
I grandi operatori di mercato sono in stallo perché stanno realizzando che lo stato di incertezza non è più transitorio, è diventato permanente. In un’economia in cui i mercati non prevedono più nulla, geopolitica ed economia sono diventati un tutt’uno.
Prendiamo una notizia di quelle che danno un’immagine plastica del livello di tensione in atto: Germania e Italia starebbero valutando di prelevare il loro oro, conservato dalla Federal Reserve americana, per riportarlo sotto il loro diretto controllo. I Paesi conservano il proprio oro in varie parti del mondo, anche per questioni di sicurezza, ma il segnale che arriva da Berlino e da Roma è inequivocabile. Germania e Italia sono rispettivamente il secondo e terzo detentore di riserve auree del mondo. La decisione deriva dal rischio che lo scontro in atto tra Trump e la Banca Centrale, la Fed, possa provocare situazioni di caos o di stallo che potrebbero limitare la capacità di accedere ai lingotti.
Qualcuno ricorderà che nel 1971 De Gaulle mandò un incrociatore per riprendersi l’oro della Francia che era custodito a Fort Knox. Si ruppero gli accordi di Bretton Wood e Nixon decretò la fine della convertibilità del dollaro in oro.
La tregua in Medio Oriente è ancora tutta da verificare e il petrolio di Hormuz sembra tenere. Ma quando si parla di costi dell’energia, gas e petrolio, il mercato azionario è come una casa con il tetto di paglia in un paese caldo, a rischio incendio. Il prezzo all’ingrosso del gasolio è salito di quasi il 20% dall’attacco di Israele all’Iran, contro il +10% del greggio. Molti importatori vogliono ricostituire le scorte il più fretta possibile, nel caso in cui ci sia uno stop prolungato a causa di un blocco di Hormuz. In una settimana i noli delle petroliere sono raddoppiati sulle principali rotte dal Medio Oriente e anche i premi assicurativi a protezione delle navi e dei loro carichi stanno aumentando (e dovrebbero aumentare ancora nei prossimi giorni, prevedono gli analisti) per riflettere un maggiore ‘rischio guerra’.
Tentennamenti anche sul fronte delle Banche Centrali e del loro tradizionale ruolo di faro economico delle politiche economiche nazionali. «Tutte quelle regole economiche standard che utilizziamo per fare previsioni sono attualmente completamente saltate – ha dichiarato al Financial Times Davide Oneglia, direttore macroeconomico europeo e globale di TS Lombard, una società che fornisce consulenza finanziaria. La conclusione per i mercati è che l’incertezza sulla politica monetaria rappresenta un ulteriore ostacolo da superare in un contesto di rischi geopolitici e commerciali. Secondo alcuni investitori, la volatilità è destinata ad aumentare perché un dollaro instabile e i prezzi del petrolio sballottati dalla geopolitica rendono le banche centrali molto meno in grado di fornire ai mercati e agli investitori una chiara mappa del percorso futuro.
L’annuncio di una tregua del conflitto tra Israele e Iran ha spinto al rialzo tutte le borse europee sulla scia di quelle asiatiche. Il petrolio è in discesa a 65 dollari il barile, ma sta già frenando. Questo non elimina per nulla le fibrillazioni del mercato che persistono, in primo luogo, sulla base della fragilità della tregua e poi sulla base di una lunga serie di scadenze che attendono i mercati internazionali.
Si ritorna alle traballanti trattative sui dazi (guerra commerciale), ai programmi Nato d’investimenti pubblici sugli armamenti (guerra vera e propria), alla tenuta delle monete e del debito pubblico. I grandi fondi speculativi, che hanno comandato il mondo nell’ultimo decennio, da Vanguard a BlackRock, sono incapaci di decifrare il mercato. Perché è ritornata la Storia, l’era dei rapporti di forza. Tutti sanno che tra sei mesi i mercati non staranno allo stesso punto di oggi, ma nessuno riesce a prevedere come verranno ridefiniti i rapporti di forza.
Gli investitori sanno che osservare i mercati attraverso le proprie convinzioni politiche non funziona. La speranza non gestisce il rischio, lo aumenta. In un nuovo mondo dove l’economia è usata per combattere i nemici e in nome della sicurezza nazionale si riduce la libertà di mercato, la cassetta degli attrezzi dei grandi capitalisti è vuota.