
Il problema principale è l’inflazione innanzitutto. Il ministero ha stimato l’inflazione in aumento nel 2025 all’8,2%. I dati di giugno la danno al 9,40%. Così che la Banca Centrale mantiene altissimi i tassi, al 20%. Costi insostenibili per chi vuole acquistare una casa o gestire un’attività industriale o commerciale. Per non parlare del piccolo credito al consumo per cui si va dal 30% in su.
Perché non funziona la politica della Banca Centrale? Perché la macchina da guerra e l’industria degli armamenti creano l’illusione di una espansione economica: tutti lavorano, gli stipendi aumentano e girano investimenti enormi. Ma questa crescita non è guidata dal mercato, bensì dalla spesa pubblica. Così che si crea un’economia a due facce. Le fabbriche di armi attirano il 40% degli investimenti, lavorano a pieno ritmo e il tasso di disoccupazione è sceso sotto il 2%. Quando domanda di lavoro è alta, i salari aumentano. Chi lavora nell’industria bellica ha visto il salario quintuplicare dall’inizio della guerra. I militari dell’esercito rappresentano il 6% del bilancio. Nel 2024 l’aumento dei salari nel settore difesa e sicurezza è stato del 9%, dopo l’8% del 2023.
Ma se un terzo della spesa russa va in armamenti, il resto delle attività produttive ristagna, impossibilitato a fare investimenti dal costo inaccessibile del denaro. Ogni altro settore che non sia sicurezza e difesa soffre di carenza di manodopera e non paga gli stessi stipendi. I benefici della crescita quindi non sono stati distribuiti equamente. Per tutti gli altri che non lavorano nel settore bellico, insegnanti, impiegati, piccoli commercianti, il costo della vita sta diventando insostenibile. Le fasce più povere si trovano alle prese con un vertiginoso aumento dei prezzi, soprattutto degli alimentari, burro e patate hanno avuto picchi di aumenti rispettivamente del 30% e 70%.
Le notizie che arrivano dalle aree rurali più lontane dalla capitale forniscono alcuni dati significativi. La Siberia, per esempio, dove Alexander Bayanov, in un reportage per il magazine Vita, racconta che lo stipendio medio a Novosibirsk è di 81mila rubli (810 euro). I prestiti per elettrodomestici hanno un tasso annuo del 40%. La pensione media in città è di 25mila rubli (250 euro). I prodotti di elettronica sono diventati inaccessibili e un computer nuovo costa 45mila rubli (450 euro). Ma sono soprattutto i prezzi degli alimentari a colpire le tasche dei cittadini.
Per frenare l’inflazione bisogna alzare i tassi d’interesse, per rilanciare economia bisogna tagliarli. Ma l’economia russa è minacciata da due forze opposte, inflazione e stagnazione, che minacciano quel fenomeno denominato stagflazione (stagnazione + inflazione).
Dall’inizio della guerra lo Stato ha effettuato enormi investimenti per la spesa bellica e per le infrastrutture petrolifere necessarie a servire mercati alternativi all’Europa. La crescita che ne è conseguita, ha aumentato di molto la massa monetaria in rubli. Il prezzo del petrolio che è a livelli medio- bassi si aggiunge alla progressiva perdita di valore del rublo rispetto a dollaro ed euro. Ciò rende le importazioni ancora più costose. Il rublo perde valore anche perché non può essere scambiato facilmente. Oggi solo colossi come Gazprom che raccolgono cifre importanti di valuta estera lo scambiano con le banche (over the counter). Ma quando la massa monetaria aumenta senza un corrispettivo della domanda, il valore della moneta locale inevitabilmente scende.
Le sanzioni internazionali ostacolano la compensazione di questa svalutazione con una maggiore domanda estera. Molti di coloro che avevano grossi risparmi (aziende e famiglie ricche) hanno spostato risparmi all’estero, sottraendo ulteriore forza alla valuta. I Paesi che commerciano con la Russia e non hanno il peso geopolitico di Cina e India, temono ripercussioni secondarie. Ricordiamo che le cosiddette “triangolazioni” con i Paesi dell’Asia centrale sono possibili, ma aumentano i costi. Lungi da avere un impatto definitivo da far crollare le economie ( vedi Iran) le sanzioni sono un ostacolo alla reddittività ( profitti al netto dei costi) dei flussi commerciali.
Con la dovuta distanza dalle semplificazioni sulle cause profonde che hanno condotto l’economia russa a questa situazione, i dati macroeconomici ( Pil- inflazione- moneta) indicano che il sistema si è surriscaldato e ora scende pericolosamente verso un punto di rottura. Quando la guerra finirà la Russia potrebbe scoprire che la sua economia è stata irreparabilmente danneggiata.