Pyramiden, l’ultimo avamposto sovietico al Polo Nord

C’è ancora un piccolo pezzo di Unione Sovietica nel cuore del Mar Glaciale Artico. È luogo nascosto, segretissimo durante la Guerra Fredda anche perché ricco di carbone, visitabile più facilmente in estate quando il fiordo è libero dai ghiacci rispetto a quando c’è la notte artica e sobbarcarsi almeno sei ore di motoslitta (viaggio di sola andata!) non è proprio così comodo. Politicamente farebbe parte del territorio norvegese ma di fatto è l’ultimo lembo dell’universo sovietico alle porte del Polo Nord.

Pyramiden di Stalin e Krusciov

Pyramiden alle Svalbard dove l’URSS sotto Stalin e Krusciov volle fare le cose in grande per gli operai e le loro famiglie. Pyramiden, al cospetto del ghiacciaio Nordenskiöld, ai piedi di una montagna a forma di piramide, è un luogo isolato a metà strada tra la città artica di Murmansk e il Polo Nord, è stato e lo è ancora, l’ultimo avamposto del popolo comunista. È battuta dai forti venti gelidi, la vegetazione è quella artica e c’è un solo vero padrone: l’orso bianco.

Le ‘krusciovke’

All’epoca per ospitare oltre mille persone vennero costruite una serie di ‘krusciovke’, palazzi di cinque piani. C’era l’asilo, la scuola, strutture sportive, un ospedale attrezzato anche per le operazioni chirurgiche più complicate, un cinema da 300 posti, una biblioteca con 30.000 volumi, e una ‘stolovaya’, la mensa. Erano state costruite delle serre per coltivare verdura e frutta su terra fertile portata appositamente dall’Ucraina ma anche stalle riscaldate per maiali e polli.  Insomma, c’era tutto.

Dopo l’Unione sovietica

Nel 1991 con la dissoluzione dell’Unione Sovietica le attività vennero fortemente ridotte ma la base carbonifera rimase operativa. A mettere completamente in ginocchio la comunità di Pyramiden è stata la tragedia del Tupolev Tu-154M della Vnukovo Airlines. Il 29 agosto del 1996 l’aereo noleggiato da Arktikugol, compagnia di estrazione del carbone statale russa che trasportava lavoratori russi e ucraini con le rispettive famiglie, partito da Mosca Vnukovo e diretto alle Svalbard, si schiantò in prossimità dell’atterraggio all’aeroporto di Longyearbyen. Morirono tutti i 141 occupanti. Dal 10 ottobre 1998, quando gli ultimi dei 300 abitanti rimasti lasciarono l’insediamento e una città chiusa, una città fantasma.

Pyramiden, fascino misterioso

Oggi la chiamano la ‘città fantasma russa nel cuore dell’artico norvegese’. Per puri scopi turistici – una decina d’anni fa il ‘boom’ – in estate una trentina di persone si alterna per gestire il semplice albergo Tulpan, un vecchio dormitorio che funge da bar, ristorante (il menù è sempre lo stesso), ufficio postale e ha adibito uno spazio a negozietto dove si trovano ancora le rare spillette originali marchiate URSS. Nella piscina coperta manca solo l’acqua che veniva pompata dal mare per tornare ad essere operativa. Il resto è intatto grazie al gelo e all’assenza dell’intervento dell’uomo.

L’arredo e ‘Sport Pyramiden’

Ci sono le lavorazioni di legno sopra le tribune, i lampadari, i termosifoni, la pista d’atletica, i blocchetti di partenza, il podio dei vincitori. Nella vicina palestra ci sono i canestri, le porte da calcio, il parquet colorato con al centro campo la scritta ‘Sport Pyramiden’. Le poche testimonianze raccontano che da Longyearbyen i bambini norvegesi si sobbarcavano oltre quattro ore di barca per gli scambi scolastici con i coetanei russi. Un tempo ormai lontanissimo. Dentro gli edifici-dormitorio ci sono ancora le lenzuola, gli armadi, qualche abito, gli attrezzi da lavoro dei minatori, negli asili ci sono le pantofole dei bambini e negli scaffali della scuola quaderni e libri con Lenin che domina la copertina.

Busto di Lenin e ufficio del KGB

Intatti sono rimasti due simboli dell’Unione Sovietica, che hanno il primato di essere i più a nord del mondo: il busto di Lenin e l’ufficio del KGB. Se il monumento al capo della Rivoluzione d’Ottobre domina la piazza con il volto diretto verso i ghiacciai artici, all’ultimo piano di un anonimo palazzo si notano sei finestre protette da inferriate a proteggere gli uffici della polizia e dei servizi segreti sovietici. Pyramiden era dotato anche di un piccolo campo d’aviazione di emergenza.

Nell’auditorium al centro culturale, tra un pianoforte e due balalaike, c’è un’agenda, è aperta sulla data del 25 dicembre del 1991, una data che segnò la storia mondiale di ieri, di oggi e di domani, le dimissioni di Mikhail Gorbaciov da presidente dell’Unione Sovietica, ovvero la fine dell’URSS, l’inizio della fine di Pyramiden.

Le Svalbard, dove i confini non sono poi così definiti, oggi come allora non sono mai state un posto come tutti gli altri.

 

https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g8762680-d1842148-Reviews-Pyramiden-Pyramiden_Svalbard.html

 

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