A molti di noi e al mondo manca Gino Strada, padre di Emergency

Il 13 agosto 2021, moriva Gino Strada, il fondatore di Emergency. Per alcuni di noi che hanno frequentato qualche campo di battaglia, Gino è stato amico e fratello. Massimo Nava lo ricorda sul Corriere e Remocontro vi propone alcune immagini esclusive del chirurgo di guerra (primo incontro anni ’90 a Sarajevo bersaglio, a Baghdad ancora con Saddam, e Afghanistan 2001 coi talebani). Ciao Gino

Cosa avrebbe detto Gino Strada oggi?

Per ricordare oggi la sua testimonianza, basterebbe chiedersi che cosa avrebbe detto e scritto di fronte alle orrende carneficine che stanno devastando diversi angoli del mondo, dall’Ucraina al Medio Oriente, dal Sudan al Congo. Non perché le guerre di oggi siano più o meno sanguinose di ieri o perché mietano ancora più vittime civili che in passato – basti pensare all’Afghanistan, dove Strada operava, o alla ex Jugoslavia – ma per il tragico arretramento del diritto internazionale e l’altrettanto tragica impotenza delle istituzioni internazionali, ossia delle uniche entità – oltre alla mobilitazione dei cittadini – che potrebbero invertire la rotta.

‘Non sono un pacifista, sono contro la guerra’

«Io non sono pacifista, io sono contro la guerra» è una sua frase rimasta celebre, utile a confutare il facile ricatto morale e politico nei confronti di quanti denunciano le cause storiche e le responsabilità politiche dei conflitti e sono spesso delegittimati come pacifisti d’accatto o peggio incompetenti rispetto a quanti continuano a sostenere la narrazione ufficiale, il cui solo risultato è un’insana corsa esponenziale agli armamenti.

Dieci anni fa a Stoccolma

Dieci anni fa, di fronte al Parlamento di Stoccolma, Gino Strada pronunciò un discorso rimasto famoso per la sua carica di umanità e d’impegno morale contro la guerra. Vale la pena di rileggerne alcuni stralci con un occhio alla realtà di oggi che a conti fatti non è che lo specchio di quella di ieri, anche perché in molti casi protagonisti e responsabili sono gli stessi. Oggi diversi Paesi europei si stanno attrezzando per riprendere la produzione di mine antiuomo, di cui è già disseminato il territorio ucraino.

Mine antiuomo

Gino Strada: «A Quetta, la città pakistana vicina al confine afgano, ho incontrato per la prima volta le vittime delle mine antiuomo. Ho operato molti bambini feriti dalle cosiddette ‘mine giocattolo’, piccoli pappagalli verdi di plastica grandi come un pacchetto di sigarette. Sparse nei campi, queste armi aspettano solo che un bambino curioso le prenda e ci giochi per un po’, fino a quando esplodono: una o due mani perse, ustioni su petto, viso e occhi. Bambini senza braccia e ciechi. Mi è occorso del tempo per accettare l’idea che una ‘strategia di guerra’ possa includere prassi come quella di inserire, tra gli obiettivi, i bambini e la mutilazione dei bambini del ‘Paese nemico’.

Armi progettate non per uccidere, ma per infliggere orribili sofferenze a bambini innocenti, ponendo a carico delle famiglie e della società un terribile peso. Ancora oggi quei bambini sono per me il simbolo vivente delle guerre contemporanee, una costante forma di terrorismo nei confronti dei civili».

Ora pensiamo a Gaza

Ora pensiamo alla tragedia di Gaza, all’altissima percentuale di civili uccisi, la maggior parte bambini. Gino Strada: «Il 90% delle vittime erano civili, un terzo dei quali bambini. È quindi questo ‘il nemico?’. Chi paga il prezzo della guerra? Nel secolo scorso, la percentuale di civili morti aveva fatto registrare un forte incremento passando dal 15% circa nella prima guerra mondiale a oltre il 60% nella seconda. E nei 160 e più ‘conflitti rilevanti’ che il pianeta ha vissuto dopo la fine della seconda guerra mondiale, con un costo di oltre 25 milioni di vite umane, la percentuale di vittime civili si aggirava costantemente intorno al 90% del totale, livello del tutto simile a quello riscontrato nel conflitto afgano. (…) Ogni volta, nei vari conflitti nell’ambito dei quali abbiamo lavorato, indipendentemente da chi combattesse contro chi e per quale ragione, il risultato era sempre lo stesso: la guerra non significava altro che l’uccisione di civili, morte, distruzione. La tragedia delle vittime è la sola verità della guerra.

Statuto Onu

Ricordiamo il senso dello Statuto dell’Onu: «Salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità, riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’uguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole». E la Dichiarazione universale dei diritti umani, sottoscritta nel 1948. «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti». «Riconoscimento della dignità a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”».

Falsità ieri o vergogne oggi?

Gino Strada: «70 anni dopo, quella Dichiarazione appare provocatoria, offensiva e chiaramente falsa. A oggi, non uno degli stati firmatari ha applicato completamente i diritti universali che si è impegnato a rispettare: il diritto a una vita dignitosa, a un lavoro e a una casa, all’istruzione e alla sanità. In una parola, il diritto alla giustizia sociale. All’inizio del nuovo millennio non vi sono diritti per tutti, ma privilegi per pochi. La più aberrante in assoluto, diffusa e costante violazione dei diritti umani è la guerra, in tutte le sue forme. Cancellando il diritto di vivere, la guerra nega tutti i diritti umani.

Manifesto di Russell-Einstein

Sessanta anni dopo, ci troviamo ancora davanti al dilemma posto nel 1955 dai più importanti scienziati del mondo nel cosiddetto Manifesto di Russell-Einstein: «Metteremo fine al genere umano o l’umanità saprà rinunciare alla guerra?». È possibile un mondo senza guerra per garantire un futuro al genere umano?

Un mondo senza guerra

«Concepire un mondo senza guerra è il problema più stimolante al quale il genere umano debba far fronte. È anche il più urgente. Gli scienziati atomici, con il loro Orologio dell’apocalisse, stanno mettendo in guardia gli esseri umani: “L’orologio ora si trova ad appena tre minuti dalla mezzanotte perché i leader internazionali non stanno eseguendo il loro compito più importante: assicurare e preservare la salute e la vita della civiltà umana».

Speranze, utopie?

«Molti anni fa anche l’abolizione della schiavitù sembrava ‘utopistica’. Nel XVII secolo, ‘possedere degli schiavi’ era ritenuto ‘normale, fisiologico’. Dobbiamo convincere milioni di persone del fatto che abolire la guerra è una necessità urgente e un obiettivo realizzabile. Questo concetto deve penetrare in profondità nelle nostre coscienze, fino a che l’idea della guerra divenga un tabù e sia eliminata dalla storia dell’umanità.

Viviamo in un ‘villaggio globale’ sconvolto dalle guerre, un pianeta, quello degli uomini, dove tra l’altro qualcuno ha seminato cento milioni di mine antiuomo. Decine di conflitti, milioni di morti. Con tutto il corollario di vergogne, vero arsenale della guerra: fame e malattie, miseria e odio, esecuzioni sommarie, vendette, attentati, stupri, pulizie etniche, torture, violenze. Terrorismo. E a scuola si studiano le battaglie, non la guerra. Né la pace».

Ad memoriam.

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IMMAGINI FORTI, MA SOLO UN ACCENNO DELLA GUERRA

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13 agosto 2021

È morto Gino Strada fondatore di Emergency

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