Africa ignorata alla porta di casa: migranti, materie prime e conflitti

‘Ci siamo scordati l’Africa ed è un gigantesco autogol’, avverte Massimo Nava. Con le crisi occidentali, Ucraina, Gaza, dazi, Ue e capricci di Trump che monopolizzano l’attenzione del mondo. Flussi migratori e materie prime, tra le decisive ‘cose d’Africa’ che elenca il Corriere. Ma quel continente resta nel cono d’ombra del ‘mondo bianco’, vittima dei recenti tagli degli aiuti allo sviluppo e di altre priorità di natura geopolitica.

Allarme Onu alla conferenza di Siviglia

L’allarme è scattato durante la conferenza dell’Onu a Siviglia, dedicata al finanziamento allo sviluppo. Mentre il segretario generale Antonio Guterres ribadiva la necessità vitale di 4 mila miliardi di dollari all’anno, si fanno i conti con le conseguenze della decisione dell’Amministrazione Trump di chiudere Usaid dal 1° luglio, con tragiche conseguenze sanitarie e umanitarie. Si prevedono 14 milioni di vittime entro il 2030 a causa di carestie e mancanza di medicinali e aiuti alimentari.

Sfruttamento ‘con buone maniere’

Di fatto, gli Stati Uniti, con la svolta protezionistica, stanno perseguendo una guerra economica globale che oltre a colpire gli «avversari» del momento – Europa in testa nella battaglia per i dazi, i Brics minacciati a loro volta di pesanti tariffe – danneggia pesantemente i Paesi in via di sviluppo e le economie più fragili. Allo stesso tempo, la maggior parte dei Paesi sviluppati – a cominciare dalla Francia (-34%), dalla Germania, dal Regno Unito, dai Paesi Bassi e dalla Svezia – stanno riducendo drasticamente gli aiuti allo sviluppo per finanziare la reindustrializzazione, la transizione climatica e il riarmo in un contesto di crescenti tensioni sul debito sovrano.

Africa prima vittima

L’Africa, che nel 2024 avrebbe dovuto ricevere il 40% dei versamenti dell’Usaid, è la prima vittima. Il suo decollo, dall’inizio del secolo con crescita media superiore al 5%, sta per fallire. La spirale virtuosa tra diversificazione economica, costituzione di una classe media, progressi dello Stato di diritto e stabilità politica si sta complicando. La trappola della povertà estrema è più attuale che mai. Su 1,3 miliardi di africani, 670 milioni sono colpiti dall’insicurezza e oltre 100 milioni dalla fame. La crescita è calata anche nei due giganti, Nigeria e Sudafrica.

Conflitti endemici e ‘terre rare’

In questo quadro si inseriscono i conflitti endemici e i nuovi conflitti – Congo, Libia, Sudan ed Etiopia – oltre alla crescente diffusione del terrorismo di matrice islamica e di gruppi jihadisti che hanno consolidato il loro controllo sul Sahel dopo il ritiro dell’esercito francese, come in Mali. Inoltre avanzano in Mozambico e Benin. Si registrano colpi di stato in serie, cui seguono l’ascesa al potere di vecchi e nuovi autocrati e giunte militari corrotte, pronti a mettere le mani sui flussi di finanziamento internazionale e a gestire nel proprio interesse le risorse dei rispettivi Paesi.
Le classi dirigenti africane hanno un’evidente parte di responsabilità, ma l’abbandono del continente è soprattutto il risultato di una concatenazione di fenomeni politici, culturali, economici e dalla progressiva disattenzione dei Paesi ricchi, a loro volta più interessati a mettere le mani sulle materie prime, in particolare le terre rare. Proprio le terre rare sono il cuore del precario accordo di pace che gli Usa hanno mediato nel giugno scorso fra Repubblica democratica del Congo e Ruanda, anche se i gruppi ribelli continuano ad imperversare nella zona dei Grandi Laghi.

Un terzo delle riserve minerarie

C‘è poi un dato paradossale, che conferma la miopia suicida dell’Occidente e dell’Europa in particolare, considerando l’affaccio sul Mare Nostrum, il Mediterraneo. L’Africa possiede un terzo delle riserve minerarie mondiali, la sua popolazione ha un’età media di 19 anni e ha un enorme potenziale di risorse energiche e territoriali. Sono dati di cui sono perfettamente consapevoli nemici, avversari e competitors dell‘Occidente, ovvero Russia, Cina, India e Turchia, Brasile, Monarchie del Golfo: concordi negli obiettivi e concorrenziali nella corsa a raggiungere la massima penetrazione politica e commerciale nel vecchio Continente. Con ogni mezzo. La Russia mette a disposizione dei regimi amici la propria «competenza» in sicurezza, spedendo in Africa corpi speciali eredi della famigerata milizia Wagner. I contractor proteggono gli autocrati, sorvegliano le miniere, partecipano ai traffici illegali di oro e diamanti. La Cina è da tempo il primo partner finanziario di molti Paesi, di cui controlla il debito, e partecipa attivamente alla realizzazione di infrastrutture. La Turkish Airlines è già oggi la prima rete di trasporto aereo. I Paesi del Golfo, attraverso i loro fondi sovrani, moltiplicano le operazioni nel settore agricolo per garantire la loro sicurezza alimentare, negli idrocarburi, nelle energie rinnovabili e nelle infrastrutture.

