
«Tra le colline della Scozia Sud-Occidentale si è chiusa, almeno per il momento, la partita sui dazi di Unione e Europea e Stati Uniti. Si è conclusa dopo un incontro durato meno di un’ora, partito con un Donald Trump accigliato e una Ursula von der Leyen dal volto poche volte così tirato. E si è chiusa con la conferma della tariffa base che, nei giorni scorsi, era stata concordata dagli sherpa: il 15%», la sintesi Ansa di Michele Esposito.
La presidente della Commissione è volata al resort Trump Turnberry accompagnata dal caponegoziatore Maros Sefcovic e dal team tecnico che per lunghi mesi ha provato ad ammorbidire le posizioni americane. Von der Leyen è arrivata al Golf Club sull’estuario del Clyde nel pomeriggio. Trump aveva appeno finito di giocare “con suo figlio Eric e alcuni amici”, riferiva la portavoce della Casa Bianca. Appena prima di iniziare il vertice, sia Trump che von der Leyen hanno ribadito che la partita era ancora in bilico.
L’accordo è stato comunicato da Trump e von der Leyen solo al pool di giornalisti al seguito del ‘Padrino Usa’. «L’Ue effettuerà 600 miliardi di investimenti negli Usa e ci acquisterà 750 miliardi di energia», ha esultato il tycoon che, prima dell’incontro, si era prodotto nell’ennesimo attacco all’Europa sul terreno preferito: l’immigrazione e il Green Deal. Washington ha ottenuto che il settore farmaceutico sia fuori dall’accordo e, di fatto, ha ottenuto quel riequilibrio delle relazioni commerciali che ha chiesto con veemenza sin dall’inizio del suo mandato.
«Voglio ringraziare personalmente Trump, è un grande negoziatore ma anche un ‘dealmaker’», gli ha concesso von der Leyen. «Ursula ha fatto un grande lavoro per l’Ue, non per noi», era stata la provocazione di Trump nelle prime battute del vertice.
Ora Ue e Usa lavorano a «un sistema di contingenti tariffari su acciaio e alluminio basato sui flussi commerciali storici, accompagnato da una politica comune per gestire le importazioni extra Ue e Usa», precisa Bruxelles dopo l’accordo sui dazi che per i metalli industriali prevede tariffe del 50%.
Per l’Europa, ha assicurato von der Leyen, il bicchiere è mezzo pieno. “Non dimentichiamo da dove siamo partiti”, ha spiegato la presidente ricordando che il settore dell’auto è stato incluso nella tariffa del 15% e rimarcando che l’accordo apre le porte del mercato americano alle imprese del Vecchio Continente. Il 15%, ha spiegato, riguarderà anche i semiconduttori e il farmaceutico, sebbene su questo ultimo punto Trump non abbia detto la stessa cosa. E non è detto che la presidente riesca a convincere tutti e 27 leader europei.
Berlino ha applaudito l’accordo sostenendo che “è stata evitata una escalation inutile”. Una escalation che di certo non voleva neppure Giorgia Meloni che sembra soddisfatta, riservandosi di “vedere i dettagli”. Ma ci sono dei punti oscuri. Punti che terranno impegnati gli sherpa nelle prossime settimane visto che un testo ufficiale dell’intesa ancora non è stato diffuso.
Tra i tasti più dolenti, per l’Ue, certamente figura quello dell’acciaio e dell’alluminio. “Non cambierà nulla”, quindi resteranno al 50%, ha chiuso Trump nel punto stampa. Ma a Bruxelles assicurano che la partita non è ancora chiusa. Solo che andrà condotta una volta spenti i riflettori.
E se per Unimpresa gli effetti saranno limitati, perché solo un terzo delle imprese italiane esporta negli Stati Uniti, il segretario della Cgil Maurizio Landini non nasconde i propri timori: «Mi sembra che l’Europa non stia giocando il ruolo che dovrebbe giocare e sono preoccupato per le conseguenze che l’introduzione di questi dazi, di queste norme determinerà sul lavoro nel nostro Paese».