
In un’Europa arrivata ad emettere il ‘pacchetto numero 18’ delle sanzioni contro Russia e Bielorussia, tutto quello che è russo è assolutamente bandito e accende aspre polemiche. A Mosca e nei suoi sconfinati dintorni, nel detto comune, si dice ‘paket s paketamy’, ovvero buste della spesa dentro altre buste della spesa, come quelle che vengono messe sotto il lavello in cucina per raccogliere la spazzatura.
Completamente diversa la situazione in Russia dove tutto quello che è italiano viene apprezzato e seguito. Esempio tangibile le quattro serate da ‘tutto esaurito’ delle proiezioni di film italiani – tra essi anche ‘Vermiglio’, vincitore di ben 7 David di Donatello – in uno dei luoghi iconici della capitale russa, parco Gorki sulle rive della Moscova. ‘Gorkij Park’, come lo chiamano i russi, è diventato famoso in Occidente nella canzone ‘Wind of Change’ della rock band tedesca degli Scorpions scritta alla luce dei cambiamenti socio-politici dopo la caduta del Muro di Berlino.
Se nello sport si registrano delle timide aperture nei confronti delle atlete e atleti russi e bielorussi, ma solo individuali e neutrali (senza bandiera e senza inno), nella musica, nell’arte e nel cinema c’è in atto una accesa battaglia di opinioni per una sorta di pericoloso (in chiave futura) boicottaggio culturale. Le stesse federazioni sportive internazionali sono spaccate – due pesi e due misure – sull’ammissione dei russi ai Giochi olimpici invernali di Milano Cortina 2026: alcune hanno dato il ‘via libera’ con forti restrizioni, altre non ne vogliono proprio sapere alludendo a ‘motivi di sicurezza’.
Domenica 27 luglio alla Reggia di Caserta è (sarebbe NdR) attesa la presenza di una delle più prestigiose bacchette della musica classica internazionale, Valery Gergiev. Contro il direttore d’orchestra russo si è alzata un’accesa polemica con tanti politici italiani, di oggi ma anche di ieri, che hanno invocato in coro l’annullamento della sua esibizione in uno dei luoghi simbolo del patrimonio italiano. Nessun blocco, invece, a Mosca per la cinematografia (e non solo) italiana.
Premessa: al Consolato d’Italia a Mosca c’è grande lavoro per soddisfare, in termini di rilascio dei visti consolari, tutte le richieste che provengono quotidianamente dai cittadini russi, nonostante le enormi (e costosissime) difficoltà di spostamento, che vogliono visitare il Bel Paese.
La prima, e anche unica proiezione di ‘Vermiglio’, è atterrata a Mosca attirando i moscoviti con il titolo ‘Gornaya nevesta’ (‘la sposa di montagna’) ed è andata in scena nell’aula magna del ‘Garage’, galleria d’arte finanziata privatamente e fondata dal famoso imprenditore Roman Abramovic che si trova all’interno dell’immenso polmone verde del parco Gorki.
La storia ambientata sulle Alpi durante la Seconda guerra mondiale (1944) a Vermiglio ha incuriosito anche perché al termine del film – in lingua originale con i sottotitoli in cirillico – era previsto un colloquio in collegamento video con Lucia, al secolo Martina Scrinzi, attrice trentina che si è messa in luce proprio con il film di Maura Delpero. La domanda più significativa: «esistono davvero i luoghi visti e raccontati nella pellicola?».
‘Vermiglio’, film ambientato soprattutto nella località della Val di Sole, è arrivato a Mosca grazie al N.I.C.E. (New Italian Cinema Event) che in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura nella capitale russa, ha organizzato quattro serate di film italiani andate tutte ‘sold-out’, esaurite, a conferma che per i russi l’Italia e ciò che è italiano restano un must e uno dei luoghi più amati da sempre.
Un’occasione importante sia di promozione del film che per i moscoviti di non perdersi una delle migliori pellicole internazionali inserita, non a caso, anche nella short-list dei 15 migliori film del mondo per gli Oscar. ‘Vermiglio’ è stato presentato in numerosi festival internazionali, tra cui Toronto, Londra, Chicago e Palm Springs, prossimamente lo sarà a Berlino alla presenza di Martina Scrinzi.