Donald Trump, in ritorno dal funerale di Papa Francesco, all’alba prima che si aprissero i seggi per le politiche in Canada invia un post:
«Buona fortuna al grande popolo del Canada mentre oggi andate a votare! Basta con una linea di confine tracciata artificialmente tanti anni fa. Guardate quanto sarebbe bello questo territorio. Accesso libero, se solo il Canada diventasse il prezioso 51° Stato degli Stati Uniti d’America».

Perorazione elettorale con risposta immediata. I canadesi sono andati a votare in massa, e non solo hanno dato la maggioranza al partito liberale, ma hanno anche eliminato dal Parlamento Pierre Poilievre, leader dal partito conservatore e marionetta di Trump.
La simpatia naturale che sta circondando Trump nel mondo, in Canada ha compiuto un miracolo politico: in gennaio i liberali stavano 27 punti dietro i conservatori nei sondaggi: secondo Abacus i conservatori avrebbero ricevuto il 47%, dei suffragi e i liberali di Justin Trudeau il 20%. Non solo: i liberali rischiavano addirittura di diventare il terzo partito, dietro il socialdemocratico Ndp, stimato attorno al 18% ma in crescita. Poi sono arrivati i dazi e le minacce di annessione, un cocktail ideale per resuscitare il nazionalismo canadese dormiente e lanciare il successore di Trudeau, Mark Carney, verso la vittoria.
«Donald Trump, non aveva studiato la storia della guerra del 1812, quando gli Stati Uniti invasero il loro vicino del Nord -allora colonia della Gran Bretagna- perdendo sette battaglie di fila e ritrovandosi infine con la Casa Bianca bruciata dagli inglesi, il 24 agosto 1814- ironizza Fabrizio Tonello sul manifesto L’unica vittoria americana fu a New Orleans, ma a guerra finita: il trattato di pace era stato firmato qualche settimana prima».
Mark Carney è un rappresentante un po’ ‘originale’ del centrosinistra: è stato governatore sia della Banca centrale canadese che della Banca d’Inghilterra (il primo straniero a ricoprire questa carica dalla sua fondazione, nel 1694). Era stato lui ad adottare politiche monetarie straordinarie per contrastare la crisi finanziaria scoppiata negli Stati Uniti nel 2008, attraverso l’uso del ‘Quantitative Easing’, acquisto massiccio di obbligazioni governative per immettere liquidità nell’economia, con l’obiettivo di stimolare la crescita e ridurre la disoccupazione. Una politica che, secondo la Bank of England avevano fatto crescere il pil britannico dell’8% e ridotto la disoccupazione del 4%.
Carney aveva anche introdotto le ‘forward guidance’, indicazioni chiare e anticipate sulle future scelte di politica monetaria, per ridurre l’incertezza dei mercati: esattamente l’opposto di quanto ha fatto, e fa, Trump imponendo dazi la mattina per revocarli o modificarli la sera. Questo approccio aveva aiutato a stabilizzare le aspettative di inflazione e a mantenere la fiducia degli investitori.
Come primo ministro, Carney ha immediatamente applicato dei contro-dazi su prodotti statunitensi per un valore compreso tra 30 e 60 miliardi di dollari canadesi, colpendo settori chiave come acciaio, alluminio, prodotti agricoli, auto. Queste tariffe sono state pensate per avere effetto immediato e rimarranno in vigore fino a quando gli Stati Uniti non ritireranno le misure protezionistiche. In risposta a minacce specifiche di Trump su acciaio e alluminio automobili, il Canada ha minacciato ulteriori ritorsioni in settori come l’elettricità e i prodotti alimentari. Alcune province canadesi (Ontario, Québec, British Columbia) hanno già rimosso dagli scaffali dei negozi birra, vino e liquori statunitensi come ulteriore forma di pressione economica e simbolica.
Carney ha dichiarato che la cooperazione in materia di difesa con gli Stati Uniti «è finita» e che, anzi, Washington è oggi «una minaccia per la sicurezza nazionale del Canada». Sentimento nazionale diffuso se è riuscito a ribaltare i risultati elettorale previsti alla vigilia, e soprattutto l’affluenza popolare al voto. Più del 70%, con alcune circoscrizioni che hanno registrato code ai seggi e un numero mai visto prima di voti espressi in anticipo: oltre 7,3 milioni.
I liberali hanno ovviamente tratto vantaggio dalla percezione che Carney fosse l’unico in grado di opporsi efficacemente a Trump, sottraendo due terzi del suo elettorato al socialdemocratico Ndp, che passa dal 18% nel 2021 al 6% circa oggi. I conservatori, dal canto loro, possono consolarsi con il fatto di aver mantenuto una base di consenso solida, con circa il 41% dei suffragi popolari e tra i 137 e i 144 seggi in parlamento.