Trump-Musk va in scena la rissa, ma i conti Usa non tornano

Tra Elon Musk e Donald Tump finisce in rissa, ma la pietra dello scandalo viene lanciata fragorosamente al Congresso. Al Senato la legge di bilancio è passata (per ora) solo con l’intervento decisivo del vicepresidente Vance, 51-50. È la sintesi di una battaglia che ha visto la risicata maggioranza repubblicana traballare. Con tre senatori repubblicani che hanno votato contro.

Trumpianamente ‘Big, beautiful bill’

Quello in discussione davanti al Congresso, è molto più del solito confronto sulle spese e gli introiti federali. Con il ‘Big, beautiful bill’ (Bellissimo disegno di legge) Trump si gioca una carta importante, sulla quale far ruotare il resto della sua Presidenza. Scordatevi le dotte analisi politologiche che, in queste ore, piovono sugli obiettivi della dottrina ‘MAGA’. Non c’entrano niente. O, almeno, sono il comodo coperchio per consolidare il potere faticosamente raggiunto. Così, Trump e i suoi seguaci (e peones) del Partito repubblicano, dopo avere promesso in campagna elettorale di dare una sforbiciata al mostruoso debito pubblico, ora si ritrovano, addirittura, a farlo lievitare come un panettone. Uno sforamento di tre trilioni e passa di dollari in 10 anni. Il motivo? Semplice. Tutto il mondo è paese e pure i deputati e i senatori repubblicani a stelle e strisce ‘tengono famiglia’. Nel senso che ognuno di loro ha una ‘costituency’, un collegio elettorale. Che difende con le unghie e con i denti, cercando di canalizzarvi il massimo delle risorse. Direttamente o indirettamente. In questo caso, la chiave è un taglio generalizzato del prelievo fiscale.

Tagli al sociale a rischio elettorale

Si tagliano le tasse, ma per finanziare l’operazione vengono anche ridotte alcune spese sociali, come il “Medicaid”. Ma, con le elezioni di ‘Mid term’ che già incombono minacciose con largo anticipo, i ‘tagli’ è meglio che cadano sulla testa di altri colleghi del GOP. E poi ci sono anche, a condizionare le scelte, la disciplina e le promesse di incarichi esecutivi. Insomma, interessi concreti: l’ideologia può attendere. Da questo quadro si capisce già perché, per Trump, bombardare l’Iran sia stato molto più facile di quanto possa essere invece far passare una legge che tocca interessi ‘asimmetrici’. Una cosa è promettere, genericamente, in campagna elettorale, tagli selvaggi alla spesa pubblica (per finanziare il calo delle tasse). E un’altra cosa si rivela, invece, mantenere il proposito davanti ai propri inferociti elettori, che all’atto pratico si vedono colpiti da misure che riducono diverse sovvenzioni ed esenzioni. Dunque, i Repubblicani, avendo una maggioranza risicata alla Camera, oltre che al Senato, devono assolutamente ricompattarsi, evitando anche lì spaccature che potrebbero fare esplodere definitivamente le tensioni che già esistono tra le varie anime del partito. Più facile a dirsi che a farsi.

La politica degli interessi e Musk

Già la stampa americana è piena di resoconti su fronde, conventicole, clan, che si sono riuniti durante la maratona legislativa al Senato, dando vita a spifferi, sussurri e maldipancia di ogni tipo. E proprio nel momento in cui, in questa sorta di piccola ‘notte dei lunghi coltelli’, Trump è apparso più traballante, ecco apparire la ‘spada del giudizio’, il suo nuovo incubo notturno: Elon Musk. Come tutti gli amanti (politici) traditi, l’eccentrico e stizzoso miliardario americano è letteralmente imbufalito. Non solo ha gettato dalla finestra quasi 350 milioni di dollari per far eleggere Trump, ma gli ha messo a disposizione tutta la sua potente macchina organizzativa. In cambio credeva di avere un ascendente sul ruvido palazzinaro diventato Presidente, pensando di poterne influenzare le decisioni ‘strategiche’. Ma quando mai! Trump non va d’accordo manco con se stesso e l’unica influenza che ha effetto su di lui (forse) è quella stagionale. Narcisista com’è, figurarsi se avrebbe potuto tollerare un miliardario che lo oscurava in quanto a fiuto degli affari. Lo oscurava. Perché adesso Musk, andando appresso a Trump, rischia di perdere carrozza e cavallo.

