
L’Assemblea nazionale ha votato con 364 voti favorevoli e 194 contrari per estrometterlo, decretando così la fine del suo governo di minoranza. Altri 25 parlamentari hanno deciso di astenersi. E proprio le dimensioni della sconfitta aggravano uno scenario già assai caotico, che rischia di trasformare la Francia nel ‘grande malato’ d’Europa, a causa di una continua instabilità politica, che si sta cronicizzando. La situazione, infatti, è notevolmente peggiorata, soprattutto per le palesi contraddizioni dimostrate dalle strategie finanziarie adottate dall’esecutivo che, roso dai debiti, cerca soldi per colmare i ‘buchi’ di bilancio, ma nello stesso tempo spende e spande in armamenti, per soddisfare le foie di ‘grandeur’ di Monsieur Macron. Non solo, ma si prepara (o, almeno, si accingeva) a prendere di mira pensioni e servizi sociali. Per non parlare di possibili nuove tasse.
Le Figaro riporta efficacemente il clima vissuto dentro l’Assemblea Nazionale in occasione dell’intervento di Bayrou. È uno specchio eloquente del travagliato momento storico che vive la Francia: «In un discorso durato 40 minuti – scrive il giornale parigino – il Capo del governo ha descritto un Paese ‘sull’orlo del baratro’ e ha elencato le carenze della Francia. Produzione, squilibrio nel sistema pensionistico, edilizia abitativa, sovraindebitamento. ‘La nostra prognosi vitale è incerta’, ha profetizzato, in un’Aula piuttosto calma, fatta eccezione per alcuni deputati del LFI che si sono fatti sentire. ‘Avete il potere di rovesciare il governo ma non di cancellare la realtà’, ha dichiarato il Premier».
Che la sfiducia fosse nell’aria, faceva parte delle previsioni, ma che la coalizione di maggioranza si sgretolasse fino a questo punto, nessuno arrivava a pensarlo. Invece, la frattura si è verificata e, attenzione, secondo gli analisti, a ‘tradire’ sarebbero stati gli esponenti del centro-conservatore di Les Republicains. Un messaggio trasversale per chi ora è chiamato a mettere i cerotti, cioè proprio il Presidente Emmanuel Macron. Il quale, notoriamente, è uno che non sa perdere e che ama visceralmente il potere quasi regale dell’Eliseo, senza però avere le stimmate di statisti come De Gaulle, Mitterrand o Giscard d’Estaing. Per cui, quando l’anno scorso è stato sconfitto alle Europee, ha giocato d’azzardo. Ha sciolto il Parlamento pensando di ‘incassare’, indicendo elezioni legislative anticipate. Ma gli è andata male e gli elettori hanno bocciato di nuovo il suo partito. A questo punto, vista la mala parata, Macron ha preferito arrampicarsi sugli specchi e tirare a campare. Varando governi di minoranza (ricattabili) e a scadenza programmata, come le caciotte. «Il risultato della mossa azzardata da Macron – sostiene la BBC – è stato un Parlamento diviso e in stallo, che ha reso difficile per qualsiasi Primo ministro ottenere il sostegno necessario per approvare le leggi e il bilancio annuale. Il Presidente Macron ha nominato Michel Barnier lo scorso settembre, ma nel giro di tre mesi l’uomo che ha negoziato la Brexit per l’UE è stato escluso: il periodo più breve dall’inizio della Quinta Repubblica francese del dopoguerra».
Ora, però, è toccato al suo successore, Bayrou, rendendo sempre più irta di ostacoli la strada per trovare una soluzione alla crisi politica. Infatti, sciogliere l’Assemblea nazionale adesso, col Paese praticamente in ginocchio, significherebbe consegnare il prossimo governo nelle mani dell’attuale opposizione. Destra o sinistra che sia. Entrambi gli schieramenti, dal Rassemblement National della Le Pen alla Sinistra di Melanchon (France Insoumise), continuano a chiedere anche le dimissioni di Macron, per andare a elezioni presidenziali anticipate (di regola, fissate per il 2027). Ma da questo orecchio l’attuale inquilino dell’Eliseo non ci sente: è pronto a mandare tutta la Francia alla malora, pur di non perdere la poltrona che sente sua, quasi come un sovrano merovingio, gli unti dal Signore. Per questo, dicono sempre gli analisti della BBC, «dovrà probabilmente scegliere tra la nomina di un quinto Primo ministro in meno di due anni, che rischia ancora una volta di lavorare con i tempi contati, o la convocazione di elezioni anticipate per il Parlamento, il che potrebbe portare a un’Assemblea nazionale ancora più ostile». Ed è nella prima direzione che Macron cercherà di muoversi molto velocemente, anticipando per quanto è possibile la preoccupata reazione dei mercati.
