
Il risultato apparente dell’incontro in Alaska, accorciato a tre ore senza pranzo delle delegazioni. Il presidente russo è arrivato in America da interlocutore paritario. Donald Trump non ha ottenuto di essere il pacificatore. L’ipotesi di tregua o cessate il fuoco provvisorio neppure toccata. Resta da capire come evolverà ora il percorso diplomatico.
Sola certezza che la guerra per ora continuerà con la pressione russa nel Donbass. Il resto è solo di dubbi e paure. Che significa per Trump che ora tocca all’Europa e all’Ucraina parlare con Putin? Doveroso coinvolgimento di tutti o scaricabarile nell’impossibilità di convincere la Russia ma mantenere buone relazioni con Mosca su altre partite? Eppure molto è cambiato nel dramma ucraino, con l’Europa esclusa dal tavolo dei grandi perché prona all’Amministrazione Biden contro la Russia disastroso sul piano militare ed economico.
Nessuno sembra disposto a riconoscere errori politici del passato ma molti ora temono di giocarsi la poltrona in seguito alla pace in Ucraina alle condizioni della Russia ultra sanzionata.
Simboli: I caccia F-35 dell’USAF che scortano l’Ilyushin presidenziale sul quale viaggia il presidente russo Putin. Tappeto rosso e sorvolo d’onore di un bombardiere B-2 e alcuni F-35 fino al trasferimento dei due presidenti a bordo della limousine presidenziale americana. Un ostentato il rilancio dell’amicizia oltre le relazioni, russo-americane. Relazioni bilaterali sul piano strategico (Artico e nucleare), economico (sanzioni e dazi) e politico. Sull’Ucraina, Kiev, Ue e ‘Volenterosi’, se la vedano loro come insistentemente richiesto. Mossa ‘scaricabarile’ rispetto all’insistere su impossibili integrità territoriali di fine guerra.
Russi e americani tornano a cooperare a livello globale riconoscendosi come grandi potenze di pari dignità la prima novità chiave difficile da ingoiare per il cosiddetto ‘Occidente collettivo’, Europa per prima. Più volte Orteca su Remocontro ci ha sottolineato come Cina, India, BRICS, Corea del Nord, Iran… sono stretti alleati di Mosca. E Oggi gli Stati Uniti hanno più bisogno di Mosca di un rapporto bilaterale amichevole.
Irrisolta la guerra in Ucraina. Gli Stati Uniti non possono decidere per Kiev e per i suoi alleati europei, né hanno interesse a farlo per il pieno rilancio delle relazioni con Mosca. Dichiarazioni finali senza domande ammesse, con Trump che non poteva presentare soluzioni, salvo sottolineare la volontà di Putin di giungere alla pace. E il presidente russo, che ha parlato del popolo ucraino «fratello, anche se può sembrare strano dirlo oggi». E ribadire che Mosca vuole una soluzione che tenga conto delle cause che lo hanno scatenato, e non un cessate il fuoco temporaneo.
Politica e media di rincalzo in Europa sottolinea la ‘non soluzione ucraina’. Ma non era questo il vero motivo del vertice. E la svolta che c’è stata ma non piace né a Kiev né agli europei, in molti scelgono di ignorarla. «Un vero accordo di pace, che metterebbe fine al conflitto, e non a un semplice accordo di cessate il fuoco, che spesso non viene rispettato», dichiara Trump riprendendo le richieste russe di sempre.
«Che questo approccio sia oggi condiviso dagli Stati Uniti -sottolinea Analisi Difesa- cambia completamente l’iter del processo negoziale e mette Zelensky e gli europei con le spalle al muro: accettare le condizioni di Mosca o continuare da soli una guerra contro i russi sgradita a Washington».
Messaggio chiaro: accogliere le condizioni di Mosca prima che la guerra peggiori la situazione per Kiev e degli europei che continuano a sostenerla. E la presidente della Commissione Europea (a conferma di quanto sopra) dichiara in un post che solide garanzie di sicurezza per Kiev e l’Europa sono ‘essenziali in qualsiasi accordo di pace’. L’ovvio negato dalla discussa rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas, che insiste sulla guerra ad oltranza: «Mosca non porrà fine alla guerra finché non si renderà conto che non può continuare».
Non si è accorta che il tempo lavora a favore di Mosca, orma in asse con Washington, e contro gli interessi di Kiev e UE. Sono le forze ucraine a essere vicine al collasso senza che l’Europa voglia o possa militarmente impedirlo. Continuare la guerra in queste condizioni significherebbe perdere inutilmente vite e ulteriore territorio.