
«Come si è visto in seguito alla polemica Salvini/Macron e a quella (più grave e più stridente) Von der Leyen/Merz, quando si parla di soldati sul terreno a protezione di Kiev la solidarietà resta di facciata. C’è poi l’atteggiamento dell’opinione pubblica europea, decisamente in controtendenza rispetto alla narrazione dell’establishment e di alcuni editorialisti di complemento», riporta il Corriere della Sera.
La Polonia, il Paese più vicino alla linea del fronte, storicamente preoccupato dell’aggressività russa, è un caso emblematico. Dall’inizio della guerra, l’Ucraina ha perso 14 milioni di cittadini – da 42 a 28 milioni – in gran parte fuggiti o riparati all’estero. Un’emorragia che include donne, minorenni e disertori. La Polonia non ha esitato a fornire un sostegno totale per un valore di 15 miliardi di zloty di contributi bellici. Ad esempio, sono stati addestrati più di 25 mila soldati ucraini. Il parlamento polacco ha promulgato una legge sull’assistenza ai cittadini ucraini, che prevede fra l’altro il codice fiscale per l’accesso ai servizi pubblici.
Dopo avere generosamente accolto e aiutato milioni di persone e avere sostenuto militarmente la resistenza, i polacchi cominciano però a chiedere il conto di sacrifici che rischiano di essere procrastinati all’infinito e senza risultati. Così oggi, migliaia di rifugiati sono disperati: avvertono l’ostilità dei polacchi e non possono tornare a vivere sotto le bombe russe. Molti poi non vorrebbero tornare in un Paese devastato e sotto minaccia russa anche dopo un eventuale trattato di pace.
Il neo presidente Karol Nawrocki, nazionalista, ha imposto una serie di restrizioni e non vorrebbe prorogare la legge sugli aiuti promulgata all’indomani dell’invasione. O pretende almeno di ridurne la portata. «Dopo tre anni e mezzo, la legge deve essere modificata», sostiene. La sua proposta: tagliare gli aiuti sociali e l’accesso all’assistenza sanitaria gratuita ai rifugiati che non lavorano. I loro figli non avranno più diritto all’assegno familiare 800 + (800 zloty, pari a 187 euro). Una mazzata su centinaia di famiglie ucraine che già vivono in condizioni precarie nei rifugi e in alloggi messi a disposizione dalle municipalità. Mentre molti giovani, anche per timore di essere richiamati alle armi, cercano di emigrare in altri Paesi, per gli anziani non c’è altra speranza che l’aiuto del governo polacco, peraltro più favorevole della pensione che riceverebbero in patria. Naturalmente sui social circolano le fake news della propaganda populista, fedele al mantra che gli stranieri approfittatori stanno meglio dei «nostri».
La Polonia ha accolto quasi un milione di ucraini. Dopo la Germania, è il Paese dell’Ue che ha compiuto lo sforzo maggiore. Ma gli ucraini (e soprattutto le ucraine) fanno dumping nel mercato del lavoro, fanno lievitare gli affitti, utilizzano come i polacchi i servizi sanitari e sociali. Un’altra causa di malcontento è stata la «battaglia del grano» condotta dagli agricoltori polacchi penalizzati dai corridoi aperti per consentire l’esportazione dei prodotti ucraini nei Paesi europei. Ci sono state manifestazioni sotto lo slogan «Fermate l’ucrainizzazione della Polonia!». I nazionalisti del PiS e i sostenitori della Confederazione, raggruppamento libertario di estrema destra, alimentano il risentimento che ha portato Karol Nawrocki al potere.
In questo senso, il caso polacco è emblematico della deriva populista in cui sta precipitando l’Europa nel suo insieme. La guerra in Ucraina ha fatto lievitare le spese militari e la fattura energetica, ha reciso le relazioni economiche con la Russia, presenterà il conto della ricostruzione: un «pacchetto» di conseguenze che è oro colato per i movimenti populisti. Naturalmente, la narrazione populista nasconde il fatto che la grande maggioranza degli ucraini che vivono in Polonia lavorano e pagano le tasse contribuendo al Pil nazionale. Il rischio è che lo scontro politico con il premier Donald Tusk si riverberi sulle decisioni della Ue. D’altra parte, anche per la storica avversione a tutto ciò che arriva da Mosca, la Polonia resta il principale alleato degli Usa e il più determinato sostenitore militare dell’Ucraina. Sempre che l’anima europeista prima o poi non risulti minoritaria rispetto a quella identitaria e nazionalista.
Un altro aspetto non trascurabile rispetto alla narrazione mainstream del conflitto è la stanchezza degli ucraini, soprattutto dei giovani. Nonostante le pene altissime, sono diverse migliaia ogni mese (oltre 10 mila nei primi quattro mesi dell’anno) i procedimenti per abbandono dei reparti al fronte, renitenza alla leva e diserzione. Data la gravità della situazione, il parlamento ha depenalizzato il primo tentativo di fuga a patto che il soldato torni nei ranghi. A parte, la situazione al fronte, l’emorragia di cittadini in tanti settori della società fa lievitare le incognite sul futuro di un Paese tutto da rimettere in piedi.
Un sondaggio della Democratic Initiatives Foundation ha rivelato che tra calo dei redditi e disillusione quasi il 40% degli ucraini ha smesso di donare alle forze armate. Nonostante gli ultimi sviluppi sullo scacchiere diplomatico, le speranze di pace sono ancora lontane. La Russia ha intensificato i bombardamenti, con il chiaro intento di fiaccare la resistenza della popolazione civile e costringere Kiev alla resa. Ci sarebbe ancora spazio per un accordo. Ma l’illusione che l’Ucraina possa ancora vincere non fa che alimentare il suo calvario.