Kamchatka, non solo RisiKo ma orsi e vulcani

Per i giocatori di RisiKo spostare le proprie armate colorate sull’ambito territorio della Kamchatka si è quasi sempre rivelata una mossa vincente. Se si seguono i trattini sulla plancia multicolor del gioco, di strategia dalla Kamchatka si possono attaccare gli Stati Uniti d’America.

La Kamchatka vera dell’orso bruno

Kamchatka non è un nome di fantasia per i tattici di RisiKo ma esiste davvero. Lunga come l’Italia, isolata dal mondo, abitata da appena 300 mila persone e da circa quattromila orsi bruni, la penisola della Kamchatka si trova nell’estremo oriente russo. In Kamchatka ci sono 160 vulcani (almeno una ventina sono attivi), si registrano circa 2000 terremoti l’anno con una media di cinque al giorno (quasi tutti impercettibili all’uomo) ma anche fiumi (circa 4000), bacini d’acqua (100mila) e ghiacciai (414 quelli perenni). L’habitat è ideale per gli orsi bruni.

Terra sovietica sul fronte americano

Questo territorio affascinante già da quando si pronuncia la parola, si è aperto al mondo solo nel 1992 perché prima era interdetta a tutti, a russi compresi se non figuravano sugli elenchi del complesso e segreto apparato militare. Per ben due volte questa sperduta regione è stata sul punto di far parte degli Stati Uniti d’America. La prima nel 1867 quando la Russia vendette l’Alaska agli Usa e la Kamchatka era pronta ad essere ceduta, la seconda nel secolo scorso. Iosif Stalin diede ordine alla stampa di tacere del violento terremoto di magnitudo di 8.2 – ‘Terremoto del silenzio’ del 4 novembre del 1952 che provocò diecimila vittime – e tentò di proporla ad un miliardario americano. Ad una condizione: il territorio doveva restare comunista e, quindi, l’accordo fallì molto presto.

Petropavlovsk Kamchatsky

Petropavlovsk Kamchatsky, città che quando leggi sui tabelloni dell’aeroporto di Sheremetyevo capisci che stai volando dall’altra parte del mondo (a 10 ore di fuso orario dall’Italia), condivide con la peruviana Iquitos il primato mondiale di ‘città inaccessibile via terra’. Infatti, entrambe sono raggiunte dall’esterno solo tramite aereo o via mare.

Petropavlovsk, da Pietro e Paolo

Gli edifici arancioni o verdi di nuova concezione antisismica danno un tocco di colore alla città che deve i nomi alle navi Pietro e Paolo guidate da chi, nel 1740, la vide davanti ai suoi occhi, l’esploratore danese Vitus Bering. La città è un simpatico saliscendi. Lungo le strade circolano, come anche in altre città dell’estremo oriente russo (Vladivostok, Khabarovsk, Yuzhno Sakhalinsk), mezzi di fabbricazione sudcoreana (soprattutto autobus e furgoni) con guida a destra. In proporzione sono ancora poche le automobili portate, dopo un lungo e costoso viaggio, dall’occidente. Le strutture ricettive sono quelle tipiche dell’Unione Sovietica, i locali pubblici sono per lo più bistrò o datate stolovaye (mense). L’apparato militare in Kamchatka è sempre massiccio essendo, non solo su RisiKo, un luogo estremamente strategico.

Vulcani

Un viaggio in Kamchatka è un susseguirsi di toccanti emozioni. Il meteo è bizzarro e non sempre permette lo spettacolo dei vulcani che sovrastano Petropavlovsk, il Koryaksky, il Vilyuchinsky, e quello tronco con la fumarola quasi perenne sulla sommità, l’Avachinsky.

In volo sullo sbuffeggiante Karymsky

La rara (e costosa) escursione nel cuore pulsante della Kamchatka consente di tuffarsi nella natura e di ammirare paesaggi fantastici. L’elicottero militare bianco e blu Mil Mi-8 della Kamchatskie Avialinii prima sorvola l’attivo e sbuffeggiante vulcano Karymsky, poi il Semyachik dal cratere ricoperto d’acqua che con riflesso della luce lo trasforma da verde smeraldo a giallo. Con l’atterraggio nella foresta adiacente la valle dei Geyser c’è la sensazione di doversi ispirare alle avventure di Robinson Crusoe. Fumi che escono dal sottosuolo, acqua che gorgoglia per la presenza di gas, fresche impronte di orsi, silenzio rotto di tanto in tanto dal getto d’acqua che fuoriesce da uno dei cinque siti al mondo dove eruttano i geyser. Un volo di pochi minuti porta alla desolata ed immensa spianata della Caldera Uzon, l’antico vulcano collassato dove ora abitano un centinaio di plantigradi ed un ranger, il guardiano silenzioso della zona.

Il gigantesco orso bruno

In Kamchatka l’incontro con l’orso bruno, in particolare nell’inabitata e selvaggia parte meridionale attorno al lago Kuril, è molto frequente. Sono esemplari di quasi tre metri e di circa settecento chili di peso. Vivi sono i ricordi dei cittadini quando l’orso è arrivato fino alle porte di Petropavlovsk oppure quando un branco di trenta esemplari ha ucciso due persone che stavano lavorando in una miniera di platino.

Pre nuova guerra fredda, via vai con l’Alaska

Kamchatka e Stati Uniti prima della pandemia di coronavirus erano ritornate ‘vicine’, ma solo per alcuni fine settimana durante l’estate (turismo) quando la compagnia aerea russa Yakutia Airlines operava, a cavallo della linea internazionale del cambiamento di data, con un volo diretto tra Petropavlovsk ed Anchorage in Alaska. Un collegamento destinato a diventare un lontanissimo ricordo, di valenza storica perché, chissà, forse non sarà mai più riattivato.

 

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