II chiodo fisso di Bayrou (ma anche delle società di rating) è la crisi del debito francese. Lui propone un drastico taglio della spesa pubblica (tranne quella militare, che è ‘esplosa’), a cominciare da una revisione del sistema pensionistico e del welfare in generale. La Francia è andata progressivamente in crisi debitoria, perché le risorse veicolate dallo Stato molte volte non massimizzano anche la ricchezza collettiva, ma servono solo a creare consenso. Elettorale. Soldi gettati dalla finestra, insomma, che non rendono per il bene collettivo. Così i governi hanno speso più soldi di quanti ne abbiano incassati. Di conseguenza, si sono indebitati per coprire i buchi di bilancio. All’inizio del 2025, il debito pubblico francese ammontava a 3.345 miliardi di euro, cioè il 114% del Pil. È il terzo debito pubblico più alto dell’Eurozona, dopo Grecia e Italia, ed equivale a mettere sul groppone di ogni francese la bellezza di 50 mila euro di ‘pagherò’. Il deficit di bilancio nel 2024 era pari al 5,8% del Pil e quest’atto non si schioderà dal 5,4%. È un indice troppo alto e il debito complessivo continuerà a crescere. Risultato: potrà sembrare una barzelletta, ma come capita in certe storielle da ristorante, quando vi presentano un conto che non ci si aspetta, nessuno vuole pagare. E c’è il rischio che tutti finiscano per dover lavare i piatti. Non è uno scherzo.
Concludiamo il nostro articolo con un’ultima notizia, riportata a corredo del pezzo principale da Le Figaro, e che dà conto e ragione dell’ambientino che aspetta il prossimo Primo ministro, che certamente Macron manderà allo sbaraglio. Riguarda il blocco totale dei trasporti per una protesta sindacale che paralizzerò la Francia. Prevista anche la chiusura di scuole e molti uffici pubblici: obiettivo, in primis, la riforma delle pensioni. «Circa ‘80.000 gendarmi e poliziotti’ – annuncia il giornale – saranno mobilitati mercoledì per prevenire disordini nella protesta sociale ‘Blocca Tutto’, ha comunicato lunedì sera Bruno Retailleau, Ministro dell’Interno che si dimetterà presto. ‘Non tollereremo alcun blocco, alcuna violenza, alcuna azione di boicottaggio, ovviamente’, ha aggiunto Bruno Retailleau a France 2, che questa mattina incontrerà tutti i prefetti per discutere della mobilitazione del 10 settembre. Il Presidente dei Repubblicani ha duramente criticato ‘La France Insoumise’ e il suo leader Jean-Luc Mélenchon, accusandoli di voler ‘alimentare le braci dell’esasperazione della rabbia del popolo francese’ . I ribelli ‘vogliono creare, come ho indicato, un clima insurrezionale ‘, ha denunciato. Analizzando la genesi e l’evoluzione del movimento del 10 settembre, il ministro ha osservato che «all’inizio c’è stata una mobilitazione cittadina che è stata poi confiscata e deviata»
Però, non ce lo dimentichiamo. Tutto questo circo Barnum che ruota intorno all’attuale governance transalpina, è prima di tutto il risultato di una pessima gestione delle finanze dello Stato, ma anche la risultante di una interpretazione napoleonica della presidenza della Repubblica francese. Certo, non mancano le attenuanti ‘generiche’, come per molti altri Paesi, perché la crisi è stata trasversale ed ecumenica. Ma la Francia ne è uscita peggio di altri. E se Bayrou è stato l’agnello sacrificale, consumato dai riti di una politica vecchia, arruffona, imbonitoria e fatta da mestieranti, Macron, in qualità di capo dello Stato, ne ha rappresentato la fallimentare musa ispiratrice.