
«Con un gesto più o meno calcolato, il presidente statunitense Donald Trump ha messo in ridicolo il segretario generale della Nato, Mark Rutte, pubblicando su Truth Social un lungo messaggio che questi gli ha inviato dopo l’annuncio del cessate il fuoco tra Israele e Iran. Il contenuto del messaggio, di un servilismo sconcertante, rivela, se mai ce ne fosse bisogno, la competizione tra i leader euro-atlantici per conquistare il ruolo di vassalli più zelanti», la reprimenda senza sconti su InsideOver.
Rutte ha lodato esaltandolo il ruolo del presidente americano nel convincere gli alleati a puntare al 5% del Pil per la difesa. «Donald, ci hai condotto verso un momento davvero, davvero importante per l’America, l’Europa e il mondo», ha scritto Rutte in un conato di ruffianeria quasi patetico. «Quello che nessun presidente americano è riuscito a realizzare in decenni». Quale il suo merito ‘storico e irraggiungibile’? «L’Europa pagherà alla grande, come dovrebbe, e sarà la vostra vittoria». La sua vittoria forse, la nostra no. Ciliegina sulla torta, le superbombe americani sull’Iran «Azione straordinaria e senza precedenti».
Secondo il docente francese Arnaud Bertrand, «Abbiamo raggiunto l’apice del vassallaggio europeo, perfino i servi medievali avevano più rispetto di sé».
Oltre la figuraccia rimediata col messaggio, Rutte insiste contro il diritto internazionale con dichiarazioni inammissibili per il suo ruolo. «Non sono d’accordo con chi considera l’attacco degli Usa in Iran come in contrasto col diritto internazionale». Non è d’accordo con la disposizioni Onu in materia? Una lettura ‘trumpian-netanyau’ del diritto, con scandalo dell’ultimo degli esperti di diritto internazionale che ricordano al vertice atlantico come un’azione militare unilaterale, senza l’approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite o una ‘chiara giustificazione di legittima difesa ai sensi dell’Articolo 51 della Carta Onu’, è a tutti gli effetti una violazione del diritto internazionale, piaccia o meno a Rutte, che evidentemente non sa di cosa parla. Ma anche lui, come Trump non deve studiare. Uno comanda e l’altro obbedisce, e basta.
Secondo la Carta delle Nazioni Unite, l’uso legittimo della forza da parte di uno Stato contro un altro è consentito solo in due casi: su autorizzazione del Consiglio di Sicurezza, ai sensi del Capitolo 7, per mantenere o ripristinare la pace e la sicurezza internazionale, oppure in autodifesa, come previsto dall’articolo 51, in caso di attacco da parte di un altro Stato. Sul programma nucleare iraniano, il Consiglio di Sicurezza ha adottato diverse risoluzioni, ma nessuna ha mai autorizzato l’uso della forza militare contro l’Iran da parte di Israele o degli Stati Uniti.
Sempre alla vigilia del vertice Nato, Rutte ha affermato che «gli Stati membri sono pronti a combattere insieme e, se necessario, a soffrire e morire insieme». Glielo hanno detto Meloni e Crosetto, o Merz e Macron? Questo accadeva poco prima di essere nuovamente umiliato dal presidente, quando ha messo in dubbio il principio di difesa collettiva dell’alleanza sancito dall’Articolo 5, secondo cui «un attacco armato contro uno o più Stati membri in Europa o Nord America è considerato un attacco contro tutti». In tali circostanze, riporta l’articolo 5, «ogni Stato membro si impegna ad assistere il paese attaccato, adottando le misure ritenute necessarie».
Interrogato sulla continuità dell’impegno degli Stati Uniti nei confronti dell’Articolo 5 della Nato, Trump ha risposto ai giornalisti a bordo dell’Air Force One: «Dipende dalla vostra definizione. Ci sono numerose definizioni dell’Articolo 5. Lo sapete, vero? Ma sono impegnato a essere loro amico. Sono impegnato a salvare vite. Sono impegnato per la vita e la sicurezza. E vi darò una definizione precisa quando sarò lì. Solo non voglio farlo sul retro di un aereo». Il mondo e l’Europa in spasmodica attesa sul loro futuro in casa Nato modello Rutte con l’alleato statunitense chiave modello Trump ed eventuali successori modello Maga.