Padrone dei chip padrone del mondo

Nel giorno dell’entrata a regime dei dazi americani al mondo intero, è la tariffa di 100% sui chip, i semiconduttori, a suscitare maggiore attenzione. Perché è la catena globale di approvvigionamento dei chip che alimenta il settore tecnologico delle principali economie. 

Il più micidiale trucco di Trump

Rallentare la catena significherebbe diminuire le capacità e i tempi di sviluppo industriale dell’Intelligenza Artificiale, il settore chiave dell’economia mondiale. Dove sta questa volta il trucco del ‘grande negoziatore?’. Esenzione totale per chi produce negli Stati Uniti o che assumerà l’impegno a farlo.

Prima e sempre contro la Cina

Il primo destinatario dell’attacco è la Cina con i suoi produttori Smic e Huawei. Una guerra commerciale contro Pechino, quella sui chip, che gli Usa conducono dai tempi dell’amministrazione Biden in nome della sicurezza nazionale. Il giro di vite di Trump riguarda innanzitutto le industria americane che importano semiconduttori dalla Cina. Bloomberg riferisce che Apple, una delle sette Big Tech, ha annunciato che sposterà la sua catena di approvvigionamento in Usa, con un investimento di 100 miliardi di dollari. Reuters ha però fornito un rapido ridimensionamento alla notizia, riportando dichiarazioni dei maggiori analisti americani del settore che concordano ampiamente sul fatto che produrre IPhone negli Stati Uniti rimanga irrealistico a causa dei costi del lavoro e della complessità della catena di approvvigionamento globale.

Da qui emerge l’orientamento bidirezionale della strategia di Trump nella lotta per la supremazia tecnologica.  Da un lato effettuare pressione su Pechino in vista dell’apertura di nuovi tavoli negoziali, dall’altro consolidare ed espandere il controllo sul resto del settore tecnologico mondiale.

L’indipendenza tecnologica

La dominanza americana sulla produzione di tutto ciò che richieda l’impiego di semiconduttori disegna una mappa geopolitica dei Paesi che hanno consegnato a Washington la propria indipendenza tecnologica. Si inizia da Taiwan. Il ministro del Consiglio nazionale per lo sviluppo di Taiwan, Liu Chin-ching, ha dichiarato a Reuters che le aziende taiwanesi hanno già costruito stabilimenti negli Stati Uniti o acquistato aziende statunitensi per contrastare potenziali dazi sui chip. Seguono i produttori di chip della Corea, Samsung e SK Hynix che hanno dichiarato di essere esenti al dazio del 100% a seguito di non specificati accordi che i suoi rappresentanti legali hanno, per ora, rifiutato di specificare a Reuters. In Asia ci sono altri due Paesi produttori che fanno affari con aziende Usa, Filippine e Malesia. Troppo piccoli e ininfluenti. Entrambi ritengono che il 100% applicato ai loro chip significherebbe l’estromissione delle proprie aziende dal mercato americano. «Se non si adegueranno saranno destinati alla chiusura. Per chi non ha risorse e potere negoziale per investire negli Usa ci sarà una selezione naturale. Solo i più forti sopravviveranno», ha affermato Brian Jacobsen, capo economista di Annex Wealth Management.

I più condizionati dagli Usa

Tra i più forti, eufemismo per definire i più condizionati da Washington, c’è l’Unione Europea. L’olandese ASML è il suo principale produttore di chip. Il portavoce della Commissione europea Olof Gill ha dichiarato al Wall Street Journal che le esportazioni di semiconduttori verso gli Stati Uniti non saranno colpite dai dazi del 100% minacciati dal Presidente Trump, ma avranno un tetto massimo del 15% inseriti nel già raggiunto accordo commerciale. «Siamo in attesa delle ultime implementazioni» ha aggiunto, mettendo le mani avanti per l’incertezza che accompagna ogni fase dei negoziati della UE con gli Usa. Ciò nonostante, a Bruxelles prevale l’ottimismo e le azioni ASML ad Amsterdam sono salite di oltre il 3%.

Dipendenza tecnologica

Cosa cè dietro questa relazione speciale tra Europa e Stati Uniti in un settore cruciale come quello tecnologico? La risposta arriva da una approfondita analisi di Proton, società svizzera di cloud computing: tre quarti delle società europee quotate in borsa si affidano ad aziende tecnologiche americane per la gestione delle proprie attività. Norvegia, Irlanda, Finlandia e Svezia sono i Paesi con la maggiore dipendenza dalle aziende tecnologiche statunitensi. Il 66% delle aziende francesi si appoggiano ad aziende tech Usa. Il 74% in Spagna. Il 69% in Italia, Il 58% in Germania. L’Irlanda detiene il record con il 93%. Fuori dall’Unione l’Inghilterra affida alle tech americane l’88% dei propri servizi informatici.

Ue a controllo americano

A fronte di questa dipendenza sembra inutile proseguire nelle interpretazioni ed è presto spiegato il motivo dell’esenzione dal dazio del 100%. Banche, pagamenti digitali servizi, comunicazioni, internet, reti tv a pagamento, acquisti online. L’Unione Europea è totalmente sotto il controllo delle aziende tecnologiche americane.

 

 

Tags: Chips
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