
Uno di questi luoghi è sicuramente il quartiere di Krylatskoe dove si trova uno dei tanti polmoni verdi della città. Krylatskoe, oltre ad essere un importante complesso sportivo, è una delle zone di espansione abitativa di Mosca dove si costruiscono appartamenti di nuova concezione che già vengono serviti dalla metropolitana. Tra le particolarità, il pendio Lata sul quale in inverno si può praticare lo sci alpino (l’altra pista da sci cittadina è sulla ‘Collina dei passeri’).
Da queste parti il concetto di ‘Agenda 2020+5’ del Comitato Olimpico Internazionale in termini di impianti sportivi non sembra essere una novità e soprattutto non difficile da applicare. Se tra le raccomandazioni del Cio – non ha ancora ufficialmente deciso se le squadre russe potranno partecipare ai Giochi olimpici invernali di Milano Cortina 2026 (il torneo olimpico di hockey senza i russi è come il Mondiale di calcio senza il Brasile) – c’è quella di utilizzare/ristrutturare gli impianti costruiti nel passato, l’enorme complesso sportivo di Krylatskoe sarebbe pronto ad ospitare eventi internazionali.
Al momento, e chissà ancora per quanto (!), la Russia per lo sport mondiale è tabù, una ‘cosa astratta’ ormai dal 2018. Infatti, l’ultima Olimpiade con la Russia presente con la sua bandiera, con il suo acronimo ‘Rus’ e con il suo solenne inno, è stata quella di Rio de Janeiro 2016. Poi solo ‘atleti olimpici della Russia’ (Oar), ‘Comitato olimpico russo’ (Roc) e ora ‘atleti individuali neutrali’ (Ain) per l’aggiunta ‘selezionati’. Su questo tema c’è un ampio dibattito nel mondo sportivo, anche tra le Nazioni del ‘blocco Occidentale’ consapevoli che lo sport senza gli atleti russi è incompleto.
Inoltrandosi nel parco di Krylatskoe, si può salire sulla tribuna – i colori delle poltroncine formano la bandiera russa – che s’affaccia sul bacino dove si svolsero le gare olimpiche di canottaggio. Quelle di Mosca ’80 furono le Olimpiadi del boicottaggio occidentale e, per lo sport italiano, che diedero di fatto inizio all’epopea di Giuseppe Abbagnale: prima di fare storica coppia con il fratello Carmine, 45 anni fa il suo compagno fu Antonio Dell’Aquila (il timoniere era già Peppiniello Di Capua) assieme al quale vinse la finale B. A conferma che le strutture sono funzionanti, proprio in questi giorni il bacino è centro delle competizioni di triathlon.
Il piatto forte di tutto il complesso sportivo è sicuramente il ‘Velotrek’, ovvero il velodromo che nel 1979 quando venne costruito era il primo dell’Unione Sovietica e il più grande d’Europa. Rivestita in legno di larice siberiano (la superficie è ancora originale), la pista fino ad una decina d’anni fa era una delle cinque più veloci del mondo. All’interno ci sono diversi campi da tennis, da squash, due piste in formato ridotto per l’atletica leggera da praticare anche in inverno, attrezzi per la ginnastica per bambini, un bar-caffetteria e persino un hotel.
All’interno del velodromo si possono vedere i pezzi originali, quelli risalenti a 45 anni, dalle poltroncine delle tribune alle sedie per i corridori passando per le prese elettriche. Come si evince dalla galleria fotografica, l’impianto è stato visitato anche dal primo presidente russo Boris Eltsin, dall’ex primo ministro del Regno Unito, Margaret Thatcher, dal presidente bielorusso Alexander Lukashenko oltre che da tante autorità sportive. C’è uno spazio, che di fatto è una sorta di memoriale, dedicato ai Giochi olimpici del 1980. Colpisce il poster di Marco Pantani ‘Il Mito continua’ affisso sulla porta del negozietto di biciclette.
Fanno parte del complesso sportivo ma di più giovane costruzione, il palazzo del ghiaccio, all’interno del quale possono essere allestiti la pista da pattinaggio velocità (negli anni 2000 si sono svolte gare internazionali) e il campo per il bandy (l’hockey su campo grande molto praticato sia in Russia che nei Paesi scandinavi), e il ‘Krylatskoe Sport Palace’, piccolo ‘tempio’ della pallacanestro.