Europa-Cina: ‘no’ alla parata ma ‘si’ a magneti e terre rare

L’Europa non manderà i suoi leader alla parata in Piazza Tienanmen a Pechino per gli 80 anni della fine della guerra mondiale. Ma accelera l’import record di magneti e ‘terre rare’ cinesi per le sue industrie, pagando cifre considerevoli. E senza indignarsi.

Un festival dell’ipocrisia

Una manifestazione epocale in occasione delle cerimonie per l’80. Anniversario della fine della Seconda guerra mondiale che, per i cinesi, significa soprattutto la storica vittoria sul Giappone, da cui erano stati invasi, a partire dalla Manciuria, negli Anni Trenta. La notizia non è ancora ufficiale, ma il South China Morning Post di Hong Kong l’anticipa in esclusiva. Una presa di posizione che sarebbe causata dalla presenza di Vladimir Putin, con i quali i ‘volenterosi’ che sostengono l’Ucraina vogliono mantenere le distanze. Ma i risvolti di una tale scelta, ampiamente di facciata, sono contraddittori: l’Europa intende ‘punire’ la Cina per il suo appoggio alla Russia, ma poi continua a fare lauti affari, anzi a incrementarli, in tutti i settori immaginabili dell’economia.

«Gli inviati europei a Pechino – scrive il South China – stanno discutendo su come saltare la grande parata militare cinese del mese prossimo, dopo aver appreso della presenza del Presidente russo Putin e la possibile partecipazione di truppe russe.

Ancora Ucraina anche sulla Cina

Secondo il giornale, funzionari diplomatici del Vecchio continente hanno anche avanzato un’altra preoccupazione. Che alla sfilata possano essere presenti truppe russe che hanno combattuto sul fronte ucraino. Per gli europei, che si stanno svenando per sostenere Kiev, sarebbe uno smacco. Anche se occorre dire che, nel programma ufficiale, non c’è alcuna conferma che le truppe russe prenderanno parte alla parata. Inutile dire che la sfilata di reparti perfettamente inquadrati, ma soprattutto di blindati e missili di ultimissima generazione, sarà un’occasione ideale per mostrare al mondo la crescente potenza cinese. «A giugno – si legge sul Post – Wu Zeke, vice capo dell’Ufficio di guerra presso il Dipartimento di Stato Maggiore congiunto della Commissione militare centrale, ha affermato che la parata avrebbe evidenziato la volontà della Cina di ‘difendere con risolutezza’ l’ordine post-seconda guerra mondiale e che avrebbe messo in mostra le capacità di combattimento e le tecnologie emergenti dell’esercito».

«Oltre a una nuova generazione di armi e equipaggiamenti tradizionali – scrive il giornale – alla parata parteciperanno anche una serie di nuove forze di combattimento, tra cui sistemi di intelligence senza pilota, sistemi di combattimento sottomarini, nonché sistemi informatici e ipersonici».

Assenza solo d’immagine

Mostrare un profilo basso, può essere un messaggio valido fino a un certo punto. Può funzionare con l’opinione pubblica (i propri elettorati), ma non inganna gli analisti ‘che sanno’, cioè che hanno i numeri dei denari che si scambiano Europa e Cina col business. E là, credeteci, i boicottaggi sono solo di facciata. Comunque, come sempre capita in queste occasioni, anche tra gli ambasciatori c’è stato lo scappa-scappa. Alcuni inviati hanno deciso di non partecipare dice il Post – mentre altri, hanno scelto di andare in ferie o all’estero per le vacanze nello stesso periodo. L’ambasciatore dell’Unione Europea in Cina, Jorge Toledo, non avrebbe partecipato alla parata, secondo una fonte. Un altro ha affermato che «l’Europa potrebbe inviare un messaggio forte sulla sua unità e posizione sulla guerra in Ucraina, se i suoi ambasciatori si coordinassero per saltare la parata».

Precedenti e il sud del mondo

Il quotidiano di Hong Kong ha poi voluto ricordare che in un’altra solenne parata militare (quella per il 70. della vittoria) nel 2015, i Ministri degli Esteri di Francia, Ungheria e Italia hanno partecipato all’evento, mentre la Repubblica Ceca e la Serbia hanno inviato i loro Presidenti. Erano presenti anche l’ex premier britannico Tony Blair e l’ex Cancelliere tedesco Gerhard Schröder. Ma, per ampliare il parterre, quest’anno i cinesi hanno pensato di far coincidere le celebrazioni e la parata con il vertice della SCO, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. Questo ‘trucco’ ha garantito, in pratica, la presenza dei principali leader del Sud-est asiatico, mentre molti Paesi pare stiano inviando delegazioni di alto rango. «Secondo diverse fonti  è probabile che il Presidente indonesiano e il Primo ministro malese parteciperanno alla parata. Hanno affermato che anche il Vietnam dovrebbe inviare il suo Presidente. I leader di Cambogia, Laos e Myanmar dovrebbero partecipare al vertice SCO a Tianjin, prima di dirigersi a Pechino per assistere alla parata».

L’offensiva diplomatica di Xi

Le celebrazioni fanno parte dell’offensiva diplomatica che Xi Jinping sta portando avanti, massicciamente, in tutto il Sud-est asiatico. La Cina sta approfittando dell’assist formidabile che l’Occidente, America in testa, le sta fornendo con dazi, quote e penalizzazioni commerciali di ogni sorta. Tutte mosse che, con un effetto-domino, colpiscono ‘di sponda’ anche i Paesi vicini. Basti solo pensare alle tariffe doganali applicate ‘a strascico’ al Vietnam o all’Indonesia. Anche per questo, Xi ha visitato la regione ad aprile, facendo con tappa in Vietnam, Malesia e Cambogia. Ha invitato tutti a opporsi al bullismo unilaterale e all’egemonismo, riferendosi ai dazi doganali di Trump e, in generale, all’atteggiamento arrogante dell’Occidente, Europa compresa.

‘Minaccia strategica’ o amica obbligata?

Quello col Vecchio continente è un capitolo ancora tutto da scrivere. L’Unione, con la Von der Leyen in testa, nelle sue linee strategiche ha dipinto la Cina non come un possibile partner, ma come un avversario, una minaccia. Tranne poi fare qualche giravolta, quando si è accorta che Pechino è una sponda ancora insostituibile nelle catene di approvvigionamento. A cominciare dalle ‘terre rare’ e dai semilavorati. «Il mese scorso l’Unione Europea è rimasta il maggiore acquirente di ‘magneti ‘cinesi da terre rare’. Le 2.140 tonnellate spedite al blocco dei 27 paesi hanno rappresentato il 38 per cento delle esportazioni. Si tratta di un aumento del 57 per cento su base mensile, dopo un aumento più che triplicato registrato a giugno, quando la Cina ha dichiarato che avrebbe accelerato le approvazioni delle licenze di esportazione per i magneti permanenti.

La Germania è stata il maggiore importatore mondiale di magneti permanenti cinesi a luglio, con 1.116 tonnellate, con un aumento del 46 per cento rispetto a giugno. Ma i tedeschi non vanno alla parata militare. Ma poi che fanno? Si calano le maschere e si mettono una mano sul petto, dal lato del portafoglio?

 

Tags: Europa-Cina
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