
Certo, osservato da vicino, smontato e studiato per bene, il giocattolo russo è molto più complesso di quanto, con estrema faciloneria, si senta vaticinare dagli ‘esperti’ europei. Magari da coloro che abbastanza ruffianamente si autodefiniscono ‘volenterosi’. Nella sanguinosa e disumana corsa alla vittoria in Ucraina, la differenza, è chiaro, la stanno facendo le risorse per combattere. E, in questo senso, tutto l’Occidente aspetta ancora (da troppo tempo) che le sanzioni economiche ripetutamente imposte a Mosca, obblighino Putin a trattare. Magari da una posizione di debolezza. Finora, però, non è stato così. Anzi, nonostante i ripetuti annunci degli analisti ‘atlantici’ sulle imminenti fibrillazioni del sitema-paese russo, Putin è riuscito a limitare i danni e a mostrare persino una inaspettata resilienza del suo tessuto sociale. Questo gli ha consentito non solo di smorzare sul nascere le tradizionali aspettative occidentali sui ‘cambi di regime’, ma gli ha dato (paradossalmente) pure uno zoccolo duro di consenso che, secondo i ‘polls’ del Levada Center (istituto affidabile), da tempo non scende sotto uno strabiliante 86 per cento.
Com’è possibile? Senza scordarci mai che parliamo di un’autocrazia, occorre dire che nel caso della guerra ucraina il Cremlino ha avuto l’occhio lungo. Dopo i disastri iniziali, quando è stato chiaro che l’esercito russo non aveva la capacità di manovrare (e la forza) per battere i soldati ucraini sul campo e occupare Kiev, Mosca ha accettato una guerra di logoramento. Il suo Stato maggiore sapeva che, a quel punto, valeva il principio di ‘saturazione’: chi si può permettere di perdere più uomini in battaglia, finisce per prevalere. La tecnologia bellica ti può aiutare, ma fino a un certo punto. Ed è quello che è successo e che succede ancora oggi. La Russia ha perdite che sono stimate intorno a tre volte quelle ucraine, eppure riesce a fare quotidianamente leve di massa, mentre Zelensky deve andare a caccia dei renitenti che cercano di evitare la coscrizione. Amor patrio per la Santa madre Russia? Ma quando mai! Si tratta solo di soldi.
Ecco quello che scrive ‘Business Insider’ citando l’analisi dell’economista Renaud Foucart, dell’Università di Lancaster: «Paghe militari, munizioni, carri armati, aerei e risarcimenti per i soldati morti e feriti contribuiscono tutti alle cifre del Prodotto interno lordo di Mosca. In parole povere, la guerra contro l’Ucraina è ora il principale motore della crescita economica della Russia». Dunque, un legame diretto tra la resilienza sociale russa e il (parziale) fallimento delle sanzioni, è legato alle ricche indennità che lo Stato paga ai militari e alle famiglie dei caduti. Scrive l’Economist: «Putin sembra imperterrito. Le sue forze armate reclutano dai 10 mila ai 15 mila soldati in più al mese rispetto a quelli di Kiev, attirando i russi con generosi bonus di ingaggio e stipendi, piuttosto che affidarsi alla coscrizione obbligatoria, che sta sconvolgendo l’Ucraina». Quindi combattere e morire per la patria è un ‘affare’, nel senso che chi cade giace. E chi resta si dà pace, ma con le tasche piene. Ora, l’abilità dei “talent-scout” del Cremlino, è che vanno a cercare reclute nelle repubbliche più sperdute (e affamate) del nuovo impero zarista, specie in Siberia.
A quanto pare, con i soldi che circolano, negli uffici di arruolamento c’è la fila. Se a questo, aggiungete il fatto che il complesso militare-industriale lavora a pieno regime, assorbe occupazione e paga stipendi sostanziosi, avrete un quadro non proprio in linea con quanto si narra in Occidente. Durerà? I titoli dei nostri giornali, nel corso degli ultimi due anni, si sono ostinati a prevedere un crollo quasi improvviso del sistema economico russo. Che, però, ancora non c’è stato. Certo, rispetto ai danni che le sanzioni alla Russia ci hanno autoinflitto, con un effetto boomerang, e visti i risultati, forse avremmo dovuto percorrere da subito la strada delle trattative. Prima di arrivare fino a questo punto.