Europa inconcludente e Cina neo entrante

Come ha scritto sul Figaro l’economista Nicolas Baverez, «l’Europa, imitando gli Stati Uniti, pretende di cancellare con un colpo di spugna l’Africa, anche a costo di consegnarla alla Cina sul piano commerciale, all’Asia sul piano industriale, alla Russia sul piano militare, alla Turchia e ai jihadisti sul piano religioso, ai Paesi del Golfo sul piano finanziario. E questo nonostante il suo ruolo decisivo per il futuro del nostro continente, sia in termini di movimenti di popolazione (con una popolazione stimata in 2,5 miliardi di persone nel 2050), della crescita potenziale, dell’accesso ai metalli fondamentali per la rivoluzione digitale e la transizione ecologica, della lotta al riscaldamento globale (l’Africa è l’unico continente con emissioni nette negative), della sicurezza di fronte agli imperi autoritari e al jihad. La Francia, che è stata espulsa dal Sahel e la cui influenza, le cui imprese e la cui lingua sono in via di marginalizzazione, è il simbolo di questo fallimento che costituisce un grave errore strategico».

Favole modello ‘Piano Mattei’

Quel che è peggio è che l’Europa avrebbe tutto da guadagnare nell’imboccare con coraggio e determinazione una strategia opposta. Crisi demografica e di manodopera, bisogno di materie prime, necessità di nuove alleanze in relazione ai nuovi equilibri mondiali, partnership culturale sono tutti fattori che dovrebbero stimolare una diversa politica. Ma questo sarebbe possibile anche in forza di una maggiore sensibilità dell’opinione pubblica. Nella realtà, ad eccezione di riviste specializzate e di qualche quotidiano (in particolare l’Avvenire), nei media l’Africa è invisibile. O meglio è raccontata soltanto per i problemi che il Continente pone all’esterno, l’immigrazione e in parte la diffusione di malattie tropicali o per episodi di cronaca nera. Per il resto, nebbia. L’Africa non esiste né per i drammatici problemi al suo interno – guerre, conflitti etnici, carestie, sfruttamento post coloniale, dittature e corruzione, demografia – né per gli sviluppi positivi in campo economico, sociale e scientifico. Fanno eccezione i depliant turistici che celebrano resort e safari. Nient’altro.

‘Africa mediata’ e giornalismo d’accatto

L’Africa Mediata è un interessante rapporto curato dall’Osservatorio di Pavia per Amref, una ong che ha per mission l’aumentare e il rendere sostenibile l’accesso alla salute per le comunità africane. L’indagine ha messo sotto osservazione numeri e temi trattati su quotidiani e reti televisive nazionali. Le notizie sull’Africa si sono dimezzate negli ultimi anni e quelle pubblicate si riferiscono al concetto di «Africa qui», ovvero le problematiche che ci toccano da vicino, come i flussi migratori o gli atleti afrodiscendenti, con tanto di allarmi e polemiche a sfondo razziale che questi argomenti suscitano. Sulle 590 notizie «africane» del 2024 il 77,3% riguarda «Africa qui» e solo il 22,7% «Africa là», ovvero fatti collocati in una cornice africana, tra cui prevalgono temi come guerra e terrorismo. Nei tg di prima serata le notizie sull’Africa passano dall’1,9% del totale nel 2023 all’1,2% nel 2024. Gli argomenti principali hanno riguardato le migrazioni e la cronaca nera. Paese più citato è stato l’Egitto, un quarto del totale, in riferimento al conflitto in Medio Oriente, al caso di Giulio Regeni e al caso del turista italiano aggredito da uno squalo nel Mar Rosso. Quasi assenti le personalità africane in vari ambiti e livelli.

Africano il 40% di tutti i giovani del mondo

A nessuno sembra interessare che l’Africa nei prossimi anni comprenderà il 40 per cento di tutti i giovani del mondo o che, ad esempio, negli ultimi anni si sono moltiplicate le opere di artisti africani battute all’asta a Londra. O ancora che lo smartphone ha praticamente connesso gli africani saltando la fase della diffusione del telefono. Un’indagine Ipsso del 2023, riguardante l’immaginario degli italiani, conferma a sua volta una visione riduttiva del Continente africano, cui si associano parole come povertà, malattie e immigrazione, seguite da carestia, guerra, sovrappopolazione, disoccupazione e terrorismo.

Tags: Africa
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