Milioni di seguaci social lo portano all’attenzione di Trump che nel 2016 lo fa parlare alla convention del partito. Durante il primo mandato sarà ricevuto alla Casa Bianca più di 100 volte. Dopo la sconfitta del 2020 ricopre un ruolo centrale nella tentata eversione (invierà 350 studenti alla manifestazione del 6 gennaio 2021). In seguito Kirk è stato latore, quando necessario, del ricatto del ‘primary method’ (se non ti metti in riga, non voti il decreto o non sostieni il ministro candidato dal presidente, finanzieremo un avversario più affidabile nelle primarie e ti stronchiamo la carriera).
Negli atenei, invece di limitarsi a proclami o programmi politici, Turning Point compila liste di docenti ‘sovversivi’, maccartismo operativo. Le liste di proscrizione sono usate per licenziare docenti ed amministratori denunciati da studenti ‘osservatori’ di Turning Point per aver insegnato argomenti proscritti o usato termini proibiti, come la ‘critical race theory’ o la ‘teoria gender’. «I successi di Kirk sono soprattutto predicati sul successo del suo podcast che ogni settimana ha trasmesso a milioni di seguaci la familiare piattaforma di attacchi, provocazioni e geremiadi, la miscela esplosiva di astio e recriminazione iniettata senza sosta nella sfera pubblica per tenere vivo il risentimento che anima il movimento».
«Nel mirino di Kirk e dei suoi apologi dell’esclusione ci sono le donne, gli stranieri, trans, esponenti progressisti (perfino Martin Luther King diventa agente del male per aver sostituito diritti civili ai valori ‘originari’ della costituzione). Poi sostegno assoluto ad Israele, denuncia della ‘anarchia sessuale’ responsabile della decrescita demografica. E i ‘valori fondamentali’: quelli occidentali e cristiani, un suprematismo malcelato declinato in xenofobia con suggestioni eugenetiche (la grande deportazione). La derisione della ‘ossessione empatica’ della sinistra».
La morte di Kirk oggetto certo di operazioni strumentali. Subito il mai silente Elon Musk («la sinistra è il partito degli omicidi»), e dallo stesso presidente che lo nomina ‘eroe nazionale’. «Kirk, come fa Trump, era uso utilizzare le parole come un cecchino, maestri entrambi di quella dialettica mutata in aggressione permanente che è marchio della destra nazional populista. Sorprendente semmai è che la parossistica polarizzazione e ora la violenza performativa del governo non abbiano prodotto già di peggio. L’assassinio di Charlie Kirk è destinato ora a moltiplicare le probabilità che avvenga proprio questo».