Per tornare ad ascoltare i popoli oppressi

«Facciamo un passo di lato e proviamo ad ascoltare chi per primo ha il diritto di parlare e che parla meno di tutti – e lo facciamo mettendo la nostra voce al servizio della loro arte viva e dei giovani poeti. Alla fine è questo: proviamo a restituire quello spazio che – anche in buona fede – a volte togliamo per dire la nostra, quando ciò che abbiamo il dovere di fare è ascoltare quello che i palestinesi – e come loro tutti i popoli oppressi e sotto attacco – hanno da dirci».

Queste le parole di Giorgia Capoccia, artista e attivista di Città della Pieve. Le ha pronunciate con gentilezza, qualche giorno fa, quando un numeroso gruppo di cittadini ha scelto di esserci, di incontrarsi in un luogo pubblico nella realtà e non virtualmente, di sedersi o restare in piedi ma non in ascolto passivo, non replicando all’aria aperta l’atteggiamento da spettatori dell’arena televisiva. Senza il richiamo del personaggio famoso. Per coscienza.

Nel piccolo paese in cui abito, San Quirico d’Orcia, questo miracolo è avvenuto qualche giorno fa; le persone hanno fatto un passo di lato, davvero, e hanno letto una serie di poesie scritte da giovani poeti palestinesi dopo il 7 ottobre 2023. Alcuni di questi giovani poeti sono morti sotto le bombe, hanno lasciato versi di dolore e speranza, di sbigottimento di fronte all’indifferenza. All’indifferenza pavida dell’Occidente democratico votato al suicidio etico e politico.

Il gruppo di cittadini con la «Piccola maratona di poesia palestinese» ha occupato pacificamente e decisamente un luogo fisico, una strada davanti alla libreria Vald’O che si batte perché esistano ancora luoghi che nutrono memorie e coltivano comunità. Altri coraggiosi cittadini il 4 settembre alle 18, sempre raccogliendo l’invito di Giorgia, occuperanno pacificamente il Cortile di Palazzo Corgna a Città della Pieve. E verso la fine di settembre, il 21, la piccola maratona per leggere insieme poesia contemporanea palestinese si sposterà a Monteleone d’Orvieto nell’Officina Imagination Lab.

Conoscere e riconoscere l’Altro è il primo antidoto contro la sua disumanizzazione:

ci incontriamo e conosciamo e riconosciamo il popolo palestinese – che esiste e resiste», questa è l’idea. E lo facciamo in una coralità comunitaria, fuori da ogni protagonismo, diventando voce di chi non ce l’ha. Per resistere e continuare a esistere.

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