In difesa dell’amico Bolsonaro, ‘tarifaço’ (dazi Usa) del 50%

Contro il Brasile scatta la punizione americana. Dazi al 50% da ieri. Trump amico di Netanyahu insiste con Bolsonaro: violazioni dei diritti umani ai danni del golpista Jair Bolsonaro. «Minaccia insolita e straordinaria che – Trump dixit – il Brasile rappresenta per la sicurezza nazionale, la politica estera e l’economia degli Usa».

‘Minaccia insolita e straordinaria’

Contro la «minaccia insolita e straordinaria che il Brasile rappresenta per la sicurezza nazionale, la politica estera e l’economia degli Usa, ieri sono scattati i dazi punitivi del 50% su un’ampia gamma di prodotti del paese», proclama Trump. Le motivazioni reali elencate a margine: presunte violazioni dei diritti umani – ai danni del golpista Jair Bolsonaro – e attacchi alla libertà di espressione da parte della Corte suprema e in particolare del giudice Alexandre de Morais, contro cui sono state applicate anche sanzioni dirette per aver «perseguitato, intimidito e censurato oppositori politici».

Tarifaço, i dazi in brasiliano

Circa 10mila le imprese colpite dal ‘Tarifaço‘ di Trump e atteso un pesante impatto economico: solo nello Stato di São Paulo si prevede un calo del pil anche del 2,7% e la perdita fino a 120mila posti di lavoro. «È  più facile risolvere questa crisi che combattere la fame e la miseria’, ha detto il presidente brasiliano Lula in riferimento all’uscita del paese dalla ‘Mappa della fame globale” elaborata dalla Fao. «Fedele alla linea seguita fin dall’inizio – ricerca di una soluzione negoziata, ma nessun cedimento», secondo Claudia Fanti.

Trattativa ma linea dura

I suoi toni, tuttavia, sono tutt’altro che morbidi: «Negli oltre 200 anni di relazioni bilaterali, non c’è mai stata un’azione arbitraria come questa», ha dichiarato il presidente, puntando subito dopo il dito contro «i traditori della patria che hanno architettato e difeso pubblicamente l’aggressione statunitense. E che ora, dopo la detenzione domiciliare di Bolsonaro disposta da Alexandre de Moraes, hanno di nuovo alzato il livello dello scontro, come hanno dimostrato martedì i parlamentari di estrema destra occupando il Congresso e impedendo lo svolgimento delle sessioni parlamentari».

Trasparency Usa critica

A ringalluzzire i bolsonaristi sono state anche le critiche dell’ong Transparency International, le cui posizioni sulla operazione ‘Lava Jato’ (L’indagine dell’ex giudice Sergio Moro che inquisì gli ex presidenti Luiz Inácio Lula da Silva e Dilma Rousseff) gli ha sottratto parecchia credibilità in Brasile. Secondo l’ong, che in ogni caso non mette in discussione il processo a Bolsonaro per il suo tentato golpe, la decisione di de Moraes avrebbe infatti «deboli fondamenti giuridici» e rappresenterebbe un «tentativo di ‘silenziamento’ incompatibile con lo Stato di diritto».

Sud del mondo contro le follie di Trump

Intanto, Russia, India e Cina, le potenze principali dei BRICS e della Shangai Cooperation Organization, hanno risposto alle pressioni militari ed economiche di Stati ed Europa. India e Cina con un diplomatico ‘vaffa’ neppure troppo mascherato alle pretese di Donald Trump che ha chiesto alle due potenze asiatiche di cessare l’importazione di petrolio dalla Russia per evitare ulteriori dazi commerciali. Al tempo stesso, Mosca non sembra incline ad accettare l’ultimatum di Donald Trump per la cessazione delle ostilità in Ucraina entro l’8 agosto. Adesso, nessuna scadenza, come ci ha spiegato prima Orteca.

 

Tags: Brasile
Condividi:
Altri Articoli