
Washington e Teheran ‘si avvicinano’ ad un accordo sul dossier nucleare iraniano. Ad affermarlo, da Doha, ‘ il presidente americano Trump. «Credo che ci avviciniamo alla conclusione di un accordo». Una delle sua ormai solite ‘bouttade’ propagandistiche poi smentite dai fatti?ha affermato. Poco prima un funzionario iraniano che parlava con la NBC News aveva annunciato che «l’Iran è disposto a raggiungere un accordo con gli Stati Uniti in cambio della revoca delle sanzioni».
Ali Shamkhani, consigliere della Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha assicurato che Teheran si impegnerebbe a non costruire mai armi nucleari, a sbarazzarsi delle sue scorte di uranio altamente arricchito, ad arricchire l’uranio solo ai livelli minimi necessari per uso civile e a consentire agli ispettori internazionali di controllare l’intero processo. Più credibile lui del presidente Usa, ma tutto resta da verificare nei fatti, come il confuso e lacerante avvio di Istanbul.
Su ciò che sta accadendo a Istanbul tra Russi e ucraini, non è neppure chiaro come poterla chiamare. Gli insulti sono considerabili una possibile trattativa tra parti in guerra? Inizia con un botta e risposta tutt’altro che amichevole la giornata in cui dovevano prendere il via i negoziati diretti tra Russia e Ucraina a Istanbul, i primi da tre anni a questa parte. Dovevano ma non è detto, né sì ma neppure un no a sorpresa. Pokeristi arrabbiati, o soltanto confusi. Prima si era diffusa la notizia di un avvio dei colloqui nel pomeriggio, poi una fonte del ministero degli Esteri turco ha dichiarato alla Cnn che ancora «non è ancora previsto alcun incontro».
Nel frattempo Mosca e Kiev volano provocazioni e insulti. Al suo arrivo ad Ankara, dal presidente Erdogan, il presidente ucraino Zelensky ha criticato l’assenza di Putin e ha aggiunto che la delegazione russa «sembra più una farsa, una messa in scena teatrale, che una cosa seria». Alle sue parole ha risposto la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, che ha definito Zelensky «un clown, un fallito, una persona dall’istruzione sconosciuta».
Il presidente ucraino è atterrato questa mattina a Istanbul accompagnato dal ministro degli Esteri, Andriy Sybiga, il capo dell’ufficio presidenziale, Andriy Yermak, e i vice Ihor Zhovkva e Ihor Brusylo. Anche la delegazione russa è arrivata in Turchia, ma ha lasciato i vertici della catena di comando -Putin e il ministro degli Esteri Lavrov- a Mosca. Il team del Cremlino è guidato dal consigliere presidenziale russo Vladimir Medinsky, il viceministro degli Esteri Mikhail Galuzin, il capo della direzione generale dello Stato Maggiore delle Forze Armate russe Igor Kostyukov e il viceministro della Difesa Alexander Fomin. I colloqui dovrebbero tenersi al palazzo presidenziale di Dolmabahce, sul Bosforo. Ma sui tempi reali, ancora mistero. satti regna ancora il mistero.
Per quanto si tratti di negoziati diretti tra Russia e Ucraina, i primi dall’inizio del conflitto, sul vertice di Istanbul aleggia l’ombra degli Stati Uniti. «Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni, ma vogliamo vedere progressi», ha avvertito il segretario di Stato americano, Marco Rubio, a margine della ‘ministeriale Esteri Nato’ ad Antalaya, sempre Turchia. Rubio ha invitato Mosca e Kiev a trovare al più presto una soluzione diplomatica per mettere fine alla guerra, perché secondo Washington «non esiste una soluzione militare al conflitto. E prima si raggiungerà un accordo, meno persone moriranno e minore sarà la distruzione».
Nel frattempo, Donald Trump continua a spargere indizi, ma nessuna certezza, su una possibile partecipazione ai colloqui di Istanbul. «Se succedesse qualcosa, potrei andarci venerdì», è l’ultima versione consegnata da Doha ai giornalisti. Alcuni elementi chiave:
1, Kiev sembra disposta a mettere nel cassetto la legge del 2022 che vieta di negoziare con la Russia e al tempo stesso Mosca sembra pronta a rinunciare alla pregiudiziale nei confronti del presidente Zelensky il cui mandato è scaduto nel maggio 2024.
2, Intesa Trump-Erdogan? In attesa di vedere se i colloqui si terranno e quali esiti potranno avere, l’aspetto più rilevante è che Donald Trump sembra pronto a cedere a Recep Tayyp Erdogan (e al suo ministro degli Esteri Hakan Fidan, a lungo alla testa dei servizi segreti di Ankara) le redini del negoziato tra Russia e Ucraina, come sottolinea Analisi Difesa.
3, La gestione turca delle trattative permette ancora una volta a tutti i protagonisti di tagliare fuori dai tavoli che contano la UE e le nazioni europee, relegate (e auto-relegatesi) ai margini della politica internazionale.
Mario Draghi dal Portogallo conferma
Lo ha implicitamente ammesso oggi Mario Draghi. «Potrebbe essere troppo tardi per influenzare gli eventi a breve termine. Anche se abbiamo fornito circa la metà degli aiuti militari all’Ucraina, probabilmente saremo spettatori passivi in un negoziato di pace che riguarda il nostro futuro e i nostri valori», ha detto Draghi nel suo intervento in occasione della sessione di chiusura del simposio Cotec 2025, a Coimbra in Portogallo.