Robin Hood a rovescio, toglie ai poveri per i ricchi e il 57% non lo ama

‘Il 57% degli americani boccia Trump’, il sondaggio Nbc. I giudizi più severi sul presidente Usa su economia e salute. Poco più di quattro americani su 10 (43%) approvano l’operato di Trump, Robin Hood all’incontrario. La maxi-legge fiscale sponsorizzata da Donald Trump e promossa dal Congresso Usa a luglio per applicare l’agenda economica del presidente.

Sondaggio Nbc News Decision Desk

Poco più di quattro americani su 10 (43%) approvano l’operato di Trump, in linea con una rilevazione di giugno, mentre il 57% la disapprova. I giudizi più severi riguardano le questioni economiche, con solo il 41% che approva la sua gestione del commercio e solo il 31% quella dell’inflazione. Ma anche sui vaccini, rispetto ai quali c’è un forte sostegno bipartisan.

Sceriffo fanfarone

«Chicago è un posto molto pericoloso e abbiamo un governatore a cui non importa nulla della criminalità. Posso risolvere la questione molto rapidamente ma prenderò una decisione su come procedere nei prossimi due giorni». Lo ha detto Trump parlando con i giornalisti, sostenendo che «a Washington in un arco di 12 giorni abbiamo praticamente risolto il problema della criminalità.

Solo operai col timbro

Dopo il raid nella fabbrica Hyundai in Georgia che ha portato all’arresto di oltre 300 operai sudcoreani, Trump avverte le aziende straniere di assumete lavoratori ‘legali’. «Invito tutte le aziende straniere che investono negli Stati Uniti a rispettare le leggi sull’immigrazione del nostro Paese. I vostri investimenti sono benvenuti e vi incoraggiamo a impiegare legalmente i vostri dipendenti più brillanti, dotati di grande talento tecnico, per realizzare prodotti di livello mondiale», ha scritto il presidente su Truth.

«Faremo in modo che ciò sia possibile in modo rapido e legale. In cambio, vi chiediamo di assumere e formare lavoratori americani. Insieme, lavoreremo tutti duramente per rendere il nostro Paese non solo produttivo, ma anche più unito che mai», ha aggiunto Trump.

Robin Hood a rovescio: toglie ai poveri per i ricchi

One Big Beautiful Bill Act (Obbba), la maxi-legge fiscale sponsorizzata da Donald Trump e promossa dal Congresso Usa a luglio per applicare l’agenda economica del presidente. Tagli alle tasse, concentrate sui redditi superiori, a cui si sommano generosi sussidi per il complesso militare-industriale e parallele decurtazioni del Welfare e della spesa sanitaria impatteranno non solo sul deficit americano, che aumenterà in prospettiva di 3.400 miliardi di dollari nel prossimo decennio, ma anche sulla distribuzione della ricchezza.

Congressional Budget Office

Il Congressional Budget Office, organizzazione bipartisan che monitora le politiche della Camera dei Rappresentanti e del Senato Usa e il loro impatto sul fisco a stelle e strisce, ha calcolato il totale delle risorse che saranno trasferite tra le varie fasce di reddito e l’impatto distributivo dello One Big Beautiful Bill Act, ritrovando interessanti dinamiche al suo interno.

Sconti fiscali

«A pesare in particolare sarà il combinato disposto tra la trasformazione in via definitiva degli sconti fiscali della riforma del 2017, l’abbattimento di molti pilastri dell’Affordable Care Act dell’era di Barack Obama e i tagli a Medicaid e al programma di assistenza alimentare ai cittadini con redditi più bassi (lo Snap)», denuncia Adrea Muratore su InsideOver.

Vincitori della manovra i più ricchi

Per il Cbo i cittadini nel 10% inferiore della distribuzione del reddito perderanno poco meno del 4% delle risorse a loro disposizione, tra reddito e trasferimenti, nel periodo 2026-2034, con un danno di 1.600 dollari l’anno, mentre chi è nel decile più alto aumenterà di 12mila dollari annui le sue disponibilità di fatto. Un terzo dei contribuenti Usa, in generale, si troverà con una situazione economica più precaria. E parliamo di cittadini nelle fasce più povere e emarginate della popolazione.

Effetti economici della legge fiscale di Trump

Più ricchi erano i cittadini Usa prima dell’approvazione della legge, più saranno beneficiati. Al contrario, più precaria era la loro situazione economica di partenza più lo diverrà in prospettiva. E a questo bisognerà aggiungere altri conti da pagare, come quello dei possibili rincari del costo della vita per i dazi che ad oggi, secondo diverse stime, vengono pagati all’80% da consumatori e cittadini statunitensi. Un cortocircuito di fronte alla narrativa di Trump, eletto soprattutto sulla scorta della percepita maggiore autorevolezza rispetto alla rivale Kamala Harris nella gestione dell’economia americana e sulla scia di una martellante critica della politica economica degli Usa nell’era di Joe Biden, accusata da The Donald di contribuire a rendere più fragile l’America e i suoi cittadini.

Gli americani non sono macroeconomisti

Come nota The Hill, «i repubblicani hanno respinto le proiezioni del Cbo, sostenendo che non tengono conto dell’ampio impulso economico fornito dai tagli fiscali, un beneficio dinamico che, secondo i repubblicani, avvantaggia le persone di tutti i livelli di reddito». Questo però sconta un problema politico di fondo già frainteso dai democratici nell’era di Joe Biden: i cittadini non sono macroeconomisti. Nell’era Biden gli interventi di ingegneria industriale, rilancio della manifattura e spinta sull’innovazione crearono una robusta crescita del Pil che però si scontrava con l’alta inflazione e l’insicurezza percepita dai cittadini americani.

Da Biden a Trump

Trump deve evitare di cadere nello stesso errore: pensare che una crescita trainata dalla spesa in conto capitale delle Big Tech, dall’euforia per l’intelligenza artificiale e dalla forza di colossi come Nvidia sia la dimostrazione di un’insindacabile capacità di governo dell’economia. Il cittadino Usa percepirà con maggior attenzione il prezzo della benzina, dell’affitto o degli alimentari (celebre la polemica delle uova) rispetto ai dati del Pil.

E sentirsi defraudato di sussidi e appoggi statali potrà contribuire a creare in molti statunitensi un clima di tensione e frustrazione in vista delle Midterm 2026. Dove, una volta di più, l’economia sarà il cavallo di battaglia principale. Arrivarvi con la nomea del Robin Hood alla rovescia rischia di essere un duro autogol per il presidente.

 

 

 

 

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