‘Soft power’ della Cina nel Sud-Est asiatico

In Vietnam, Malaysia e Cambogia, Xi Jinping ha avviato nuove intese economiche e tentato di rinvigorire l’immagine di Pechino approfittando dei timori innescati dai dazi di Trump. Per l’Impero del Centro, il controllo dei Mari Cinesi è cruciale per difendere la costa, gestire la dipendenza dallo Stretto di Malacca e accerchiare Taiwan.

La Cina nel Sud-Est asiatico

Xi Jinping in Vietnam, Cambogia e Malaysia da difensore della globalizzazione, e rilanciare le relazioni con il Sud-Est asiatico scosso dalla raffica di dazi lanciata Trump e dalle nuove priorità geopolitiche degli Stati Uniti. Ed ecco l’appello di Xi ai vicini regionali «di proteggere insieme le brillanti prospettive della nostra famiglia asiatica». A superare le antiche rivalità tra ‘l’Impero del Centro’ e gli altri ‘attori regionali’. Prima, a marzo, l’incontro tra i ministri degli Esteri di Cina, Giappone e Corea del Sud, sulla collaborazione commerciale. Tōkyō e Seul divise tra il timore della Repubblica Popolare come minaccia, e le consistenti connessioni economiche con la Cina rispetto all’impatto dei dazi americani. Soprattutto, giapponesi e coreani faticano a capire la volubilità di Trump e quanto inciderà sull’impegno dell’America nell’Indo-Pacifico. L’analisi di Limes.

Pechino contro i dazi di Trump

Pechino ha replicato ai dazi di Washington in vari modi: tariffe ai prodotti made in Usa fino al 125%; ennesime restrizioni all’esportazione di minerali rari verso gli Stati Uniti; inserimento di diverse aziende americane nella lista di enti cui è proibito vendere tecnologie a uso duale (civile-militare). Inoltre, la Repubblica Popolare ha citato in giudizio gli Stati Uniti all’Organizzazione mondiale del commercio e un’indagine antimonopolio contro l’azienda DuPont. Con Xi in viaggio –aggiunge Giorgio Cuscito-, Pechino ha accolto il fondatore di Nvidia Jensen Huang, la società statunitense che sta cercando delle soluzioni per restare nel mercato cinese con i crescenti vincoli imposti dagli Stati Uniti. Vincoli che dipendono dalla estrema rilevanza che i prodotti di Nvidia hanno nella competizione sino-statunitense. Nella trattativa, anche Liang Wenfeng, creatore del modello di intelligenza artificiale R1, che sta mettendo in crisi i giganti tecnilogici creativi statunitensi.

Sud Est asiatico area di influenza

Pechino vorrebbe trasformare il Sud-Est asiatico nella propria area di influenza per raggiungere almeno tre obiettivi: difendere la costa della Repubblica Popolare dagli attacchi di potenze rivali, a cominciare da Stati Uniti e Giappone; controllare le rotte marittime che collegano l’Impero del Centro all’Occidente passando per i Mari Cinesi e lo Stretto di Malacca; sviluppare percorsi alternativi per ridurre la dipendenza dei flussi commerciali da quel collo di bottiglia. Tutto nell’ottica di assorbire Taiwan e quindi di accedere all’Oceano Pacifico libera dal monitoraggio americano. E per tessere la sua rete nella regione, Pechino usa innanzitutto la leva economica. L’Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (Asean, composto da dieci paesi) rappresenta il principale partner commerciale della Repubblica Popolare, con un interscambio di 234 miliardi di dollari.

Cina-Vietnam 45 accordi

Cina e Vietnam hanno firmato 45 accordi. Comunanza ideologica comunista a parte, soprattutto l’interscambio commerciale, gli investimenti, la costruzione di infrastrutture (ferrovie) e la collaborazione tra l’azienda cinese produttrice di aerei Comac e la compagnia Vietjet. Hanoi cerca di evitare l’eccessiva dipendenza sia dagli Stati Uniti sia dalla Cina, della quale teme la presenza militare nelle acque rivierasche. Pechino vorrebbe alterare questa dinamica e attirare il Vietnam nella propria orbita.

Cina-Malesia, 31 memorandum

L’incontro tra Xi e il primo ministro malaysiano ha prodotto 31 memorandum d’intesa, riguardanti l’economia digitale, intelligenza artificiale, uso del sistema satellitare Beidou, trasporto intermodale ed esportazione di prodotti agricoli verso la Repubblica Popolare. L’istituzione di un meccanismo di dialogo ‘2+2’ comprendente i rispettivi ministeri degli Esteri e della Difesa conferma l’obiettivo di trasformare l’impegno economico in influenza nel campo della sicurezza. Il ‘corridoio infrastrutturale’ sino-malaysiano ‘ per alleviare la dipendenza dallo Stretto di Malacca e sviluppare la collaborazione tecnologica con Kuala Lumpur ora che la Malaysia vuole diventare uno snodo chiave della filiera produttiva dell’Intelligenza artificiale.

Cina-Cambogia, l’alternativa agli Usa

L’ultima tappa del viaggio di Xi è stata la Cambogia. Anche qui, Difesa ed Esteri. Un sistema internazionale alternativo a quello a guida americana in combinazione con la Belt and Road Initiative (le nuove vie della seta). La Cina ha recentemente ricostruito la base cambogiana di Ream (in passato controllata dagli Stati Uniti) e si ipotizza che l’Esercito popolare possa usarla come avamposto per il presidio dei Mari cinesi. Pechino già mostra la sua presenza in questo specchio d’acqua tramite navi da guerra, sottomarini, guardia costiera, droni anfibi, sonde, pescherecci e isole artificiali negli arcipelaghi Paracel e Spratly.

I dazi sui partner Usa

L’impatto negativo dei dazi sui partner degli Stati Uniti non altererà immediatamente le relazioni che Washington ha costruito sul piano securitario. Relazioni che in Giappone, Filippine, Corea del Sud, Thailandia e Singapore prevedono la presenza militare a stelle e strisce. Ma il profondo peggioramento delle economie dei paesi dell’Asean e dell’umore locale nei confronti dell’America consente alla Cina di rilanciare più agevolmente commercio, investimenti e scambi culturali nella regione. ‘Soft power di Pechino’, dopo le manovre muscolari nei Mari Cinesi e le schermaglie con le Filippine e attorno a Taiwan.

La Cina e l’Europa

La Repubblica Popolare potrebbe adottare un approccio simile in Europa, facendo leva sul serio peggioramento dei rapporti tra quest’ultima e gli Stati Uniti. In tal senso, il summit Cina-Eu -forse a Roma o forse no-,che dovrebbe svolgersi il prossimo luglio sarà utile per valutare la solidità della relazione strategica tra America e Vecchio Continente in funzione anticinese.

 

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