
La ‘meravigliosa legge di bilancio’ è stato il suo ultimo azzardo, in una partita che rischia, alla fine, di veder finire in mutande l’intero universo Repubblicano. E il suo trilionario parterre di finanziatori. Ha cominciato Elon Musk, con un duello rusticano che avrà conseguenze nefaste, data la reazione che ha portato, per rappresaglia, alla creazione dell’American Party. Dietro i tendaggi del Campidoglio, poi, si cominciano ad affilare i coltelli per cercare di restare a galla. Perché, fatti quattro conti, gli scontenti tra gli ex ‘aficionados’ di Trump cominciano a essere troppi, per non parlare del magma rappresentato dagli elettori indecisi, che sembra si stiano pericolosamente spostando. Insomma, siamo già in campana per le ‘Mid term’, le elezioni che l’anno prossimo rinnoveranno il Congresso.
Proprio partendo da questo snodo cruciale per il secondo mandato di Trump, ieri il Wall Street Journal ha pubblicato, in esclusiva, un articolo, che dà la sveglia a tutto l’establishment della Casa Bianca. Nel report, in sintesi, si rivela che una specie di ‘superpac’ (comitato di azione politica, n.d.r.) legato ai Repubblicani della Camera, sta già investendo milioni di dollari in sondaggi e pubblicità, per convincere i propri elettori a tornare alle urne e a non abbandonare il partito. Il motivo? Anche chi non mastica politologia capisce che Trump ne sta combinando di cotte e di crude, e che la luna di miele con molti dei suoi sostenitori è già finita. A piatti in faccia. Ora c’è il rischio che le carte arrivino dagli avvocati, per il divorzio. Cioè, che gli elettori abbandonino in massa il partito, sentendosi traditi da un leader che assomiglia sempre di più a un caudillo sudamericano.
Scrive il Wall Street Journal: «Convincerli a votare è fondamentale per le speranze del Partito Repubblicano di mantenere – e potenzialmente aumentare – la sua risicata maggioranza alla Camera il prossimo anno», ha affermato Chris Winkelman, presidente del Congressional Leadership Fund, un super comitato di azione politica affiliato allo Speaker della Camera Mike Johnson. E ancora: «Si prevede che i Repubblicani manterranno il controllo del Senato nel 2026 – chiarisce il giornale – ma la Camera dei Rappresentanti rimane incerta, secondo gli osservatori elettorali. Perdere la maggioranza alla Camera significherebbe di fatto mettere fine alla capacità di Trump di approvare leggi di parte, esponendolo a indagini e persino a una spinta per un terzo impeachment». Ecco spiegato, efficacemente, perché la tagliola delle ‘Mid term’ potrebbe rappresentare un ostacolo formidabile sulla strada di una Presidenza-schiacciasassi, che in questo momento, per una congiunzione storica, detiene nelle sue mani tutte le leve del potere. Compresa (indirettamente, è ovvio) la Corte suprema. Ed ecco perché un Presidente, che abbia raccolto tutta questa potenza di fuoco, in teoria possa rafforzare ed estendere la presa elettorale del suo partito, anche in prospettiva futura.
Ma niente paura: non Trump. Per lui il partito è solo una macchina per procurarsi i voti e per cercare soldi, da spendere per le campagne elettorali. In fondo, l’azzardo e la soperchieria con cui ha imposto la sua legge di bilancio, partendo da rozze considerazioni, quasi da economia da bar, la dicono lunga sulle sue preoccupazioni per il GOP. Scrive ancora il Journal: «Al centro della strategia repubblicana, c’è la ricerca di modi per convincere gli elettori dell’ampio pacchetto legislativo su tasse e spesa che il Congresso, controllato dal Partito Repubblicano, ha approvato a stretta maggioranza la scorsa settimana. I legislatori democratici sono rimasti uniti nell’opporsi al disegno di legge, affermando che il Partito Repubblicano ha finanziato i tagli fiscali per i ricchi, tagliando l’assistenza alimentare e Medicaid, il programma sanitario federale-statale per le persone a basso reddito e con disabilità». Si va, quindi, verso una vera e propria battaglia campale, con i Democratici sul piede di guerra pronti ad approfittare delle crepe che, inevitabilmente, si apriranno nello schieramento avversario.
Intanto, i ‘polls’ parlano chiaro. L’ultima valutazione generica del voto riguardante il Congresso (Emerson) dà i Democratici avanti di ben 3 punti. Anche la media ponderata RealClearPolitucs dà il partito di Obama in vantaggio di 2,3 punti negli ultimi tre mesi. Ed ecco ciò che pensa il Financial Times: «I sondaggi d’opinione hanno costantemente dimostrato che il disegno di legge di Trump è in gran parte impopolare a causa delle disposizioni che estenderebbero i tagli fiscali per i ricchi, tagliando al contempo l’assistenza sanitaria e i programmi sociali per i poveri. Analisti indipendenti hanno avvertito che i tagli a Medicaid, in particolare, potrebbero privare circa 12 milioni di americani dell’accesso all’assicurazione sanitaria negli anni a venire. Un sondaggio di Morning Consult, condotto nel fine settimana – conclude il giornale – ha rilevato che il 50% degli elettori si è opposto al ‘grande, bellissimo disegno di legge’, mentre il 36% lo ha sostenuto».
Gli economisti, dal canto loro, hanno già i sudori freddi. Certo, gli Stati Uniti hanno un nome e un’immagine di solvibilità. E hanno anche il dollaro, che da moneta-base per gli scambi internazionali, consente loro di coprire molte magagne e di giocarci sopra. Permettendo di aprire voragini di debiti, che ad altri non sarebbero consentiti. Basta guardare due parametri: gli Usa hanno il deficit di bilancio su Pil tra i più alti del mondo (6 per cento, praticamente alla pari col Pakistan) e una bilancia dei conti correnti (-3,7 per cento del Pil) che è migliore solo di quelle della Grecia e dell’Egitto.
Il problema della ‘meravigliosa legge’ di Trump è che immette nel sistema, di fatto, nuove passività, con una gigantesca trasfusione di debito pubblico. Tanto, se la vedrà chi viene dopo, mentre ancora l’economia arranca. Nel primo quarto, l’indicatore Economist mostra addirittura un arretramento del Pil dello 0,2 per cento. Indubbiamente, i Repubblicani dovranno guardarsi negli occhi con Trump, prima che finisca di distruggere il partito. E così, numeri alla mano, torniamo all’innesco che ha dato fuoco a questa nuova polveriera politica: quella di un’America che quando c’è Trump in mezzo, proprio non riesce a trovare pace.
Titola il Financial Times: «La grande e bellissima proposta di legge di Donald Trump è una maledizione politica per i repubblicani? Una vittoria legislativa del Presidente potrebbe danneggiare il suo partito, data la scarsa popolarità della misura sulle tasse e sulla spesa». Bene, sembra proprio che l’abbiano capito tutti. Meno lui.