Musk rischia carrozza e cavallo

Dunque, in sintesi, parliamo della ragione più concreta dello scontro, che ormai sta diventando una specie di duello rusticano. Trump vuole tagliare selvaggiamente tutta la spesa per l’ambiente e, in particolare, ha preso di mira i sussidi e gli investimenti per le energie rinnovabili. Non è una questione meramente ideologica. Chi gli fa le strategie elettorali, ha catturato gli operai della Rust Belt (Pennsylvania, Michigan, Ohio, Wisconsin) dove Trump ha costruito la sua vittoria con questo programma. In particolare (estremizziamo), lunga vita ai motori a carburante fossile per le auto e, penalizzazione (di fatto) per i motori elettrici. E la Tesla del suo affezionato mentore? Dura lex sed lex, è stata trattata come un trabiccolo cinese qualsiasi. A questo punto, si sono aperte le cataratte del cielo (forse quelle di Starlink) ed è partito un diluvio di improperi, accuse e minacce di sguincio da parte di Musk. Che per la gioia del jet set politico internazionale, sicuramente durerà più di quaranta giorni e quaranta notti, perché questa volta Musk passerà a vie di fatto molto dolorose.

Un nuovo partito contro Trump

Vuole fondare un nuovo partito, e cominciare a scavare il terreno sotto i piedi a Trump, aspettando che si distrugga da solo. Mentre sta distruggendo l’America e il resto del mondo. «Si riaccende la faida tra Trump e Musk sul mega-conto dei repubblicani», titola il Wall Street Journal, e aggiunge che «Musk ha promesso di fondare un nuovo partito politico e Trump ha minacciato di usare il governo federale per punire le aziende del suo ex consigliere». Ecco, in dettaglio, le feroci bordate del miliardario contro la proposta di bilancio di Trump: «Ogni membro del Congresso che ha fatto campagna per ridurre la spesa pubblica e poi ha immediatamente votato per il più grande aumento del debito pubblico della storia dovrebbe vergognarsi», ha scritto Musk sulla sua piattaforma social X. «Perderanno le primarie l’anno prossimo, anche se fosse l’ultima cosa che faccio su questa Terra». Tutta la sua lotta politica, è questa la novità, dovrebbe essere raccolta intorno a un nuovo soggetto politico, chiamato America Party, «affinché la gente possa davvero avere voce».

Trump contro ’American Party’

E ora la replica del Presidente Trump, fedelmente riportata dal Wall Street Journal, comprese le maiuscole: «Basta con lanci di razzi, satelliti o produzione di auto elettriche, e il nostro Paese risparmierebbe una FORTUNA. Forse dovremmo chiedere a DOGE di analizzare la cosa con attenzione e UN SACCO DI SOLDI DA RISPARMIARE!!!». «Parlando ai giornalisti martedì mattina -aggiunge WSJ – Trump ha detto che potrebbe prendere in considerazione l’espulsione di Musk, nato in Sudafrica. E ha minacciato di usare il DOGE per indagare sui sussidi federali per le aziende di Musk».

“Potremmo dover applicare il DOGE a Elon. Sapete cos’è il DOGE? Il DOGE è il mostro che potrebbe dover tornare indietro e mangiarsi Elon”, ha detto Trump. Ok, Mr. President, solo che tra dogi, satrapi, tiranni e miliardari usciti di testa, qui non si capisce di sicuro chi sia il vero mostro.

 

 

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