Droni russi fuori rotta diventano ‘quasi guerra mondiale’

Una deciva di droni russi violano la spazio aereo polacco e l’episodio diventa ‘allarme guerra mondiale’.  Il premier Tusk parla di «provocazione pericolosa», annunciando il ricorso all’art. 4 della Nato. Mattarella evoca l’«orlo del baratro»

Droni fuori rotta

Una decina di violazioni dello spazio aereo con l’abbattimento di diversi droni in territorio polacco: è la prima volta che  accade in uno Stato della Nato. Ma dopo una giornata di titoli strumentalmente allarmistici, da vigilia di guerra mondiale, la realtà dei fatti.  «Non ci sono oggi motivi per affermare che ci troviamo in stato di guerra, ma non c’è dubbio che questa provocazione è incomparabilmente più pericolosa, per la Polonia, rispetto alle precedenti», ha dichiarato ieri lo stesso premier polacco Donald Tusk in un discorso al Sejm, il parlamento polacco. Poi la ‘provocazione’ si è ridotta ad incidente. Più pericoloso in fatto o la reazione politico mediatica?

«A destare allarme è il fatto che ci si muove su un crinale dal quale si può scivolare in un baratro di violenza incontrollata», ha ammonito dall’Italia il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Incidenti consueti, reazione insolita

«Un anno fa, nessuno parlava di ‘baratro’ nell’Europa centro-orientale, nemmeno quando Lettonia e Romania avevano segnalato violazioni dei propri cieli da parte di velivoli russi», rileva Giuseppe Sedia sul manifesto. Ad essere diversa, la dimensione dell’episodio, ma soprattutto il clima politico europeo a spinta ‘volenterosa’. Ma già prima di mezzogiorno, la portavoce del Ministero dell’Interno polacco, Kinga Gałecka, aveva confermato il ritrovamento di sette droni e dei resti di un missile, forse utilizzato dall’esercito polacco per neutralizzare gli Uav. E ieri mattina, gli aeroporti di Varsavia e Lublino sono stati chiusi per alcun ore.

L’articolo 4 della Nato

«Per la prima volta dall’inizio del conflitto attuale, i droni non sono giunti dal territorio ucraino, come accadeva in precedenza per errori di navigazione, disorientamento dei sistemi o provocazioni russe di portata limitata», ha denunciato Tusk, annunciando il ricorso all’articolo 4 della Nato, che prevede una consultazione formale tra gli Stati dell’Alleanza Atlantica. La Polonia era già arrivata a un passo dall’invocare tale articolo, dopo l’esplosione del novembre 2022 al confine con l’Ucraina, che causò due vittime ma fu attribuita a un missile di difesa aerea ucraino. Da Tusk la denuncia cercando di evitare gli allarmismi di altri.

‘Muro anti-droni’ dell’Ue?

Polonia ed altri sul fronte più allarmato, riprendono Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell’Unione: parlando di un «muro antri-droni». La presidente della Commissione europea aveva definito l’episodio «una violazione sconsiderata e senza precedenti dello spazio aereo polacco ed europeo da parte di oltre 10 droni russi Shahid. L’Europa esprime piena solidarietà alla Polonia».

La versione di Mosca

‘Troppo preti per per trarre conclusioni definitive’ -dice il giornalismo serio-, e nel frattempo l’incaricato d’affari russo a Varsavia, Andrei Ordash, ha affermato che i droni in Polonia «sono volati dal lato dell’Ucraina», smentendo Tusk. A contraddire la versione di Mosca sono però i suoi alleati a Minsk: secondo Afp, le forze bielorusse avrebbero distrutto droni che avevano «perso la rotta» a causa di disturbi elettronici, avvertendo Varsavia dell’arrivo di altri velivoli. Il sospetto legittimo di un allarme ‘favirito’ scientemente da qualcuno.

Alcuno dati certi

«Per tutta la giornata Londra, Berlino e Parigi hanno inneggiano all’intollerabile provocazione di Mosca ai danni di un membro della Nato, Varsavia ha chiesto che nella riunione dei 32 rappresentanti si discutesse dell’applicazione dell’Articolo 4 del Patto, la Bielorussia di aver avvertito per tempo Varsavia e Vilinius della presenza di velivoli fuori controllo e il Cremlino ha provato a smontare la polemica sul nascere – ’la Polonia diffonde miti per aggravare la crisi ucraina’ – dicendosi anche pronta a un eventuale confronto», scrive Sabato Angieri che poi sorprende: «Ma l’unico Paese ad avere il mezzo adatto nel posto adatto quando l’attacco è stato lanciato era, potenzialmente, l’Italia».

Ruolo degli aerei spia italiani

Si tratta di uno dei due G550 che il nostro Paese, durante il governo Berlusconi (2011), acquistò dalle Israel Aerospace Industries di Tel Aviv per la cifra enorme di circa un miliardo di euro nello scambio con i 30 Aermacchi da addestramento M-346 e di un sistema satellitare per l’esercito. L’Italia nel 2020 (governo Conte) ne ha ordinati altri 8, due dei quali saranno modificati dalla statunitense L3Harris Technologies con strumenti offensivi per la guerra elettromagnetica (per 300 milioni di euro), portando gli acquisti dell’Italia da Israele a cifre record e la nostra aviazione ai primi posti in Europa per capacità di intelligence.

G550 sul fronte est

«Da quando è iniziata l’invasione russa in Ucraina, i due G550 italiani sono stati assegnati al controllo del cosiddetto «fianco est» della Nato, in pratica la lunga linea che dal confine polacco-ucraino sale fino al Mar Baltico, e sono di stanza nella base estone di Amari. La loro rotta abituale fa la spola tra il territorio di Vilnius, i Paesi baltici, il Corridoio di Suwałki (striscia di terra lituana che separa Kaliningrad – russa – dalla Bielorussia) e la Polonia. Quando la scorsa notte uno dei G550 era in volo i droni russi erano diretti verso i confini di Varsavia. D’altronde, questo è il loro compito».

Sui canali Telegram russi che si occupano di geopolitica da ieri mattina c’è una mappa che rappresenta il confine orientale polacco e una figurina di un aeroplano con una bandierina e la scritta «Italii». In altri termini, tutti sanno che gli assetti più avanzati presenti in zona appartengono all’aeronautica di Roma.

 

 

Tags: Polonia Russia
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