
La ‘road map’ per la conquista dello spazio è già fissata: atterraggio dei primi ‘taikonauti ‘(dalla parola cinese “taikong” che significa spazio o cosmo) sulla Luna entro il 2030; l’istituzione di una Stazione Internazionale di Ricerca Lunare (Ilrs) nel decennio successivo coinvolgendo diversi partner: dalla Russia alla Bielorussia, dal Pakistan al Sudafrica; completare e mantenere operativa la stazione spaziale Tiangong con rotazione regolare degli equipaggi; inviare missioni con equipaggio su altri corpi celesti e consolidarsi, infine, come centro preminente dell’innovazione della scienza spaziale.
«Le tempistiche scandite dalla Cina sono sempre più plausibili, almeno a giudicare dalle continue innovazioni sfornate dai due giganti aerospaziali e altri settori tecnologici d’oltre Muraglia», sottolinea Federico Giuliani su InsideOver.
In termini di risorse il bilancio spaziale cinese è significativamente inferiore a quello della Nasa, nel 2024 intorno ai 14,15 miliardi di dollari; questo settore è però legato a doppia mandata a quello della Difesa, e dunque è ragionevole supporre che una parte consistente dei fondi destinati all’esercito possano confluire all’interno dello strategico programma spaziale.
Sul fronte opposto l’ultimo bilancio Usa dedicato al ‘dossier spaziale’ ha toccato quota 24,875 miliardi di dollari. Dunque un calo rispetto ai 25,4 miliardi del 2023 ma c’è ben altro l’aspetto da considerare: negli anni ’60 –la conquista della Luna-, la spesa spaziale di Washington sfiorava il 4% del bilancio federale mentre adesso arriva a malapena allo 0,4%. Oltre alla irrisolta questione dei ‘lanciatori’, tra missili Nasa e quelli più economici di Elon Musk.
Peggio, obiettivi e i programmi della Nasa cambiano in continuazione a seconda delle esigenze dei vari presidenti che si susseguono alla Casa Bianca. Quelli cinesi, al contrario, sono calibrati dal Partito Comunista Cinese nel medio e lungo termine agevolando così la loro effettiva realizzazione.
Gli Stati Uniti in difficoltà hanno lanciato un avvertimento: la Cina starebbe sviluppando tecnologie militari spaziali ad una velocità incredibile. In particolare, il generale Stephen Whiting, comandante in capo della Us Space Force (Ussf), ha affermato che l’uso dello Spazio da parte della Cina per completare la sua ‘kill chain’ – il processo di identificazione, tracciamento e attacco di un obiettivo- sarebbe ormai diventato «molto preoccupante».
Il generale Whiting avrebbe individuato ben tre aree strategiche nelle quali Pechino ha compiuto rapidi progressi: il sistema di puntamento spaziale, le contro-armi spaziali e l’integrazione delle capacità spaziali con le sue forze armate convenzionali, riporta il quotidiano britannico The Telegraph.
«Il sistema di puntamento spaziale di Pechino -ha specificato il generale-, può essere utilizzato dal Dragone per tracciare e colpire le forze statunitensi e alleate nell’Indo-Pacifico con attacchi di precisione». Ci sono poi le cosiddette contro-armi, ovvero armi che distruggono o bloccano altri satelliti, lanciati sia da Terra che dallo Spazio; includono attacchi informatici reversibili, Satcom e interferenze Gps, laser ad alta energia, razzi antisatellite ad ascesa diretta (Da-Sat), missili e Asat coorbitali.
L’ultimo aspetto che preoccupa gli Stati Uniti coincide con l’integrazione delle capacità spaziali cinesi con il suo esercito convenzionale, la sua Aeronautica e la sua Marina. Cosa significa? «Utilizzando servizi spaziali, Pechino avrebbe reso le sue forze armate più letali, più precise e con un raggio d’azione più ampio». ‘Parola del generale Whiting’, riporta Giuliani.