Contro i suprematisti e i loro tappetini

C’è chi si sorprende di fronte al fatto che gli epigoni di quelli che ieri reggevano il bordone ai nazisti, facevano le spie per loro, denunciavano partigiani e indicavano dove si nascondessero gli ebrei, aiutando le SS a meglio organizzare la deportazione nei campi di concentramento, oggi puntano il dito accusando mezzo mondo di antisemitismo.

Capito? I figli e i nipoti di quelli col busto del Duce a casa e che vantano travestimenti nazisti e cimeli nostalgici, oggi spavaldi come mai sono i più grandi sostenitori dei criminali che si fregiano dello sterminio di bambini, donne, civili inermi, della distruzione di scuole, ospedali e case, della deportazione di una popolazione allo stremo, affamata e umiliata. Anzi, quando possono, si ispirano alle bizzarrie di Trump e alla ferocia di Netanyahu anche in salsa nostrana.

Non bisogna sorprendersi. Paradossalmente vantano anche una certa coerenza. Sono sempre dalla parte dei suprematisti, razzisti e invasati da una qualche forma di religione feroce. Parteggiano per i feroci contro gli inermi, per i ricchi contro i poveri, per chi asfalta, devasta, fa carneficina di animali e contro chi studia, pensa che i diritti siano per tutti, fa solidarietà.

Forti con i deboli e deboli con i forti. Questo erano, questo sono e saranno.

Sono un problema. Ovvio, vista la democrazia sempre meno democratica in cui viviamo, tentativi di repressione e l’evidente camicia nera culturale che cercano di far indossare a un paese non fascista. Ma almeno sappiamo chi sono e com’è la pensano, conosciamo le loro scelte di un mondo peggiore, belluino, inquinato, ingiusto.
La questione è che gli altri ci preoccupano. Quelli che pensano di vivere in una democrazia compiuta, che ascoltano le verità dei media come fossero oggettive, per lo meno verificate in quanto verità e non dettate a braccio e vestite a festa da criminali assassini. Nella storia svolgono anche loro un ruolo. Con il silenzio complice, adeguandosi alla narrazione tossica. Quando ammazzano a sangue freddo un giornalista di Al Jazeera lo definiscono – a primo istinto, secondo le veline israeliane, note fonti affidabili – giornalista-terrorista; poi di fronte alla rivolta dei lettori e dei cittadini ci ripensano e cancellano la vergogna (che comunque resterà).

Quest’ultimo esempio per dire che comunque ci sono ancora tanti cittadini che non obbediscono al gioco assurdo della propaganda e dell’obbedienza a qualunque forma di ottusità e volgarità espressa dal potere. Sono quelli che credono nella democrazia e nella partecipazione, che non si battono sui social o nelle raccolte firme virtuali, ma nella vita di ogni giorno, dando esempio di cultura, libertà e spirito critico nell’azione quotidiana.
E sono tanti. Siamo tanti, molti di più dei criminali e dei loro tagliagole, molti di più dei loro galoppini, degli urlatori di fandonie a gettone che invadono i media, di quelli che fondono arte e cultura e di fronte alle posizioni più fasciste, becere e suprematiste fingono disinteresse etereo, pensano che il problema sia un altro (è sempre un altro per i pavidi), esprimono decise posizioni alla camomilla tessute da luoghi comuni penosi.

Siamo molti di più e dobbiamo tenerci da conto, agire insieme per il bene comune, smetterla di chiudersi nelle scatolette virtuali e agire nella realtà. Col poco e con niente che possiamo, ma facendo del pensiero un’azione e non dell’indignazione un click che la esorcizza e ci mette a posto con la coscienza.

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