
Ozgur Ozel, capo del partito di Imamoglu, ha sollecitato le persone a manifestare pacificamente, nonostante le amministrazioni locali stiano vietando le proteste in diverse città del paese. Gran parte delle proteste si è tenuta a Istanbul, dove in serata ci sono stati scontri tra manifestanti e polizia. come denuncia il Post.
Migliaia di persone si sono riversate nelle strade, dirigendosi verso la simbolica piazza Taksim, ma sono state bloccate dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa. La tensione è salita rapidamente, con la polizia che ha utilizzato spray urticante per disperdere i manifestanti. Ozgur Ozel, il leader del principale partito di opposizione CHP ha dichiarato che alla manifestazione sotto il comune di Istanbul erano presenti almeno 300.000 persone. «Se provocate con gas lacrimogeni e veicoli di sicurezza, sarete responsabili di tutto ciò che accadrà qui, signor prefetto! Siamo qui con 300.000 persone!», ha affermato Ozel durante la protesta, che era stata vietata.
Imamoglu è stato arrestato alcuni giorni prima di partecipare come favorito alle primarie del Partito popolare repubblicano (CHP, laico di centrosinistra e nazionalista), per scegliere il candidato presidenziale alle prossime elezioni, previste nel 2028. Ha 53 anni, è sindaco di Istanbul dal 2019 ed era stato rieletto lo scorso anno: in entrambe le occasioni aveva superato un candidato conservatore sostenuto da Erdogan. È considerato uno dei pochi in grado di raccogliere voti dalle varie componenti dell’opposizione, comprese quelle conservatrici e laiche e la minoranza curda.
Per questo da tempo è stato coinvolto in casi giudiziari ritenuti politicamente motivati dai suoi sostenitori, alcuni dei quali non ancora conclusi (in Turchia la magistratura non è indipendente). Ufficialmente l’arresto di mercoledì è legato a un caso di presunta corruzione, ma anche ad accuse di legami con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (o PKK, l’organizzazione politica e paramilitare che a inizio marzo ha dichiarato il cessate il fuoco con lo stato turco): un pretesto che il governo turco ha usato spesso, anche recentemente, per reprimere i propri avversari politici.