Qual è questo punto? Ce lo dice l’Economist, nel suo ultimo editoriale: «L’offensiva estiva di Mosca in Ucraina sembra la più mortale finora… Il crescente numero di vittime russe è il risultato dei movimenti sul terreno. I nostri dati satellitari suggeriscono che l’attuale ritmo di avanzata è tra i più rapidi degli ultimi due anni (sebbene da una base di partenza molto bassa). Nelle ultime settimane l’Ucraina ha subito alcuni dei più pesanti bombardamenti di droni e missili del conflitto. La mattina del 9 luglio la Russia ha lanciato 700 droni, principalmente verso Lutsk, una città vicina al confine con la Polonia». Proprio tenendo conto della portata che caratterizza la poderosa offensiva russa di luglio, Trump ha annunciato che l’America riprenderà a inviare armi all’Ucraina. «Devono essere in grado di difendersi, perché ora vengono colpiti molto duramente», ha sostenuto il Presidente Usa, che aveva bloccato i trasferimenti per carenza di scorte. In ogni caso, sull’esito della guerra resta il problema principale: senza un ricambio adeguato di truppe fresche, l’Ucraina non può tenere il ritmo di arruolamento dei russi. Che, a sua volta, è legato alla disponibilità di risorse finanziarie che, evidentemente, ancora sussistono.
In particolare, anche se il Pil è in frenata, il forecast dell’Economist lo prevede al +1,8 per cento alla fine dell’anno. In proporzione è il doppio di quello previsto per l’Area Euro (solo + 0,9). L’inflazione è alta (+9,9), ma comunque sotto controllo, considerato che il trend la vede ferma per il resto del 2025, con un leggero rientro. Ottimo un altro indicatore di stabilità sociale, cioè l’occupazione, che con un tasso del 2,3 per cento fa invidia a molti Paesi occidentali (la Francia di Macron è al 7,1). Inoltre, da segnalare un buon attivo della bilancia dei pagamenti (+2,2% su Pil) e un deficit di bilancio sorprendentemente basso (-1,7% rispetto al Pil). Note dolenti: tassi d’interesse cospicui (intorno al 15%) e rublo deprezzato del 12%. Una situazione tutto sommato gestibile e che dà, secondo noi, ancora margini di «autonomia bellica» a Putin, per cercare di strappare all’Occidente migliori condizioni di pace.
Indubbiamente, stride alquanto la presentazione che i ‘volenterosi’ fanno della forza della Russia, con quella che invece descrive, quasi con sarcasmo, l’Economist. Per i primi bisogna riarmarsi e spendere miliardi di euro perché la Russia ci invaderà. Per la più seria (e prestigiosa) rivista britannica, invece, la situazione è radicalmente diversa: «L’Ucraina sta ancora opponendo una strenua difesa contro una potenza ben più grande. Nonostante l’offensiva estiva e i ritardi nelle spedizioni di armi dall’America, la Russia ha ben poco da mostrare per i suoi progressi. L’offensiva attuale si limita ancora a soli 15 chilometri quadrati al giorno, all’incirca la superficie dell’aeroporto di Los Angeles. Nell’ultimo anno ha guadagnato solo 0,038 chilometri quadrati (circa nove acri) per soldato morto. Anche al ritmo più veloce degli ultimi 30 giorni, ci vorrebbero altri 89 anni per conquistare tutta l’Ucraina. La conquista delle parti non occupate delle quattro regioni che Putin già rivendica – Luhansk, Donetsk, Kherson e Zaporizhia – richiederebbe di combattere fino al febbraio del 2029».
Invasione dell’Europa? Amici, sono solo tragiche buffonate. O comodi alibi, studiati a tavolino per far pagare, a molti ingenui, l’arricchimento di pochi furbi.