Dazi Usa-Ue: verso un difficile 15%. E la Cina ci guarda

Stati Uniti e Unione europea sarebbero vicini a un accordo commerciale che introdurrebbe dazi del 15% sulle esportazioni europee, ricalcando l’intesa raggiunta nelle scorse ore tra Washington e Tokyo, la ‘quasi notizia’ di fonte britannica.

Financial Times

L’indiscrezione è stata rilanciata dal Financial Times nel tardo pomeriggio di ieri, citando tre fonti a conoscenza dei negoziati. Sempre secondo l’FT verrebbero ridotti i dazi sulle auto dall’attuale 25% al 15%, come nell’accordo col Giappone. In base all’intesa, entrambi i blocchi rinuncerebbero a imporre dazi su alcune categorie di prodotti, tra cui aerei, dispositivi medici e alcolici. Non il ‘fraterno’ 10% al Regno Unito ancora in premio Brexit, ma la metà del 30 minacciato ottenuto dal Sol Levante.

‘Aprire il mercato’ senza regole?

«Abbasserò i dazi solo se un Paese accetta di aprire il suo mercato. In caso contrario, dazi molto più alti!», la minaccia del Trump biscaziere, tra rilanci e bluff. «I mercati giapponesi sono ora aperti e le aziende americane avranno un boom!», ha scritto a metà pomeriggio su Truth il presidente a caccia di consensi in calo mentre di avvicinano le elezioni parlamentari di medio termine.

Ma siamo ancora alle ‘voci’

Vedremo se le voci riportate ieri dal quotidiano della City verranno confermate da Trump, cui spetta comunque l’ultima parola. Un funzionario americano ha precisato proprio all’FT che «la situazione resta fluida e soggetta a cambiamenti». La sensazione di molti analisti è che il braccio di ferro sia ancora in corso e che l’accordo alla giapponese molto citato sia più un ‘desiderata’ dell’Europa che dopo aver tentato invano – di spingere per ottenere un’intesa sul modello del Regno Unito, ora avrebbe alzato l’asticella attorno alla stessa percentuale di Tokyo.

Se l’oneroso 15%

Secondo fonti diplomatiche, nel 15% sarebbero compresi anche i dazi attuali che sono in media del 4,8% e ci saranno alcune esenzioni ancora da definire. L’Unione europea potrebbe – da parte sua – applicare dazi al 4,8% (la media per una ‘Nazione più favorita’) oppure azzerarle completamente per alcuni prodotti. Insomma, ci sono ancora molti pezzi ‘del puzzle da sistemare’, come scrive con efficacia qualcuno. E la decisione finale sarà di Washington e del presidente ormai sempre più imprevedibile.

Comunque, contromisure per prudenza

Comunque a Bruxelles si va avanti con le contromisure per prepararsi allo scenario peggiore di unm ‘non accordo’, di fatto da esludere nell’interesse dello stesso Trump. Ma minacciare con quel personaggio d’azzardo aiuta. Oggi il comitato tecnico degli Stati voterà il pacchetto di controdazi per un totale di 93 miliardi di euro che colpiscono alcuni prodotti americani con tariffe fino al 30%, in risposta proprio alla lettera di Trump in cui annunciava dal primo agosto dazi appunto al 30% per i prodotti europei.

L’Ue ‘tiramolla’

La lista europea rimarrà comunque sospesa almeno fino al 7 agosto. Gli Stati della Ue guardano oltre perché le contromisure attuali sarebbero comunque insufficienti se fallissero i negoziati. Sembra ormai vi sia un’ampia maggioranza (serve quella qualificata) tra i Ventisette per ricorrere allo strumento anticoercizione che consentirebbe di escludere le imprese statunitensi dagli appalti pubblici, revocare la protezione della proprietà intellettuale o imporre nuove restrizioni all’import-export.

Mentre la Cina ci guarda

L’Ue di fatto stretta tra le minacce Usa e l’assalto della Cina, due situazioni ormai interdipendenti. La maggioranza dei 27 ormai è favorevole a una posizione più dura, dopo aver sperato di fare della Cina una sponda per ottenere qualcosa da Trump. La Ue denuncia le sovvenzioni di stato cinesi, la persistenza di barriere agli investimenti europei in Cina, il sostegno alla Russia e all’Iran, e teme di essere invasa dalle sovrapproduzioni cinesi.

Nel 18esimo pacchetto di sanzioni alla Russia sono include due banche cinesi, che aiutano Mosca a aggirare le decisioni Ue. Nell’ottobre scorso, Bruxelles ha aumentato i dazi sulle auto elettriche cinesi, a giugno ha chiuso alla Cina i mercati pubblici Ue e la Cina ha replicato con una misura analoga il 15 luglio. In precedenza aveva colpito i brandy (il cognac per evitare dazi ha accettato di aumentare il prezzo) e da aprile ha ristretto l’export di terre rare, che mette in ginocchio alcune produzioni Ue.

L’UE teme che la Cina, che esibendo la forza ha ottenuto di far indietreggiare Trump, adesso applichi questa tattica anche all’Europa.

 

Tags: dazi Europa Usa
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