Ipotesi Ungheria senza Orban per la ‘democratura’ a destra dell’Europa

«Democratura», neologismo dello jugoslavo Predrag Matvejevic per indicare un regime che, mantenendo le forme  di una democrazia, si rivela un regime autoritario quasi dittatoriale. Per l’Ungheria, sconto nuove destre Ue, solo ‘democrazia illiberale’. Fidesz, il partito di Orban, perdente nei sondaggi 2026, cambia cavallo per cercare di salvare potere e carriere?

Peter Magyar , partito ‘TISZA’, Partito del Rispetto e della Libertà

Sondaggi e politologi impietosi

«L’impensabile che diventa possibile». Ma i sondaggi sempre più impietosi e il presunto forte vantaggio di Péter Magyar, ex Fidesz ora a guida del partito di opposizione Tisza, potrebbero dare spazio a un effettivo ricambio all’interno del partito ungherese di governo. Davide Galluzzi, il cronista di InsideOver, vive a Budapest e certe cose le ‘coglie nell’aria’. E molto di più. La possibilità che Viktor Orbàn possa non ricandidarsi alla carica di Primo Ministro alle elezioni ungheresi del 2026. Passaggio di consegne per non perdere tutto. Il candidato dei conservatori magiari potrebbe essere János Lázár, attuale Ministro delle Costruzioni e dei Trasporti. Lázár nega la propria ambizione alla carica di Primo Ministro, ma dall’inizio di quest’anno -osserva Galluzzi-, «il politico ha creato intorno a sé un team per le comunicazioni».

‘Antiorbanisti’ alla riscossa

‘TISZA’, Partito del Rispetto e della Libertà (in ungherese Tisztelet és Szabadság Párt) è nato nel 2020 ed è ora guidato da Peter Magyar – ex di Fedez, ala moderata e centrista-, contro il ‘Sistema della Cooperazione Nazionale’, il patto sociale che viene utilizzato da Fidesz per mantenere il controllo sulla società. Magyar ha condotto numerose proteste contro lo ‘Stato mafioso’ con la lotta alla corruzione che è una parte fondamentale della maggior parte dei partiti antigovernativi. «La candidatura di Lázár e il ‘ritiro di Orbàn’ dalla competizione elettorale, potrebbero essere una mossa di emergenza per cercare di salvare il partito davanti alla marea montante di Magyar che rischia di unire intorno al suo nuovo partito conservatore la massa eterogenea degli antiorbanisti e strappare, per la prima volta in 15 anni, la maggioranza parlamentare a Fidesz», osserva Galluzzi.

Da mesi, i sondaggi elettorali ungheresi presentano un Tisza in perenne crescita, con un distacco di almeno sette punti percentuali dal Fidesz.

Previsioni nere, ma solo sondaggi

Come riportato dal Publicus Institute, il partito guidato da Magyar otterrebbe il 43% dei voti, mentre Fidesz il 36%. Lo scenario politico ungherese sembra polarizzarsi sempre più intorno a due grandi partiti, con l’unico ‘terzo incomodo’ con la possibilità di entrare in Parlamento l’ultranazionalista Mi Hazánk, dopo che i liberali hanno deciso di non presentarsi alle elezioni dell’anno venturo. Di pari passo con questa polarizzazione, emerge sempre più prepotentemente il ruolo del leader, del candidato alla carica di Primo ministro. «Di fronte a queste dinamiche, parrebbe concretizzarsi la possibilità di un piano di emergenza elaborato da Fidesz, il cui leader, oltre a essere sotto attacco da parte di Magyar e sotto pressione da parte dell’Unione Europea».

Possibile passo indietro?

La possibilità di passo indietro non viene esclusa neanche da Orbán. Intervistato dal podcast «Öt», l’attuale Primo Ministro ha ricordato il ricambio generazionale avvenuto tanto nel partito quanto nel governo nel corso degli ultimi tempi e non ha escluso un ulteriore avvicendamento tra la generazione dei fondatori, cui Orbán appartiene, e quella dei giovani esponenti di Fidesz. Dopotutto, ha ricordato Orbán, il sistema di governo che è stato creato, ossia la democrazia illiberale, è in grado di funzionare indipendentemente dal suo attuale capo.

Tags: Orban Ungheria
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