
Non è moltissimo (per ora), ma il danno principale arriva sul fronte delle ‘aspettative’. Infatti, non c’è dubbio che, mai come in questo caso, Trump abbia clamorosamente roteato la clava delle motivazioni politiche. Non solo ‘business’, dunque, ma anche una «malsana relazione di Delhi con la Russia», che secondo l’irascibile tycoon va sanzionata in modo salato. Come? Con un ulteriore sovrapprezzo sulle esportazioni indiane. «Nel 2024 – scrive Indian Express – il totale degli scambi commerciali di merci tra India e Stati Uniti si è attestato a 129,2 miliardi di dollari. Mentre le esportazioni degli Usa verso l’India nell’ultimo anno solare sono aumentate del 3,4% dal 2023 a 41,8 miliardi di dollari, le importazioni dall’India sono aumentate del 4,5% a 87,4 miliardi di dollari, con un conseguente deficit commerciale di 45,7 miliardi di dollari. L’India esporta principalmente prodotti elettronici, pietre preziose e gioielli, prodotti farmaceutici, macchinari, prodotti tessili e prodotti petroliferi raffinati negli Stati Uniti». Il problema, però, come abbiamo già sottolineato, è che le valutazioni di ordine economico da parte della Casa Bianca, in questa circostanza, si mischiano con dei calcoli sfacciatamente politici. E lasciano la porta aperta a futuri peggioramenti del contenzioso.
Quando Trump ha dichiarato che, a partire dal 1° agosto, le merci indiane sarebbero state soggette a dazi del 25% all’importazione negli Stati Uniti, ha anche annunciato (minacciosamente) una sorta di clausola-ombra. Una non meglio definita «tariffa doganale plus», che potremmo senz’altro chiamare «tassa-Putin». Si tratta di una ‘penalità’ aggiuntiva, che l’India paga per colpa dei suoi acquisti di equipaggiamenti energetici e di difesa dalla Russia. In un impeto di rabbia, scrivendo un post sulla piattaforma Truth Social, Trump è persino arrivato a dire che l’India «ha le barriere commerciali non monetarie più rigorose e odiose di qualsiasi altro Paese al mondo». «Sebbene Trump non abbia specificato l’entità della sanzione per l’India a causa delle importazioni di petrolio e di prodotti per la difesa dalla Russia – sostengono gli analisti di Indian Express – precedenti dichiarazioni di Trump indicano che potrebbe arrivare fino al 100%. In questo modo, l’India rischia di perdere potenzialmente il vantaggio tariffario che attualmente vanta nei confronti della Cina».
Ecco, quindi, balzare subito agli occhi la logica trumpiana del ‘divide et impera’: i dazi vengono utilizzati come grimaldello, anzi, come vero e proprio ‘divaricatore’, per differenziare le posizioni e seminare disparità di trattamento tra due capisaldi dei ‘Brics”’. Un approccio che la Casa Bianca sta utilizzando, ancora più duramente, anche col Brasile del Presidente Lula. È un vero e proprio ricatto geopolitico, operato brutalmente, senza la benché minima formula di ipocrisia diplomatica, che almeno eviti agli interlocutori imbarazzanti (e impari) confronti. Non è, in primis, una questione di bilancia commerciale, ma più direttamente una esibizione di forza: Trump vuole mostrare al mondo chi comanda. In nome di regole che lui si mette, alla bisogna, quotidianamente sotto la suola delle scarpe. Favorito da un’Europa imbelle, vigliacca e pronta a pugnalarsi alle spalle per un piatto di lenticchie. Punto. In Asia, con tutte le pressioni sociali esistenti, si cerca di resistere alle sortite schizoidi di Trump, cercando di guadagnare tempo. Ma in questo caso, per Narendra Modi, bisognerà affrettarsi, perché le scadenze che si era dato il premier indiano (ottobre) per un accordo definitivo con Washington, rischiano di vedere il Paese implodere anche sotto i colpi dell’opposizione interna.
Secondo la Global Trade Research Initiative (GTRI) «i dazi dell’India sono conformi alle norme dell’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio), le barriere non tariffarie sono diffuse a livello globale e il petrolio russo scontato ha aiutato l’India a gestire l’inflazione durante la volatilità globale. L’India – sostiene ancora GTRI – non è sola; oltre 90 Paesi subiscono pressioni simili da parte degli Stati Uniti. Un accordo potrebbe ancora emergere, ma solo a condizioni eque». Ma una cattiva congiunzione astrale sta congiurando per mandare all’aria i programmi di tutti coloro che sperano in un ‘appeasement’ tariffario. L’approccio tutto sommato ‘trattativista’ dei concorrenti (o dei polli da spennare?) ha reso Trump ancora più tracotante. Lunedì scorso aveva abbreviato i termini dell’ultimatum per Mosca, fissando paletti più rigidi per fare progressi verso un accordo di pace per la guerra in Ucraina. In caso contrario, Washington ha annunciato che avrebbe imposto, ai suoi clienti, dazi secondari del 100% entro 10-12 giorni. Una minaccia confermata e certificata da Scott Bennett, il Segretario al Tesoro americano: «Penso che chiunque acquisti petrolio russo sanzionato dovrebbe essere pronto a questo». Cioè a vedersi calare sul collo la mannaia doganale di Trump, che funziona come una pesantissima multa da conciliare al primo semaforo. Solo che, come ormai capita da diversi mesi, ci si muove al buio, perché nessuno ancora conosce i termini delle sanzioni.
A quanto ammonterà per l’India la ‘tassa-Putin’? Ancora non lo sappiamo e, quello che è peggio, non lo sa nemmeno la Banca centrale indiana, incaricata di fare la politica monetaria del Paese e che vorrebbe ritoccare al ribasso i tassi d’interesse. «Secondo gli economisti Dhiraj Nim e Sanjay Mathur – dice India Express – se i dazi del 25 per cento imposti dagli Stati Uniti all’India rimanessero in vigore per il resto del 2025-26, potrebbero sottrarre 40 punti base alla crescita del Pil (0,4 per cento), sebbene i due abbiano aggiunto che l’impatto potrebbe essere inferiore poiché anche i rivali dell’India si trovano ad affrontare dazi più elevati rispetto a prima. Attualmente, si prevede che il Pil dell’India crescerà del 6,1% nell’attuale anno fiscale, una percentuale inferiore alle previsioni della Reserve Bank of India (RBI) del 6,5% e alla fascia di proiezione del Ministero delle Finanze del 6,3-6,8%.
L’ultima chiosa la lasciamo a quello che ha detto ieri Trump della ‘tassa-Putin’: «Non mi importa cosa farà l’India con la Russia. Possono anche distruggere insieme le loro economie in rovina, per quanto mi riguarda».