Perché ci si alza al mattino?

Perché ci si alza al mattino? La domanda potrebbe sembrare oziosa, sopravvivendo alla vita che ci suggerisce di vivacchiare, senza altre divagazioni filosofiche.
Perché suona la sveglia e il tempo del lavoro, della produttività, ci infligge il ritmo. Perché la notte è finita. Come se il giorno, passo dopo passo, non rappresentasse un’oscurità che assorbe ogni momento, sciogliendolo come neve al sole.
Per poter spippolare subito il telefonino e capire in tempo reale quello che è accaduto mentre il sonno sospendeva momentaneamente l’attenzione sullo scorrere nello schermo di vita virtuale.
Per uscire da casa e chiudere occhi e cuore, per dimenticare, per vendicarsi della notte e degli altri giorni. Per mettersi in coda, per chiudersi nella corazza delle cose che non ci sfiorano, per avercela col vicino. Per i rancori, per i profitti, per essere obbedienti con chi comanda e prepotenti con gli altri.
Per fugare i ricordi.

Perché ci si alza al mattino? Per chiederselo. Per affrontare le paure, per non soccombere alle inutilità e alle retoriche dello sfruttamento, dell’ingiustizia, del tradimento di ideali, dell’accettazione passiva di tutto.
Per la speranza che il giorno sia migliore, forse. Che si possa costruire un frammento di utopia, di esistenza che valga la pena vivere.
Per mettersi a vangare un frammento di terreno arido di cultura e società, per mettere un piccolo seme sapendo che non si sa se vedremo nascere una pianta. Per coltivare speranza. Per coltivare comunità. Per costruire utopia.
Ecco, costruire utopia concreta. Con un piccolo passo, un gesto, un sorriso, un dono, un’azione.

Questo testo, un po’ astruso e un filino sognante, l’ho scritto pensando a un libro che ho tra le mani: Ritratti a viva voce (Venti autrici raccontano venti donne e raccontano se stesse: 40 storie, 4 poesie, 4 storie per immagini. Per un totale di 48 protagoniste).

Virgoletto: “Un libro corale che disegna il nostro paesaggio umano attraverso narrazioni, volti, parole, poesie, mestieri, attitudini. Chi custodisce la terra, chi agisce nei luoghi che nutrono memorie, chi coltiva culture, chi viaggia con occhi spalancati lungo i confini del mondo, chi abita le periferie e sente l’energia potente del margine, chi canta la vita, resiste, pensa agli altri, pensa alla società come fosse un giardino, chi è poesia. Per cambiare il mondo, ogni giorno, con coerenza e utopia.
Una cartografia sentimentale fatta da tante voci diverse. Di donne che lavorano per il bene comune, straordinarie; di successo tutte, quelle che hanno fatto la storia e quelle che la faranno, quelle più conosciute e quelle lontano dai riflettori. Di donne che impugnano la loro vita come una bandiera e una testimonianza di futuro”.
Si tratta di storie in apparenza piccole, che non bucherebbero lo schermo in tv, ma sono fondamentali perché rappresentano un tessuto di resistenza culturale, umana e sociale che si fa testimonianza attiva nella vita di ogni giorno. Nella realtà, non sui social o nel virtuale.

Perché ci si alza al mattino? Per questo. Perché l’utopia sia concreta.

 

 

 

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