Germania, voto strategico tra instabilità e ombre neonazi

Primo Eìxit Poll. Il cristiano-democratico Merz in pole indiscussa per la Cancelleria, ma formare una coalizione di governo sarà difficile. Con i socialdemocratici in caduta forse frenata, la Afd di diffuse simpatie filo nazi, probabile secondo partito. Sponsor la destra Usa e i sui fedelissimi europei, ma improbabile possa entrare al governo. Partiti minori sulla soglia dello sbarramento del 5%

I Cristiano democratici già festeggiano

Nell’incubo dell’instabilità

Una Germania la cui democrazia moderna si basa sul senso di colpa per gli abomini del nazismo, che per la prima volta deve fare i conti con un partito di estrema destra avviato a superare il 20%. E quasi 60 milioni di elettori nella maggiore economia dell’Ue, su cui incombe lo spettro della crisi. Che non riguarda soltanto loro. Friedrich Merz avrà con ogni probabilità il mandato per la formazione del governo, una coalizione che lui promette ora che non sarà con l’Afd dopo una infelice tentazione su una legge antimigranti. Vale ancora il cosiddetto ‘Brandmauer’, per cui non si governa con i neonazi. Ieri nella tradizionale chiusura di campagna a Monaco, la rivendicazione di «una Germania con un ruolo più forte in Europa e l’Europa un ruolo più forte nel mondo». La necessità di una Germania in grado di rispondere in tempi brevi a Trump.

La tavolozza delle ipotetiche coalizioni

Gli scenari più probabili: una «Jamaika-Koalition», cioè tra Cdu, liberali e Verdi (nero-giallo-verde nei colori dei partiti) ma con numeri improbabili. Una «Deutschland-Koalition», tra Cdu, Spd e Fdp. E infine una «Kenya Koalition»: tra Cdu, Spd e Verdi. Quest’ultima l’unica coalizione sicura dal punto di vista dei numeri, ma difficilmente digeribile dai falchi conservatori nelle diverse formazioni politiche. Eventuale instabilità pericolosa cent’anni dalla presa del potere di Adolf Hitler.

Dai sondaggi agli Exit Poll

Seggi chiusi alle 18 e i primi exit poll danno avanti il principale partito di centrodestra, la CDU, con percentuali intorno al 30 per cento. Al secondo posto sarebbe arrivata Alternative für Deutschland (AfD), il principale partito dell’estrema destra tedesca, che avrebbe ottenuto circa il 20 per cento dei voti, mentre poco sotto i Socialdemocratici, meno peggio del temuto. I Verdi sono dati intorno al 12 per cento, mentre tutti gli altri partiti sono a diversi punti di distanza. Dati che vanno presi con prudenza, ma più o meno in linea con i sondaggi e le aspettative degli ultimi giorni. I tre partiti che componevano il governo uscente di centrosinistra – Socialdemocratici, Verdi e Liberali – sono andati peggio rispetto al 2021, mentre il principale partito di opposizione uscente, la CDU, ha riguadagnato qualche punto. AfD otterrebbe il miglior risultato della sua storia, ma a meno di enormi sorprese non andrà al governo: tutti i principali partiti hanno già escluso collaborazioni più o meno stabili.

La micidiale soglia di sbarramento del 5%

Il leader della CDU Friedrich Merz prossimo cancelliere tedesco, ma non si sa con chi. Diversi partiti sono dati appena sopra o sotto la soglia di sbarramento, fissata al 5 per cento dei voti a livello nazionale (con un’eccezione per chi riesce a eleggere almeno 3 deputati in collegi maggioritari). In base agli exit poll la sinistra di Die Linke non dovrebbe avere problemi a superare la soglia di sbarramento, indicata sopra al 7 per cento).
L’Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW), che mischia proposte di estrema destra e sinistra radicale, è ancora in dubbio: secondo gli exit poll avrebbe il 4 o il 5 per cento, ma essendo così vicini alla soglia anche uno spostamento relativamente piccolo potrebbe cambiare le cose
Nella stessa situazione i Liberali dell’FDP, dati intorno al 5 per cento: per loro sarebbe un netto calo rispetto al 2021, quando il partito ottenne più dell’11 per cento ed entrò anche a far parte del governo (che ha poi scelto di far cadere a novembre).

 

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