
«Più di cento persone sono state uccise e almeno seimila sono rimaste ferite (tra cui 50 poliziotti) nel corso degli scontri a Baghdad e nelle città sciite del sud» scriveva il 7 ottobre del 2019 il giornalista Zuhair al Jezairy, su Internazionale.
I manifestanti –allora ma anche oggi- sono per lo più giovani uomini, tra i 19 e i 30 anni, molti di loro disoccupati, protestano contro i fallimenti e la corruzione dei governi degli ultimi 18 anni e la redistribuzione delle risorse del bilancio statale.
«Chiedono lavoro, un miglioramento dei servizi pubblici e la fine della corruzione».
Al-Sadr ha provato, nei giorni successivi alle elezioni, a formare un governo che superasse la tradizionale spartizione settaria del potere in Iraq, coinvolgendo le diverse fedi e le diverse etnie. L’opposizione al suo progetto ha portato ad uno stallo politico del quale hanno approfittato i membri della corrente sciita rivale, quella pro-iraniana.
È la seconda volta nel giro di una settimana che i manifestanti entrano nella Green Zone e occupano il parlamento. Già lo scorso mercoledì i sostenitori di Muqtada al-Sadr, avevano protestato contro la candidatura a primo ministro del leader del blocco sciita avversario, Mohammed Shia al-Sudani.
Nonostante la coalizione di Muqtada al-Sadr si sia aggiudicata il maggior numero di seggi in parlamento (73 su un totale di 329), il leader sciita non è riuscito a trovare i numeri necessari alla formazione di un nuovo governo. Lo stallo prosegue ormai da 10 mesi.
Il 20 marzo del 2003 con i bombardamenti sulla capitale Baghdad e la contemporanea invasione delle truppe degli Usa, sotto George W. Bush e della Gran Bretagna, sotto Tony Blair e di altri Paesi. Solo per la parte americana i soldati morti sono stati circa 4500, i feriti decine di migliaia e gli amputati gravi oltre 500. In tutto i militari della coalizione uccisi sono stati oltre 4800.
Con gli americani, muoiono 179 britannici, 33 italiani, 30 polacchi, 21 australiani, 18 ucraini, 13 bulgari, 11 spagnoli e 41 di 16 altre nazionalità.
Tra gli iracheni le stime variano da 110 a 150 mila caduti per azioni violente.
I miliardi di dollari spesi sono stati 800 miliardi. Le distruzioni irachene, ancora oggi incalcolate.
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